NewsThe Uprising - Paul Greengrass parla del suo nuovo film

The Uprising – Paul Greengrass parla del suo nuovo film

The Uprising porta Paul Greengrass nel cuore dell’Inghilterra del XIV secolo, con una storia che mette al centro la Rivolta dei Contadini del 1381 e il desiderio di giustizia di chi decide di opporsi al potere. Il regista britannico torna così a uno dei temi più ricorrenti della sua filmografia: quello delle persone comuni che si trovano a sfidare istituzioni e forze apparentemente impossibili da contrastare. Un tema già esplorato da Greengrass nella saga di Bourne, da lui diretta con Matt Damon protagonista.

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The Uprising e la nascita di un fuorilegge

L’idea del film risale al secondo giorno del lockdown del 2020, quando Greengrass iniziò a lavorare a una sceneggiatura originariamente intitolata The Hood. La vicenda prende spunto dalla ribellione del 1381, esplosa in un’Inghilterra già profondamente segnata dalla peste nera e dalle difficoltà economiche. Al centro non ci sono però i protagonisti storici della rivolta, come Wat Tyler e John Ball, ma un personaggio immaginario: un contadino, interpretato da Andrew Garfield.

Il protagonista è un semplice contadino che si ritrova coinvolto nella ribellione contro un sistema dominato dalla tassazione e dagli interessi delle élite. Attraverso il suo percorso, Greengrass costruisce un’epopea storica che guarda alla trasformazione di un uomo qualunque in una figura capace di diventare simbolo della resistenza.

Proprio da questo percorso nasce il collegamento con Robin Hood. Secondo la prospettiva proposta dal regista, la diffusione delle storie dedicate al celebre fuorilegge potrebbe essere stata alimentata proprio dall’immaginario sviluppatosi dopo la Rivolta dei Contadini. Per Greengrass, le persone che avevano vissuto quella ribellione avevano bisogno di raccontare storie di qualcuno capace di opporsi al potere e diventare, almeno nell’immaginazione, l’eroe di chi non aveva alcuna possibilità di farlo.

Il riferimento non rappresenta quindi un’aggiunta pensata successivamente per rendere il film più commerciale, ma era presente nella concezione originale del progetto. Il titolo The Hood alludeva proprio alla trasformazione del contadino in un fuorilegge destinato ad assumere i tratti della leggenda.

The Uprising

Un’epopea storica che guarda al presente

Greengrass ha immaginato The Uprising come un grande film storico nel solco di opere come Spartacus, Braveheart e Il gladiatore, combinando spettacolo e avventura con una riflessione sulla giustizia e sull’ingiustizia. La distanza temporale permette inoltre al regista di osservare il presente attraverso il passato.

Il parallelismo con l’attualità è infatti uno degli elementi che hanno reso il progetto particolarmente significativo. Le disuguaglianze economiche, il crescente potere delle élite e il malcontento delle fasce più fragili della popolazione rendono la ribellione del 1381 sorprendentemente vicina alle tensioni contemporanee. Greengrass ha raccontato di aver riconosciuto questa attualità durante la lavorazione, soprattutto nel momento in cui il protagonista decide di non accettare più le imposizioni del sistema.

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Anche la lunga gestazione del film sembra aver rafforzato questo legame con il presente. La sceneggiatura rimase ferma per diversi anni prima che Focus Features decidesse di portarla sul grande schermo, senza però modificarne l’impianto originario.

In un’intervista con The Hollywood Reporter, il regista ha inoltre commentato la curiosa coincidenza con l’uscita di The Death of Robin Hood, sottolineando come i due film, pur raccontando storie differenti, possano dialogare attraverso la figura del leggendario fuorilegge. Greengrass considera questa sovrapposizione un’opportunità più che una concorrenza, ricordando come il cinema possa offrire spazio a interpretazioni diverse degli stessi temi.

Particolare attenzione ha infine suscitato la campagna promozionale, che ha anticipato il legame con Robin Hood. Una scelta che Greengrass difende, sostenendo che il marketing debba costruire progressivamente la curiosità del pubblico. Per il regista, infatti, la rivelazione non comprometterebbe il film, perché gli ultimi minuti rappresentano il punto di arrivo naturale di un percorso iniziato molto prima.

Francesco Pinto
Francesco Pinto
Cresciuto silenziosamente tra i dialoghi di Allen e il sangue di Scorsese. Amo i film: specchi magici che riflettono e indagano la realtà. Dalle commedie ai drammi, dagli horror ai romance senza distinzioni perché, in fondo, “il cinema non è un mestiere. È un’arte”.

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