X-Men è un film del 2000 diretto da Bryan Singer. Rappresenta il primo capitolo di una saga storica per i film sui fumetti. Questo film sui supereroi arriva in un periodo di evoluzione del cinecomic, successivo ai celebri film su Batman di Schumacher, Batman Forever e Batman e Robin. All’inizio degli anni 2000, la 20th Century Fox mise in produzione diverse pellicole sui personaggi di cui deteneva i diritti: tra questi I Fantastici Quattro (2004) e Daredevil (2003). La pellicola che ottenne maggiore successo è sicuramente quella in questione, la quale diede vita a un franchise durato 20 anni e culminato con The New Mutants nel 2020.
Il film introduce per la prima volta personaggi iconici come Wolverine, interpretato da Hugh Jackman, Charles Xavier (Patrick Stewart), Magneto (Ian McKellen) e Ciclope (James Marsden). Molti di questi personaggi torneranno al cinema dopo parecchi anni, in occasione del macro-evento Avengers Doomsday.

X-Men – Trama
I Mutanti sono parte della società e tutti ne sono consapevoli. Sono individui che hanno poteri ignoti e sono considerati pericolosi. Proprio per questo, il senatore Robert Kelly cerca di far passare la legge sulla ”Registrazione dei Mutanti”, per identificarli e tenerli sotto controllo.
Al meeting delle Nazioni Unite sulla questione, la dottoressa Jean Grey e il dottor Xavier, entrambi Mutanti, sono contrari, consapevoli che una scelta del genere porterebbe solo all’esclusione di questi individui dalla società civile. L’anziano Erik Lehnsherr, alias Magneto, sviluppa un’idea opposta e più aggressiva. Essendo un ebreo e avendo vissuto sulla propria pelle la persecuzione dei nazisti, teme che lo stesso possa accadere ai Mutanti. Per questo, è deciso a trovare un modo per prevaricare gli umani.
Nel frattempo, un altro Mutante di nome Wolverine incontra Marie, una ragazza inconsapevole della portata dei suoi poteri e di come controllarli. Entrambi troveranno supporto presso la Scuola dei Mutanti di Charles Xavier, un luogo di aiuto per chi come loro ha dei superpoteri.
Protagonista sarà lo scontro, prima ideologico che fisico, tra Xavier e Magneto: da una parte la ricerca della convivenza, dall’altra la ricerca del controllo e del dominio.

X-Men: un cinecomic diverso dai precedenti
X-Men rappresenta una buona introduzione di personaggi iconici. È necessario contestualizzare e tornare indietro nel tempo. Ancora non c’erano dei film sul fumetto che rappresentassero dei punti di riferimento, sia in chiave più mainstream (si pensi ai classici Avengers) sia in chiave più autoriale e profonda (Joker di Todd Philips o per certi versi la trilogia su Batman di Nolan).
Questo X-Men ha il pregio di legare la classica contrapposizione bene-male/giusto-sbagliato a un tema più profondo, di natura sociale e politica. A contraddistinguerlo da molti film dell’epoca è lo stile, sicuramente più freddo e maturo rispetto a Batman e Robin, ad esempio. Si pensi alle ambientazioni, per lo più realistiche, alle tematiche affrontate (Shoah, leggi e politica), alla fotografia scura, fredda. Le coreografie dei combattimenti sono l’aspetto sul quale il film risulta meno maturo, la componente più assimilabile ai cinecomic vecchio stampo.
Quanto ai personaggi, i 3 protagonisti funzionano grazie ad interpretazioni di ottimo livello che conferiscono spessore psicologico ai personaggi.
Questo è un film che semina ma non raccoglie, lasciando molto di aperto per i prossimi capitoli. Il rapporto tra Xavier e Magneto viene appena abbozzato: i due si conoscono da tanto tempo e si rispettano, nonostante abbiano idee divergenti. Il rapporto tra Wolverine e Jean è solo accennato, preannunciando un legame più profondo che verrà presumibilmente sviluppato nei successivi capitoli.
X-Men introduce tanti personaggi senza caratterizzarli per davvero: Mystica, che qui è schierata dalla parte del nemico, Tempesta, interpretata da Halle Barry e Ciclope.

