Argo

Questo film merita di esistere e di essere visto in quanto contiene un cameo di John Goodman. Chi lo ha perso, quindi, può recuperarlo in DVD o dove diavolo vuole e poi tornare a leggere le righe che seguono.
Argo è la storia di un film mai realizzato, come la stragrande maggioranza dei copioni al mondo. Argo è il titolo del copione in questione, una fiacca scopiazzatura (intuiamo) di Guerre Stellari, ed è anche il titolo (qui il metacinema è d’obbligo) del film di Affleck, che è anche l’attore protagonista del film. Quello vero. Bene, fermiamoci qui e ripartiamo.
Il film narra un fatto storico, la crisi degli ostaggi americani in Iran, dopo la cacciata di Reza Pahlavi e l’ascesa al potere dell’Islam dell’ayatollah Kohmeini. E’ il 1979, e di 52 funzionari intrappolati nell’ambasciata americana, solo sei riescono a darsela a gambe. Ma come uscire dal paese? Ci pensa ovviamente la CIA, quella buona, con il coraggioso Tony Mendez che inventa una copertura (il film del titolo) e corre a prendere gli ostaggi con il classico corredo di passaporti falsi, baffi, parrucche, occhialoni da sole anni ’70 e profilo basso alla “All the President’s men”. Il film scorre bene, ha una buona fotografia, i personaggi sono quasi tutti ben caratterizzati, l’atmosfera d’epoca è riprodotta fedelmente (con circa 40 milioni di dollari: soltanto potenza del digitale!) ed ha i suoi difetti, anche pesanti, che magari lo impreziosiscono un po’. Tipo, l’essere in bilico tra i filmoni da guerra fredda anni ’70 (“I tre giorni del Condor”) e un ratpack di Soderbergh, la commedia moderna (le scene con Goodman e un ancora incredibile Alan Arkin) e i discorsi metacinematografici di Tarantino, ovvero il Cinema come salvezza e reinvenzione della Storia, se non che questa Storia è successa davvero!

Ora, non so fin quanto si sia spinto lo sceneggiatore Chris Terrio nella fedeltà al romanzo/biografia dello stesso Tony Mendez che ha ispirato il progetto, ma la parte con le citazioni di Guerre Stellari (che era uscito al cinema due anni prima dell’epoca dei fatti) è un po’ il termometro di tutto il film. Che parte con le sparate-liberal alla “siamo bastardi americani, dovremmo vergognarci, abbiamo messo al potere lo scià e questo ha massacrato e affamato il suo popolo per decenni”, per poi ritrarre il popolo islamico quasi come macchietta da film di John Landis (i libici di “Tutto in una notte”) , farli abboccare asinamente all’esca, far credere loro che gli asini volano, e descriverli come non in grado di impedire il decollo o di far atterrare un aereo civile appena decollato nel proprio spazio aereo in nessun modo. E la CIA è buona e non si prende il merito, i silenziosi angeli della Democrazia. Alla faccia di quel democratico di George Clooney, qui nella veste di produttore..
Ma è tutto vero, si dirà. Forse, ma c’è modo e modo di filtrare una storia attraverso un racconto. E che Affleck le abbia sparate grosse, mascherato dietro quella barba che nasconde il suo animo nerdico, condiviso da sempre con l’amico Damon, appare chiaro nella confessione delle ultime inquadrature. Quando la macchina da presa indugia sui giocattoli del Figlio dell’Eroe, le mitiche Action Figures di Star Trek e, soprattutto, di Guerre Stellari. Peccato che, e ve lo dice un altro nerd, nel 1979 il personaggio di Boba Fett, inquadrato a più riprese come a firmare la resa per i più zucconi di noi critici, non poteva esistere, in quanto realizzato anni più tardi dopo la prima comparsa del character nel film “L’impero colpisce ancora” del 1981. E’ tutto vero, quindi è tutto falso.
E noi, per consolarci, torniamo a riguardarci le perle di Alan j. Pakula e Sydney Pollack.

Voto Autore: 3.5 out of 5 stars

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