HBO MAXTip Toe, la nuova struggente miniserie di Russell T Davies

Tip Toe, la nuova struggente miniserie di Russell T Davies

Tip Toe è la nuova miniserie televisiva britannica ideata da Russell T Davies per Channel 4. In Italia, è approdata questa estate in streaming su HBO Max.

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Davies, già conosciuto per la miniserie del 2021 It’s a Sin, torna quest’anno con un nuovo progetto che difficilmente lascia impassibili. Tip Toe potremmo definirla una vera e propria “mazzata”, non tanto per gli argomenti trattati, quanto per la loro terrificante attualità. Composta da soli cinque episodi, ma estremamente ben strutturata, la miniserie potrebbe far pensare, in alcuni momenti, a una narrazione eccessivamente drammatica o quasi distante dalla realtà. Eppure, è proprio in questo che risiede la sua forza e la sua credibilità.

La serie riesce infatti a concentrare in cinque episodi diverse esperienze legate alla condizione della comunità LGBTQIA+, mettendo in luce quanto ancora oggi possa ritrovarsi in contesti di estremo pericolo, senza alcun tipo di tutela. Racchiudere tutto questo in una miniserie di pochi episodi non significa teatralizzare o estremizzare la realtà, ma portare lo spettatore a una consapevolezza forse ancora più scomoda: situazioni come quelle raccontate in Tip Toe sono tutto fuorché lontane dalla nostra quotidianità.

Tip Toe

Tip Toe – Trama

Ambientata nella Manchester contemporanea, Tip Toe racconta la storia di Leo Struthers (Alan Cumming), proprietario di un bar nel cuore del Gay Village, e del suo vicino di casa Clive Goss (David Morrissey), elettricista sposato e padre di due figli. I due vivono l’uno accanto all’altro da quasi quindici anni e, nonostante le loro evidenti differenze, hanno sempre mantenuto un rapporto civile.

L’equilibrio tra i due inizia però a incrinarsi quando Leo affida a Clive una copia delle chiavi di casa. Quello che sembra un semplice gesto di fiducia diventa l’innesco di una spirale sempre più inquietante, mentre le tensioni che attraversano la società finiscono per insinuarsi anche nella loro quotidianità. Pregiudizi, paure e opinioni sempre più radicali trasformano lentamente una banale convivenza di quartiere in un conflitto dagli esiti tragici.

Tip Toe – Recensione

Russell T Davies (Doctor Who) non è di certo nuovo a queste tematiche, né gli sono in qualche modo estranee. Già in It’s a Sin aveva affrontato la tematica dell’HIV e delle politiche discriminatorie che vennero altamente promosse nei confronti della comunità queer. Anche in Tip Toe, seppur non rappresenti l’argomento principale della miniserie, l’HIV viene richiamato attraverso alcune conversazioni tra i due protagonisti, nelle quali Clive arriva persino a mettere in discussione la credibilità dell’epidemia di AIDS che ha segnato profondamente gli anni ‘80 e ‘90.

Non sono da escludere nemmeno i titoli di queste produzioni, che assumono un significato ben preciso se rapportati alle rispettive serie. Se It’s a Sin (letteralmente “è peccato”) richiama il concetto di peccato nella sua accezione religiosa e morale, Tip Toe (“in punta di piedi”) funge invece da metafora per il modo graduale con cui le tematiche affrontate finiscono per insinuarsi nella vita quotidiana dei suoi protagonisti.

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Nell’epilogo compaiono alcuni testi che potrebbero far pensare a una storia vera. Tip Toe, tuttavia, non racconta alcun fatto realmente accaduto, ma utilizza la propria storia per trattare la condizione politica e sociale contemporanea attraverso un ritorno, appunto, “in punta di piedi”, dell’intolleranza e dell’odio, tanto verbale quanto fisico, nei confronti di una comunità da sempre marginalizzata. La spettacolarizzazione di alcune scene funge, perlopiù, da metafora per qualcosa di ben più complesso, un meccanismo che potrebbe essere applicato a qualsiasi contesto di odio e discriminazione.