Le tematiche profonde
L’elemento che dà valore e porta novità è la questione politico-sociale. I Mutanti sono esseri temuti: questioni come l’emarginazione, il controllo, il dibattito pubblico, sono una novità assoluta per il cinecomic dell’epoca.
Allo stesso tempo, lo scontro ideologico tra le due menti del film è notevole. La ricerca di pace, speranza e convivenza da una parte. La volontà di aggredire, controllare e prevaricare la società dall’altra. Sono questioni che restano comunque in superficie, ma il fatto che siano protagoniste è degno di nota.

Ritmo sostenuto e pochi dialoghi
X-Men ha un ritmo sostenuto e coerente. Non c’è molta introspezione e per certi versi ”corre” verso il finale, però rispetta gli schemi narrativi tradizionali. Prima l’introduzione degli schieramenti e dei personaggi ”emarginati”, poi lo scontro di mezzo che segna uno snodo decisivo per lo sviluppo e infine uno scontro risolutivo che coinvolge tutti i personaggi.
La sceneggiatura è estremamente lineare e semplice. Si procede molto per archetipi narrativi: i buoni, gli antagonisti, l’oggetto del desiderio (Rogue). Come già anticipato, c’è poca introspezione e volontà di sedimentare rapporti forti tra i protagonisti.
I dialoghi sono brevi, ma diversi e non macchiettistici. Nonostante si resti abbastanza in superficie, è un film che cerca di far dire ai personaggi quello che provano. Dolore, rabbia, vendetta, emarginazione, incomprensione, vittimismo…tutti sentimenti che, implicitamente, costruiscono i protagonisti del film.

X-Men – Le interpretazioni più convincenti
Sicuramente spiccano Ian McKellen e Patrick Stewart, riuscendo a dare profondità a personaggi ben scritti ma il cui spessore è solo abbozzato sul piano della sceneggiatura.
McKellen conferisce a Magneto costante tragicità e disillusione. Allo stesso tempo, la costante rigidità a livello posturale trasmette timore. Stewart è sempre calmo, controllato, riuscendo a conferire sicurezza, autorevolezza e saggezza al suo personaggio.
Una menzione la merita anche Hugh Jackman. L’attore porta in scena un personaggio confuso, introverso, ma che allo stesso tempo, ha un animo nobile e protettivo. Jackman riesce ad alternare sguardi bassi, posture chiuse e silenzi a una rara apertura verso l’altro.

La regia di Bryan Singer
Singer (regista anche di I Soliti Sospetti e Superman Returns) ha svolto un lavoro sicuramente interessante. Come già detto, lo stile più maturo risulta un tratto fortemente contrastante rispetto al passato, segnando una ventata di novità che avrebbe influenzato tutti i cinecomic degli anni successivi.
Bryan Singer ha dato il meglio di sé nelle scene statiche. Soffermandosi sulle scene più tranquille, il regista riesce a trasmettere intensità e dinamicità, con primissimi piani laterali e continui cambi di campo. Interessante il primo incontro al bar tra Wolverine e Rogue. Quando lui tira fuori gli artigli e ha in pugno sia il barista che il motociclista, la regia alterna primi piani su tutti e 3 più Rogue, terminando con un campo medio che coinvolge tutti.
Non è frenetica, è per lo più stabile e controllata: si ricerca l’intensità emotiva attraverso primissimi piani sugli sguardi degli attori.

X-Men – Conclusioni
X-Men è un film che funziona molto bene se visto come un’introduzione di un mondo che verrà approfondito più avanti. È una pellicola che presenta, anticipa e sussurra ma non approfondisce molto. Come film stand alone risulta arido e inconcludente.
Detto questo, degno di nota lo stile freddo e maturo della pellicola, che permette di portare in scena temi complessi. La sceneggiatura del film risulta classica e con pochi twist, rapida. I personaggi principali risultano convincenti, mentre i secondari hanno poco spazio.
È nel complesso un film semplice nella struttura e moderno (per l’epoca) nei temi.

