La mattina la gente si sveglia e dice: “Da oggi cambio vita”! E invece non lo fai mai. Ve lo siete promessi anche voi, vero? E probabilmente anche voi avete posticipato la metamorfosi, conservando le energie per quando sarete pronti, per quando qualcuno verrà ad offrirvi una mano, una spinta o una via di fuga. “The Town” è affanno e inseguimento, rischio e violenza, e Ben Affleck ha deciso: è pronto a giocare a guardie e ladri ancora una volta, ma questa sarà l’ultima.

Boston. Charlestown. È da lei che si vuole fuggire. Andare via per rimanere umani, o semplicemente per restare vivi. “The Town” è solido come una gabbia e risoluto come l’uomo che ha deciso di evadere. Ben Affleck si è messo nuovamente dietro alla macchina da presa, per raccontarci di una cella impercettibile e di una liberazione necessaria, di un destino che si sta già compiendo, ma che reclama a gran voce di essere riscritto.

The Town

L’inalterabile e impassibile Ben Affleck: troppo spesso gli è stata rimproverata la sua espressività imperturbabile, eppure il californiano Ben ha elargito doni di cinema per cui gli saremo sempre grati. Nel 1998 vince il Premio Oscar per la sceneggiatura di “Will Hunting – Genio ribelle”, scritta a quattro mani con l’amico Matt Damon. Nel 2013 il suo “Argo” viene giudicato dall’Accademy il miglior film dell’anno. E l’anno seguente sostiene un perfetto match al gioco della dissimulazione firmato David Fincher, interpretando il ruolo di un superficiale e fedifrago scrittore in “Gone Girl”. Questi sono alcuni dei più succulenti piaceri con cui il monocorde Ben ha deliziato la nostra cinefilia. Ma c’è dell’altro.

C’è “The Town”, un massiccio thriller di cui criticherete la classicità, ma adorerete tutto il resto.

The Town

Dal romanzo “Il principe dei ladri” di Hogan Chuck, ecco il principe della malavita di Charlestown. È combattivo, arrabbiato e con una pericolosa inclinazione alla rapina a mano armata. Ma ha muscoli perfettamente bilanciati con un cuore puro, nonostante la fanghiglia criminale in cui è nato. Ben Affleck dirige e interpreta in modo misurato, controllato, chirurgico una pellicola che aderisce senza complicazioni ai dettami di genere, dando vita ad una narrazione classica e familiare, dalla quale non riuscirete a togliere gli occhi di dosso, fino alla fine.

Il crimine era cupo e di poche parole in “Gone Baby Gone” (esordio alla regia di Ben Affleck), avrà il passaporto internazionale e un’etica di ferro in “Argo”, e in “The Town” è esemplare: nella sua uniforme più tradizionale, esibisce il distintivo della rapina, dell’inseguimento e della caccia all’uomo.

A Boston si verificano più di 300 rapine in banca ogni anno. I criminali pronti a svaligiarle crescono nel quartiere di Charlestown. Qui il crimine non è una sciagurata alternativa: non puoi voltargli le spalle, allontanarti, dire semplicemente “questo non fa per me”. Charlestown ha le sue regole, i suoi valori, i suoi condottieri. E Doug (Ben Affleck) deve rispondere da buon soldato. La sua banda di criminali, durante l’ennesima rapina ai danni di una banca locale, prende in ostaggio Claire (Rebecca Hall). Decidono di liberarla, ma meglio continuare a tenerla sott’occhio, qualora ricordi qualche particolare, qualora decida di collaborare con l’FBI. Della stretta supervisione si occuperà Doug, per evitare che il brutale pragmatismo dell’amico e socio Jem (Jeremy Renner) prenda il sopravvento.

Gli occhi della limpida e incantevole Claire faranno capitolare molto velocemente il signore del furto Affleck. Quella relazione, nata dall’inganno, sarà la cosa più pulita dell’intera faccenda: il desiderio sarà così onesto e determinato da far germogliare la voglia di riscatto. Doug vuole uscire dal giro, ma i Federali gli stanno addosso e da Charlestown non si scappa. Charlestown non apre i cancelli.

“The Town”, la città appunto. È lei il personaggio principale. Lei dirige il gioco, lei muove le pedine. È la macchina infernale che li ha generati, il nido che li ha cullati, la madre che chiede di non essere abbandonata, la fossa che li attende quando non avranno più sangue per combattere. L’ambientazione che si fa attore urbano, dall’autenticità e dal fervore indiscussi, richiama alla memoria il cinema di Scorsese. Difficile non rievocare alla memoria l’action di Michael Mann durante la scena dell’inseguimento automobilistico e ancor più arduo non tornare con il pensiero all’atmosfera crepuscolare di molto cinema di Eastwood.

La tensione insiste e le armi non smettono di fare fuoco, il crimine imperversa, logora, estorce promesse e pretende dedizione. Ma Ben Affleck trova lo spazio anche per il sentimento, per il rigore morale, per iniettarci il peso della condanna e farci assaporare la libertà. “The Town” è la dimostrazione che Affleck possiede un controllo preciso della cinepresa, sa dosare realismo e rappresentazione, brutalità ed emozione, senza cadere mai in un eccesso di epica.

The Town

“The Town” risulta essere un colpo così ben assestato anche grazie alla capacità di Affleck di circondarsi di ottimi collaboratori. Il cast conta anche su Jeremy Renner, il suo delinquente cinico e impulsivo mantiene l’intera narrazione in un equilibrio perfetto, Blake Lively, sgarbata ma bellissima, seducente e disperata. Jon Hamm, il Don Draper del televisivo “Mad Men”, ostinato e infaticabile, è a capo dei Federali, mentre Rebecca Hall, è semplicemente perfetta. Ricordate la Vichy di “Vichy, Cristina, Barcelona” di Allen, vero? La fotografia di Robert Elswit (il fidato “addetto alle luci” di Paul Thomas Anderson) racconta, appaga, regala verità e fervore.

“The Town” è prevedibile, apparentemente consueto, ostenta classicità senza slanci di bizzarria. Ma di film così, capaci di intrattenerci senza scadere nel gretto sentimentalismo, di tenerci con il fiato sospeso senza scadere nella mediocrità ce ne vengono in mente molti? Saper rispettare le leggi della tradizione significa provare ad essere immortale, intramontabile, esemplare. A volte l’originalità è sopravvaluta.

Voto Autore: 3.5 out of 5 stars