Tip Toe è una miniserie diretta e schietta, che non ha come unico scopo quello di intrattenere attraverso l’ironia tipica della british culture, ma soprattutto quello di insinuarsi nella mente anche dello spettatore più freddo e insensibile, suscitando in lui riflessioni riguardo tematiche che, nonostante si cerchi spesso di far credere il contrario, non sono meno importanti e fondamentali di altre.

Tip Toe

Un finale che già conosciamo

La scelta di mostrare già il finale nel pilot è interessante e per nulla convenzionale. In una serie come Tip Toe, questo funziona proprio perché non si tratta di un “mero” spoiler capace di compromettere la visione in toto, bensì di guidare sin da subito lo sguardo dello spettatore, confuso e contemporaneamente consapevole di ciò che accadrà.

È proprio questa consapevolezza a fargli notare ogni singolo elemento nel corso degli episodi e a permettergli di entrare progressivamente in sintonia con i personaggi coinvolti. Ma c’è un elemento, in questa scelta narrativa, che risulta anche particolarmente subdolo e, purtroppo, vicino alla realtà. Mostrando tutto sin dall’inizio, la serie non vuole solamente portare lo spettatore a ricostruire minuziosamente gli eventi che condurranno al tragico esito, ma lo spinge anche a sperare che, nel corso degli episodi, la situazione possa cambiare e che si possa quindi arrivare a un finale diverso da quello già visto.

Tuttavia, l’esito è solamente uno ed è il più spiacevole. Una scena estremamente drammatica e funzionale al racconto. Seppur possa apparire a tratti sensazionalista, è bene mantenere il focus sul fatto che Tip Toe è un prodotto che si muove attraverso metafore. Non cerca di inventare o di rendere più grave una questione, ma semplicemente di ricordare che una cosa del genere potrebbe comunque accadere.

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L’epilogo diventa così la metafora finale, carica di significati intrinsechi e legata alla storia della comunità LGBTQIA+, alla violenza e alle discriminazioni che ha subito nel corso degli ultimi decenni.

Una visione non troppo lontana dalla nostra

Il contesto a cui si ispira la serie di Davies è prettamente britannico. Il regista ha espressamente affermato di voler trasformare il clima politico e sociale che si respira in Gran Bretagna in un prodotto seriale da mostrare al mondo intero. Un clima aspro, caratterizzato da episodi non solo omofobici o transfobici, ma anche razzisti e xenofobi.

Episodi alimentati soprattutto da chi detiene il potere e avrebbe la possibilità di intervenire per evitarli, ma che spesso sceglie di non farlo. Appare chiaro come chi sta al di sotto, la società, si senta quasi “legittimata” a navigare nell’odio, nella repressione e nel recare dolore agli altri, poiché consapevole che le proprie azioni difficilmente avranno delle conseguenze. Si tratta, da parte delle istituzioni e delle cariche dello Stato, di alimentare l’assurda visione secondo cui esistano cittadini di serie A e cittadini di serie B, i quali non sarebbero meritevoli dei medesimi diritti di tutti gli altri.

Il lavoro svolto in Tip Toe, però, può tranquillamente essere universalizzato. Per esempio, se si pensa all’Italia, la situazione attuale non è poi così distante da quella britannica. Siamo ormai abituati da anni a episodi di violenza rimasti impuniti e alimentati da un clima politico estremamente angusto e preoccupante. Gli stessi nomi che sentiamo ripetere o vediamo quotidianamente sui social, tra leader politici e figure pubbliche, contribuiscono inevitabilmente a promuovere un clima di emarginazione che, a lungo andare, può solamente portare a conseguenze tragiche.

Tip Toe, quindi, cerca di posizionarsi proprio all’interno di questo contesto contemporaneo, fungendo da critica nei confronti di una società che, forse non del tutto inconsapevolmente, si sta dirigendo verso un punto di non ritorno.

Tip Toe

Tip Toe – Cast

La serie acquista ulteriore autenticità anche grazie a un cast composto principalmente da persone queer, tra le quali troviamo Iz Hesketh nei panni di Zee Malone; Gabriel Clark nel ruolo di Mikey Driscoll; Paul Rhys in quello di Melba; Jackson Connor, invece, interpreta George, il figlio minorenne di Clive. Le loro interpretazioni, seppur legate a ruoli non principali, contribuiscono a contestualizzare l’ambiente rappresentato e risultano credibili.

