venerdì, 22 Ottobre, 2021

Amour: la recensione del film Premio Oscar di Michael Haneke

Ci sono film che sembrano voler fare del male direttamente a chi guarda. Sono quei film che non lasciano vie di fuga, né consolazioni, pellicole che raccontano una storia tragica con freddezza e razionalità, impietose nel perseguire questo loro proposito. Amour di Michael Haneke è uno di questi film.

Uscito al cinema nel 2012, questo film vinse, tra i tanti premi, la Palma d’Oro a Cannes e l’Oscar al miglior film straniero, oltre a svariate candidature tra cui quella per il miglior film e la migliore regia (già con Il nastro bianco Haneke era stato in lizza per l’Oscar al miglior film straniero). Non è difficile capire il perché di questo successo di critica. Amour è un film formalmente ineccepibile, in cui la regia, la fotografia e il montaggio la fanno da padroni.

Amour la recensione del film Premio Oscar di Michael Haneke

Haneke osserva i suoi personaggi con distacco, attraverso piani mai troppo ravvicinati, con inquadrature molto lunghe, fin quasi alla noia, dove l’attesa vissuta dai personaggi diventa l’attesa vissuta dallo spettatore. La solitudine che arriva a toccare ad un certo punto i due protagonisti – ognuno dei due, per un motivo diverso, è solo – è riflessa anche sugli ambienti che abitano. Gli spazi nel loro appartamento sono ben divisi, frammentati, non c’è continuità tra una stanza e un’altra. La regia sfrutta queste divisioni per sottolineare la solitudine e la distanza che separa i personaggi.

Se quindi nella forma Amour è perfetto, nella sostanza non è da meno. Il film racconta di una coppia di ottantenni, Anne (Emmanuelle Riva) e Georges (Jean-Louis Trintignant) e di come qualcosa che colpisce uno di loro due finisce per segnare inesorabilmente il resto della loro vita. Tutto nel loro rapporto viene messo a dura prova, giorno dopo giorno la sfida che devono affrontare si fa più ardua, così come, con il passare dei minuti, anche chi guarda il film viene messo alla prova. C’è un sadismo di fondo con cui viene raccontata la vicenda, tutto viene narrato senza sconti, le scene più intense vengono proposte nella loro naturalezza disarmante.

Amour: la recensione del film Premio Oscar di Michael Haneke

Ad accompagnare questa crudezza ci sono le interpretazioni dei due protagonisti, eccellenti nel dare corpo e voce a due figure fragili e dipendente l’una dall’altra. Il modo in cui si guardano e in cui si muovono in quella casa racconta la loro condizione umana. Questa trasparenza si accompagna ad un profondo realismo, esaltato, come già detto, dalla lunga durata delle inquadrature, da una fotografia naturalistica e dalla totale assenza di colonna sonora. C’è un solo momento in cui questo realismo viene meno, si tratta di una scena onirica che non offre una consolazione, ma al contrario contribuisce ad affondare ancora più in profondità la lama.

Fino a metà del film c’è ancora un lume di speranza che rischiara la vicenda. Da lì in poi, però, quella speranza viene progressivamente abbandonata e sui personaggi si riflette – in maniera diversa per l’uno e per l’altra – quella rassegnazione che ormai è inevitabile. Uno dei due, però, cerca ancora di lottare, di resistere a quella tempesta che si è abbattuta sulla sua vita. Lui, tra i due, lotterà più insistentemente ed è per questo che quando arriverà a sua volta ad arrendersi, la sua resa sarà più drammatica e irreversibile.

Quando Amour finisce, la domanda che sorge ha a che fare con il titolo scelto per questo film. L’amore che viene raccontato si manifesta nei piccoli gesti, non è mai esplicitato a parole, eppure anche in questo caso non è mai un sentimento talmente intenso da giustificarne il titolo. Forse a mancare in questo film è proprio un momento, magari all’inizio, in cui l’amore tra i due personaggi si palesi veramente. È invece un amore dato per scontato, sappiamo che c’è come fosse un dogma, perché la vita di questa coppia appare serena e perché loro stessi ci dicono di essere sempre stati bene insieme. Resta quindi il dubbio nello spettatore, riguardo a quale sia l’aspetto di questo film che giustifichi l’amore annunciato nel titolo.

Le buone intenzioni di uno dei due protagonisti finiscono per essere annullate prima del finale e lì l’opinione che lo spettatore poteva avere di lui viene inevitabilmente messa in discussione. Le ragioni che lo hanno guidato verso quel gesto sono però comprensibili e trovano la loro origine proprio nell’amore. L’incapacità di accettare che le regole su cui si basava quell’amore non sarebbero più state le stesse, lo portano a fare quello che fa. Osservato da questa prospettiva, il film diventa qualcos’altro. Non è più la storia di una coppia che affronta le difficoltà della malattia, ma la storia di un uomo che non vuole accettare ciò che sta succedendo nella sua vita. E quando si ritrova obbligato ad accettarlo le conseguenze sono le più drammatiche.

PANORAMICA RECENSIONE

regia
soggetto e sceneggiatura
interpretazioni
emozioni

SINOSSI

Un film che racconta una storia di disperazione con una lucidità e una naturalezza che spiazzano. Il senso di disagio è reso tale, oltre che dalle ottime interpretazioni dei protagonisti, anche dall'indiscutibile talento registico di Michael Haneke.
Lorenzo Sascor
Studente di DAMS, amante del cinema in ogni sua forma, dai classici hollywoodiani al neorealismo, dalla Nouvelle vague ai blockbuster contemporanei. In particolare, amo vedere come il cinema riflette l'attualità del suo tempo.

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