Recensioni FilmTienimi presente – Recensione del film esordio di Alberto Palmiero

Tienimi presente – Recensione del film esordio di Alberto Palmiero

Tienimi presente (2026) è il primo lungometraggio di Alberto Palmiero, giovane regista campano formatosi al Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma. Il film ha vinto un premio come Migliore opera prima alla festa del cinema di Roma ed è stato prodotto da Kavac Film (casa di produzione del regista Marco Bellocchio, di recente autore della serie Portobello). Palmiero ha anche ottenuto una candidatura ai Nastri d’Argento e una candidatura a David di Donatello per la categoria Miglior esordio alla regia.

Tienimi presente

Tienimi presente – Trama


Il film racconta la storia di Alberto, un regista di 27 anni disilluso dal cinema dopo diversi fallimenti e costretto a tornare dalla famiglia ad Aversa. Grazie al sostegno della fidanzata Gaia (Gaia Nugnes), l’affettuosa compagnia del cane e degli amici, Alberto affronta nuove difficoltà e consapevolezze attraverso un racconto corale che evita i cliché e riflette il presente.

La trama si distingue per il suo realismo: Alberto ripensa alla propria vita grazie alle vecchie amicizie e alla provincia, che gli offre una nuova prospettiva e la possibilità di riprendere i suoi progetti.

Tienimi presente

Tienimi presente – Recensione

Il film di Palmiero non è un classico racconto di formazione: non racconta solo la storia di Alberto, ma parla a chiunque si senta smarrito e cerchi il proprio posto nel mondo.

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Con semplicità, Tienimi presente racconta le paure di Alberto dopo il fallimento delle aspettative nel cinema e il confronto con un mondo segnato dall’iper-performatività, che rischia di escludere chi non riesce ad adeguarsi. Alberto, però, sceglie di non arrendersi.

Un tema profondamente attuale, che riguarda molti giovani alle prese con un mercato del lavoro instabile e con le difficoltà del presente. Il film trasforma così la disillusione generazionale in un racconto di rinascita e riflessione sull’arte e sulla vita, mostrando la possibilità di ricominciare. In particolare, c’è una frase che racchiude egregiamente il senso della pellicola: «E tu nella vita che stai facendo?». Quante volte ci siamo sentiti dire questa frase e, soprattutto, quante volte abbiamo nascosto – o mostrato coraggiosamente – la nostra frustrazione? Tienimi presente riesce a rappresentare una condizione comune senza scadere nel dramma e usando molto bene l’ironia.

Sfumature di una generazione in difficoltà

Guardando al contesto attuale italiano, ci sono molti giovani che fanno fatica a trovare un lavoro sia fuori regione che all’interno della stessa dove vivono, e spesso non è solo per via di problemi strutturali bensì personali. La scelta è vista come un imperativo schiacciante, imposto particolarmente dai genitori che, con preoccupazione, cercano di stimolare i propri figli a imboccare la strada giusta che porti stabilità e felicità. In aggiunta a ciò, nel film vengono mostrati una serie di messaggi subliminali che rappresentano alcuni stereotipi e luoghi comuni fortemente radicati nella mentalità provinciale.

Il regista mostra questi stereotipi con un realismo semplice, fortemente evocativo e lontano da modi didascalici. Nonostante la delusione, Alberto ritrova la forza per andare avanti, lanciando un messaggio importante: bisogna sempre rialzarsi e buttarsi in ciò che ci fa stare bene, poiché se nasciamo con uno scopo dobbiamo essere liberi di perseguirlo accettando le difficoltà e imparando ad apprezzare il valore di ciò che abbiamo, anche quando sembra che tutto sia crollato. Anzi, è proprio dai momenti “no” che spesso si ritrova la forza.

Uno stile semplice, ma incisivo

Dal punto di vista registico, Palmiero sceglie una narrazione intima e misurata, privilegiando una dimensione realistica lontana dalle rappresentazioni più stereotipate della crisi giovanile. Il regista osserva i suoi personaggi con empatia, lasciando spazio alle fragilità ma anche ai momenti di leggerezza. L’ironia diventa quindi uno strumento fondamentale: non serve a minimizzare le difficoltà, ma permette di raccontare il disagio senza trasformarlo in una semplice tragedia generazionale.

La provincia non viene rappresentata semplicemente come un luogo dal quale fuggire, ma come un ambiente complesso, fatto di contraddizioni, ricordi e possibilità inattese.

Conclusioni

Il film restituisce l’immagine della realtà di moltissimi giovani che in Italia, e soprattutto in provincia e nel Sud, non hanno molte opportunità lavorative e finiscono per sentirsi spesso fuori luogo sia nel posto in cui sono cresciuti, ma anche in quelli dove si sono dovuti trasferire coltivando il sogno di costruire un futuro professionale. In virtù di ciò, Tienimi presente arriva in un momento storico nel quale si avverte l’esigenza di un rinnovamento nel cinema italiano, capace di guardare alla realtà con uno sguardo lucido e di parlare alle nuove generazioni.

Con un tempismo quasi perfetto, Tienimi presente si afferma come un potente atto di coraggio capace di riflettere un’esperienza personale che si trasforma in una presa di consapevolezza collettiva autentica e meravigliosa. In questo senso il film supera la dimensione individuale e diventa il ritratto di una generazione che cerca ancora un modo per immaginare il futuro, invitando il pubblico a tenere presente questa generazione e i ragazzi a non mollare, ad andare oltre certe difficoltà.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Tienimi presente sfugge dall’essere il classico racconto di formazione e mostra, attraverso l’ironia e il realismo, una condizione comune dalla quale è possibile uscirne. Alberto Palmiero firma un elegante esordio, rivelandosi una promessa per il nostro cinema.
Federico Ferrara
Federico Ferrara
Vivo immerso nel cinema e nei libri da quando sono piccolo, al punto da aver sviluppato una passione per la critica e per il giornalismo culturale. In un film guardo particolarmente la fotografia, la sceneggiatura e i movimenti dei personaggi per capire fino in fondo la narrazione e come orienta il nostro sguardo.

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