Alan Cumming (X-Men 2), in particolare, regala una performance notevole. Per un attore dichiaratamente bisessuale, interpretare un personaggio che presenta alcuni elementi di vicinanza alla propria esperienza personale può essere particolarmente significativo. Nel corso degli episodi, infatti, emerge una certa vicinanza tra Cumming e Leo, soprattutto nel modo in cui l’attore restituisce gli atteggiamenti e i dialoghi. Ma il suo personaggio è interessante anche per il modo in cui Leo riesce gradualmente a svelare la vera natura omofoba e pericolosa del suo vicino Clive.

Clive come specchio della società contemporanea

Davies costruisce un thriller psicologico mettendo al centro dell’attenzione solamente due personaggi. Se Leo incarna la volontà di comprendere e confrontarsi con l’altro, Clive rappresenta quella parte della società che rifiuta il dialogo chiudendosi nelle proprie convinzioni.

David Morrissey dà vita a un personaggio che non rappresenta solamente un individuo qualunque, represso e ostile nei confronti di determinate comunità. O meglio, interpreta sia l’individuo qualunque, sia la società in generale: una società che non è in grado di ascoltare, né di aprirsi a nuovi orizzonti. Questo lo si nota nel modo in cui mette continuamente in discussione ciò che Leo ha da dire, anche di fronte ad alcuni fraintendimenti con suo figlio minore, o ancora quando reagisce in maniera asettica al discorso dello stesso Leo sul suicidio di alcuni ragazzi queer.

E l’esito a cui va incontro il suo personaggio non è un caso isolato, ma un inevitabile destino per una persona che ha deciso volontariamente di non accettare il mondo nella sua naturale diversità. Il percorso di Clive rappresenta quindi quello dell’individuo qualunque che si lascia plasmare da idee corrotte ed errate, mettendo a repentaglio la vita e la sicurezza di altri individui, colpevoli solamente di essere se stessi.

Tip Toe restituisce tutto questo attraverso il suo personaggio: lo fa con un singolo individuo per estendere il discorso a un’intera società che non riesce, o forse non vuole, accettare la verità dei fatti. Una società che continua a giustificare la propria omofobia con il diritto di opinare, quando in questi casi l’opinione non può essere posta sullo stesso piano dei diritti fondamentali, poiché si tratta pur sempre della vita e dell’incolumità di esseri umani.

Tip Toe

Conclusioni

Cosa rimane dopo la visione di Tip Toe? Sicuramente tanta rabbia, ma anche la speranza che prodotti del genere riescano, perlomeno in parte, a raggiungere il proprio scopo. Vedere non equivale esclusivamente a essere intrattenuti. Una visione dovrebbe lasciare spazio anche alla riflessione, soprattutto quando ci si trova davanti a opere come questa.

Russell T Davies, in sostanza, realizza una miniserie psicologica tanto breve quanto estremamente esaustiva. La narrazione non vuole dare risposte e nemmeno ci prova. Punta piuttosto a mostrare come gli orrori della nostra società, che a volte sembrano “distanti da noi”, siano in realtà molto più vicini di quanto si possa pensare e, soprattutto, riguardino tutti noi.

Trailer

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Tip Toe è una miniserie thriller psicologica che, in cinque episodi, riesce a raccontare con grande incisività i disagi e le discriminazioni con cui la comunità LGBTQIA+ è costretta a fare i conti da interi decenni. Russell T Davies firma così un prodotto che colpisce lo spettatore per la sua crudezza, ma anche per la sua straordinaria attualità. Un piccolo gioiellino da recuperare.
Gabriele Stefani
Gabriele Stefani
Ho sempre pensato che un film non finisca con i titoli di coda, ma che la scrittura sia il modo migliore per continuare il dialogo con ciò che si è visto, dare forma alle emozioni e scoprire significati che altrimenti rischierebbero di rimanere nascosti. Proprio per questo amo scriverne.

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