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All my puny sorrows – La recensione del film drammatico disponibile su Prime

All my puny sorrows è un film drammatico del 2021. In cabina di regia per l’occasione troviamo Michael McGowan, reduce dall’esperienza positiva dei suoi precedenti lavori (tra i vari, Resta con me del 2012 e One week del 2008). Il film è la trasposizione sullo schermo del romanzo omonimo scritto da Miriam Toews, edito nel 2014. La produzione di questo dramma a forte stampo esistenziale e della durata di 103 minuti è tutta canadese. Tra i volti protagonisti, spicca una frenetica Alison Pill alle prese con la gestione di una sorella turbolenta con i connotati di Sarah Gordon. Le due attrici sono affiancate da una sapiente Mare Winningham nei panni della loro stoica e sofferente madre. La pellicola è attualmente disponibile per tutti gli abbonati della piattaforma Amazon Prime Video

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All my puny sorrows – Trama

Il presente di Yolanda (Alison Pill), anche detta Yoli, non sembra andare a gonfie vele. Scrittrice apparentemente mediocre, sta affrontando una crisi creativa, e si ritrova sola, separata, a far fronte alla figlia adolescente e insieme alla sua stasi lavorativa. È in questo stato emotivo che sua madre (Mare Winningham) la chiama per informarla di un avvenimento sconvolgente. La novità riguarda sua sorella Elfreida (Sarah Gordon), affettuosamente chiamata Elf, pianista di successo felicemente sposata. Non è però tutto è oro quel che luccica, apparentemente, nella vita della sorella: la madre informa Yoli che Elf ha tentato il suicidio. La nostra caotica eroina si ritrova allora costretta a lasciare sola la figlia adolescente per far ritorno a casa, al fine di monitorare lo stato mentale ed emotivo della sorella. 

All my puny sorrows

Quando raggiunge la sua terra, Yoli alterna le permanenze in casa con la madre alle visite alla sorella. Elf, salvata per un soffio, è infatti mantenuta in reparto qualche giorno. Ma, nonostante la tragicità di quanto avvenuto, riesce a guardare al suo presente e alle sue intenzioni con estrema lucidità. La sorella esprime a Yoli tutto il suo bisogno di estinguersi e si ostina a non avvalersi del supporto psicologico ospedaliero. A poco sembrano servire le rimostranze di Yolanda, che quando la sorella le chiede di accompagnarla in Svizzera per l’eutanasia entra in una fase di cieco rifiuto. Le giornate delle due donne sono scandite dai loro incontri, attraversati dalle conversazioni che intrattengono. I temi sono i più vari – la loro infanzia mennonita, l’infelicità che corre loro nel sangue, i loro mestieri, le arti – ma rischiano di non essere sufficienti per far cambiare idea a Elfreida. 

All my puny sorrows – La recensione del film

Il mondo in cui il film ci accompagna è quello abitato dalle due sorelle protagoniste, sia in termini spaziali che di loro dinamica umana e relazionale. La sceneggiatura prima e la regia poi ci prendono per mano e ci portano nelle loro parole, nelle loro memorie. Esploriamo i loro ideali così come le loro aspettative per il futuro. Le scopriamo nei loro trascorsi, circoscritti all’interno di una comunità mennonita dai cui dogmi sono riuscite a emanciparsi, grazie a due figure genitoriali che hanno agevolato questo stacco in funzione del loro diventare adulte indipendenti. Notiamo come siano riuscite sì ad affrancarsi da quella realtà, ma diventando adulte drammaticamente insoddisfatte. E non possiamo non percepire come pongano rimedio in modo drasticamente differente a questa insoddisfazione. All my puny sorrows è, a conti fatti, il racconto di due profonde insoddisfazioni che trovano conforto in modi molto diversi. 

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Nel tracciare le parabole dello sviluppo emotivo di Elf e Yoli, il film segue un percorso quasi prossimo a quello del cinema esistenziale. Impossibile, ascoltando le parole e i procedimenti mentali delle due protagoniste, non rintracciare nel cinema di Bergman un riferimento imprescindibile. Ma a questo andamento si intreccia anche un procedere per flashback sull’infanzia delle due sorelle. Queste porzioni rivolte al passato ci illustrano (in modo necessario ma forse didascalico) la sorgente del loro malessere, della loro infelicità, che vediamo ripercuotersi nel loro presente. Percepiamo, nel loro qui e ora, il peso di un passato drammatico, una discendenza di suicidi e sofferenze da cui sembra essere difficile affrancarsi – soprattutto per una delle due sorelle, evidentemente. 

