A Serbian Film: è ancora giusto bandirlo e censurarlo?

A Serbian Film è uno dei titoli più difficilmente digeribili della storia. Diciamo anche che i social stanno aiutando a fargli scalare le classifiche dei film horror (e drammatici) permettendogli di raggiungere la vetta anche solo in termini di quantità di scene cruente alle quali il film espone.

La pellicola è tra le più chiacchierate del web; il suo retaggio è conosciuto da tanti ma, nell’arco di dodici anni, è diventato quasi leggenda. Ebbene sì, al di là della violenza quantitativa presente, è anche la qualità intrinseca delle scene che rende A Serbian Film l’opera horror che più di tutti suscita curiosità.

A detta di chi lo ha visto ci sarebbe proprio un prima e un dopo; niente è stato più lo stesso. Sono stati posti dei limiti a quello che il cinema può raccontare: una delle prime volte, infatti, almeno in era contemporanea, che la censura interviene in maniera forte sulla distribuzione di un prodotto.

In quell’occasione fu usato, dunque, il pugno di ferro e secondo i più questa è stata una scelta giusta. Le scene con le quali si è costretti a fare i conti sono state giustificate come un tentativo di proporre una metafora su schermo che si ponesse come una vera e propria critica alla politica serba.

C’è però bisogno di tirare in ballo dinamiche sessuali truci e fuori controllo per lasciare il segno? Altre opere si sono occupate di critica sociale ed economica pur non tirando mai troppo la corda. Nymphomaniac, ad esempio, fece scalpore in fase di uscita ma a differenza di A Serbian Film andava a “dipingere” delle fasi dell’istinto amoroso che possono plausibilmente verificarsi con il risultato di aver generato una delle regie più influenti di sempre.

A Serbian Film

In un mondo variegato non c’è più spazio per meravigliarsi. Nel caso di A Serbian Film, tuttavia, risulta essere sbagliato il processo di arrivo al messaggio. Si dice che qualsiasi cosa può essere detta se si usano le maniere giuste. In questo caso non sembra essere così: la violenza eccede il messaggio e il contesto all’interno del quale si espleta questo percorso metaforico è totalmente sbagliato.

Il cinema costituisce un divertimento, impegnato certo, ma che non può mai prescindere dall’intento di intrattenere le masse. La potenza dell’immagine è un qualcosa di molto lussuoso e va pertanto trattato con cura dai registi e sceneggiatori (i professionisti del caso).

La cultura cinematografica è “di” tutti ma probabilmente certi tipi di contenuti non sono “per” tutti. Si pensi al giorno in cui la televisione italiana mandò in onda La Grande Bellezza, capolavoro di Paolo Sorrentino che, nonostante le sue eccellenti doti contenutistiche, non fu compreso fino in fondo. Venne avanzata una critica dall’opinione pubblica: questo film non intrattiene. Troppo alto il calibro della cifra registica, troppo azzardato il taglio onirico del film.

Era tuttavia tutto in linea con quanto si voleva raccontare: decadimento, mancanza di schemi sociali, perdita di valori e chi più ne ha più ne metta. Lo spettatore non ha recepito ma, al contempo, è stato tutelato. Scene forti ma con un senso: sono quanto si può concretamente osservare nella realtà.

Un altro titolo da citare ad alta voce e da confrontare con A Serbian Film è Shame. Il gioiellino con protagonista un introverso Michael Fassbender racconta di un sesso fugace, perverso ma tutto filtrato dalla mente del protagonista. Tutto rivolto alle esperienze sociali più comuni. Non sono stati tirati in ballo ricatti, politica e quanto altro; è stata descritta la natura umana.

Con A Serbian Film si corre questo rischio: è probabile che sia un contenuto che la massa non riesca a fare suo, o che magari lo assorba per come realmente non dovrebbe essere assorbito. Ognuno ne potrebbe dare una sua interpretazione ma la realtà è che l’opera gira intorno a un crudo bisogno di sconvolgere. Essere fuori dagli schemi è autorialità, esse indagati per capire le ragioni che hanno portato a produrre un film del genere è qualcosa di oltre.

Forse è uno di quei casi in cui la censura ha pensato al bene di tutti.

Federico Favale
Federico Favale
Anche da piccolo non andavo mai a letto presto. Troppi film a tenermi sveglio. Più guardavo più dicevo a me stesso: "ok, la vita non è un film ma se non guardassi film non capirei nulla della vita".

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