Angel Heart (1987) é un film scritto e diretto dal regista Alan Parker, liberamente ispirato al romanzo Falling Angel di William Hjorstberg. Nonostante una tiepida accoglienza al botteghino al momento del suo rilascio, il film divenne successivamente un oggetto di culto nel suo formato home video. Incensato e definito dalla critica come uno dei massimi rappresentanti del genere neo-noir e horror, ci regala una delle più intense interpretazioni di Mickey Rourke.
Angel Heart – La trama

In una violenta e cupa America anni cinquanta, il detective Harry Angel indaga sulla misteriosa scomparsa di Jhonny Favorite, un celebre cantante blues durante gli anni della seconda guerra mondiale. La sua ricerca per la verità s’intreccerà ben presto con una serie di misteriosi omicidi rituali che lo condurranno ad un’atroce – e inaspettata – rivelazione che gli spalancherà le porte dell’inferno.

La recensione
“Come è terribile conoscere, quando la conoscenza | non giova a chi la possiede!”. Una citazione al magnifico Edipo Re di Sofocle che, tuttavia, ben si addice al suggestivo noir confezionato da Alan Parker. Il suo Harry Angel, infatti, é un uomo inconsciamente alla ricerca di sé mentre conduce un’indagine che – solo apparentemente – non lo riguarda. Grazie all’espediente della ricerca investigativa, Parker ci immerge in un’atmosfera torbida, gotica e densa di suggestioni, accompagnandoci in quello che si rivelerà essere – ancor più che un noir – un vero e proprio thriller psicologico dalle tinte orrorifiche.

Se Louis Cyphre ha smarrito le tracce del suo Jhonny Favourite, Harry Angel ha obliato le proprie. Eppure tutto sembra così famigliare nei torridi vicoli di New Orleans: dal tip-tap dei bambini ( che ricorda gli ineluttabili battiti del cuore ), ai polli infuriati (rilevante il richiamo alle uova e al loro significato teologico) fino alle persone che incontra sul proprio cammino. E forse, questa turbolenta caccia all’uomo, diverrà più nitida una volta che si imbatterà in Epiphany – una sorprendente Lisa Bonet. Un’epifania non solo concreta ma anche figurata. Infatti, dopo questo ennesimo incontro, i percorsi sanguinolenti tracciati dal regista sembrano inesorabilmente intrecciarsi e stringere il cerchio attorno al suo protagonista.

Dalla scelta delle ambientazioni fino ai più minimi dettagli, il regista tesse la propria pellicola di una fitta rete di simboli, allusioni. Si pensi alla soffocante e calda New Orleans – che funge da ambientazione per buona parte del girato e che, metaforicamente, ci rammenta gli inferi del titolo. O, ancora, alla meticolosa attenzione per le morti dei personaggi (tutte distinte da una sorta di legge del contrappasso) fino al ricorrente simbolo del ventilatore o ai nomi stessi dei personaggi ( da Epiphany a Louis Cyphre fino allo stesso Angel).

Anche l’acqua – simbolo ricorrente nel film- gioca un ruolo decisivo. Essa- in psicologia – ci rinvia all’inconscio, al mondo interiore che viene ‘sommerso’ e dunque dimenticato. alla Angel Heart é perciò una favola tetra che amalgama sapientemente suggestioni hard boiled con tinte noir e satanic horror ( forse proprio cavalcando l’isteria collettiva che coinvolse gli Stati Uniti in quegli anni). Ciò che lo rende iconico sono le ambientazioni sospese nell’incubo, la pressante aura di malvagità.

Visivamente barocco, psicologicamente complesso quanto contorto, sostenuto da una regia attenta, il film ha uno sviluppo e un colpo di scena difficili da indovinare ma non totalmente imprevedibili. Tuttavia, nonostante un intreccio ‘intuibile’, ciò che davvero appassiona é il viaggio magistralmente confezionato che ci condurrà alla risoluzione del caso. La stratificazione operata in Angel Heart, inoltre, lo rendono costantemente mutevole e mai trasparente. La superficie cela sempre significati reconditi. Si pensi alle numerose allusioni alla religione e alla chiesa si tramutano sovente in bagni di sangue dove il Diavolo si presenta (figurativamente e fisicamente), agli oggetti quotidiani che divengono armi, ai personaggi che non si rivelano mai per chi sono veramente. Un film ispirato, quindi. Ricco di inseguimenti eccitanti, scene colme di brutalità, riti vodoo e religione. Significativa e ben riuscita la metafora del cigolante ascensore che conclude l’epilogo.

Angel Heart – Un cast in splendida forma
Nel cupo humus dipinto da Parker – fatto di immagini annerite, solforose e trasudanti – Mickey Rourke splende in una delle performance più riuscite della propria carriera. Il suo Harry Angel é spavaldo eppure vulnerabile, inquieto. Sempre intenso nel dipingere il suo Harry, la sua identità lacera, un’antieroe di sofocliana memoria. Un uomo il cui passato riemerge dalle tenebre per trascinarlo con sé. Degna di nota anche l’elegante e sinistra prova di Robert De Niro (Il cacciatore, Il Padrino parte II, Toro Scatenato, Casinò, ecc.) nelle vesti di un crudelissimo Lous Cyphre. Ricordiamo poi una giovanissima Lisa Bonet in uno dei suoi ruoli più maturi. Sono poi la fotografia di Michael Seresin e la colonna sonora composta da Trevor Jones a rendere Angel Heart un film indimenticabile.