Il ritratto di due anime legate dal sangue ma allontanate dalle prospettive

Nel delineare una trama che si sposti senza troppe frizioni fra due protagoniste parallele, è opportuno che i ruoli di queste ultime siano chiari ed esaustivi. All my puny sorrows è in effetti molto abile nel fornirci le caratterizzazioni di due eroine tangenti, interconnesse ma comunque distanti. Le origini dei loro traumi sono le stesse, ma il modo con cui li hanno elaborati è differente, e le ha portate alla formazione di due caratteri quasi opposti. Yoli è più dirompente, caotica, sembra rincorrere gli eventi o scappare da loro. In entrambi i casi, il suo movimento è frenetico e la sua stasi pressoché nulla. 

All my puny sorrows

Yoli sembra incapace di fermarsi, la sensazione che abbiamo in quanto spettatori è che se lo facesse finirebbe per crollare irrimediabilmente. Non si vuole arrestare in un momento, anche se è la condizione necessaria per scrivere, né si vuole bloccare in uno status, motivo per cui non si decide a firmare i documenti del divorzio dal marito. Elfreida ci appare invece diametralmente opposta: pondera tutto, è calcolatrice e diplomatica. Affonda nello stato delle cose e lascia che la realtà dei fatti, così come la crudezza dei sentimenti, la assorbano. Non dà in escandescenze né crolla in stati di crisi, ma con pacatezza va incontro agli eventi riuscendo ad avvicinarsi a ciò che vuole. 

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All my puny sorrows: l’accesso graduale al mondo delle protagoniste si prende i suoi tempi… forse fin troppo

Lo spettatore di All my puny sorrows viene coinvolto progressivamente nelle dinamiche esistenziali di Yoli e Elf. La drammaticità dello scenario familiare pregresso delle due donne emerge in modo graduale, delicato. Non risulta mai uno specchietto per le allodole ai danni di uno spettatore accalappiato dal patetismo. L’accesso al travagliato mondo delle sorelle – che sfocia nella loro difficoltà nel rapportarsi l’una con l’altra – è in definitiva ciò che rende interessante il racconto filmico. Così, quando Yoli riesce a capire (almeno parzialmente) la sorella abbiamo la percezione di riuscire finalmente anche noi a fare altrettanto. La sopraggiunta comprensione tuttavia non rende la trama di più facile gestione, soprattutto in fase di conclusione. Questo andamento implica un procedere per tentativi nell’identificazione di una conclusione equilibrata, dando così vita a una serie di innumerevoli finali che rischiano di lasciare perplessi. 

All my puny sorrows

E, contemporaneamente, lo spettatore rischia di pagare – in termini di partecipazione e forse di noia –  la lentezza con cui si viene inseriti nella delicatezza della narrazione. In breve, il prodotto finisce per risultare fin troppo placido e poco incisivo. Dato che il film si sviluppa sui dialoghi delle protagoniste, questa impressione viene corroborata da una verbosità forse eccessiva. La discussione sul dolore assume le forme di un dibattito, ed è portata avanti dalle parole più che dalle azioni, che di fatto lasciano posto ad una stasi ovattata. Le parti e i concetti sono dunque ben delineati – e ben interpretati – ma il rischio è che si annacquino in uno sviluppo che nonostante la gravità dei fatti risulta paradossalmente piatto. 

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

All my puny sorrows è un film dalle interpretazioni convincenti che tratta temi spinosi di un quadro familiare compromesso con una delicatezza che, forse eccessiva, rischia di ribaltare l'engagement dello spettatore quando unita a certe parentesi di marcata verbosità.
Eleonora Noto
Eleonora Noto
Laureata in DAMS, sono appassionata di tutte le arti ma del cinema in particolare. Mi piace giocare con le parole e studiare le sceneggiature, ogni tanto provo a scriverle. Impazzisco per le produzioni hollywoodiane di qualsiasi decennio, ma amo anche un buon thriller o il cinema d’autore.

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