HomeRecensioni FilmThe teachers’ lounge - La recensione del film tedesco candidato all’Oscar

The teachers’ lounge – La recensione del film tedesco candidato all’Oscar

-

Lo scorso anno, il regista di origini turche İlker Çatak dà vita al suo quarto lungometraggio, The teachers’ lounge (Das Lehrerzimmer, in lingua originale). Il regista ha firmato anche la sceneggiatura, scritta a quattro mani assieme a  Johannes Duncker. L’opera, di produzione tedesca, viene presentata lo scorso febbraio in anteprima al 73º Festival internazionale del cinema di Berlino, riscuotendo il favore di pubblico e critica. Nel corso dei mesi si è fatto strada nelle piccole e medie sale di tutto il mondo, e dopo poco più di un anno chiude il suo viaggio agli Oscar 2024, dove è candidato a Miglior Film Internazionale. Il lungometraggio, dall’agevole durata di novantotto minuti, è di genere drammatico ma dalle marcate tinte thriller. L’ambientazione è quella scolastica, ma l’atmosfera finisce presto per rivelarsi tutt’altro che giocosa o infantile. 

Carla Nowak (Leonie Benesch) è una neofita dell’insegnamento, e fa da maestra di matematica e educazione fisica ad una classe di bambini che sembrano stimolati dal suo metodo. Nellistituto però dilagano i furti, sistematici e misteriosi. Dopo che, tramite indagini dettate da una certa componente di pregiudizio, vengono ingiustamente incolpati alcuni allievi di Carla, lei stessa si prodiga nel comprendere chi sia il colpevole del fenomeno. Il suo ingenuo metodo di ricerca dà risultati ragionevolmente certi, ma una volta messa a parte la preside delle scoperte fatte, la scuola piomba nel caos. Gli studenti, incontrollabili, si ribellano al suo metodo e alloppressione dell’istituto diventando sfacciati e violenti. Nella sala professori cala un clima di sospetto e offesa perpetua, di cui Carla si sente vittima privilegiata. In poco tempo, l’insegnante rimpiangerà di aver voluto ricercare una verità di cui, a conti fatti, non è più così certa. 

The teachers' lounge

The teachers’ lounge – La scuola diventa sinonimo di ostilità

I punti focali che emergono da un film come questo sono molteplici, e interessanti da valutare nella loro totalità. Non c’è dubbio che la trama della pellicola si focalizzi sulla linea tematica del furto, ma in The teachers’ lounge c’è di più. Il focus dell’atmosfera infatti non si ferma certo allo spunto narrativo di base, ma finisce per andare ben oltre. Grazie ad un’atmosfera minuziosamente e sapientemente costruita, il nodo concettuale del film si allarga presto a linee tematiche quali il sospetto, il giudizio e la sopraffazione. Così, dopo pochi minuti dall’inizio, l’ambientazione – di per sé, quantomeno in teoria, fra le più innocenti – si tinge rapidamente di sfumature thriller. 

Gli sguardi dei bambini, significativamente iper-presenti nella pellicola, perdono la loro dolcezza e diventano pugnalate. Le loro risposte sfacciate si fondono presto per diventare il motore dell’impotenza della protagonista. Contemporaneamente – se non più aspramente -, la sala professori del titolo (letteralmente, “The teachers’ lounge”) si caratterizza gradualmente come sempre più ostile e impervia. Ogni permanenza della protagonista in tale ambiente assume le sfumature di una faticata e temprante corsa a ostacoli che tiene sempre lo spettatore in allerta. I commenti dei colleghi si fanno soprusi e le dinamiche scolastiche diventano puri meccanismi di spietata inquisizione. Non c’è pace per la protagonista – né per lo spettatore, che con lei è efficacemente portato ad immedesimarsi. 

La colonna sonora diventa trampolino di lancio per la trama

Il lavoro svolto dalla colonna sonora di Marvin Miller si rivela, nella costruzione tonale di The teachers’ lounge, eccelso e marcatamente necessario. Le musiche, da subito manifesto di toni angosciosi e stridenti, indirizzano sin dal principio l’atmosfera. Quando poi l’andamento della trama, dapprima quasi insospettabile, si mette al pari con il clima dettato dalla colonna sonora, i due elementi si punteggiano ottimamente. Le musiche e la narrazione, partite da orizzonti ben differenti, si raggiungono e si mescolano in modo angosciosamente armonioso, corroborandosi e insieme gettando le basi per quella massiccia botte di malessere che è la cornice filmica in cui lo spettatore viene inserito. 

Nell’antro ambientale che è la scuola rappresentata, l’idealismo e l’insegnamento entusiasta e stimolante di  Carla Nowak (una sorprendente Leonie Benesch) trova vita breve. Le sue lezioni, da principio ammirevoli e stimolanti, hanno la meglio su di lei. L’insegnante viene sopraffatta dal suo stesso metodo, mentre il cupo cinismo collaterale alla didattica la ingloba. I meccanismi della severa scuola in cui è inserita, e verso cui lei stessa si dimostra inizialmente perplessa quando non direttamente contraria, la masticano completamente facendole perdere anche le più flebili certezze. Del suo insegnamento rimane poco o nulla, tutto si tinge di astio e risentimento. Astio fra il corpo docenti e i bambini, fra gli stessi insegnanti come anche fra gli stessi alunni. Si dipinge di cieco odio anche il rapporto fra genitori e maestri: nessuna relazione viene esclusa da questa nube di brutale rabbia e violenza. 

The teachers' lounge

The teachers’ lounge: il soffocante malessere che prende il sopravvento

Certamente la trama, linearmente intesa, distribuisce nel corso del suo minutaggio tematiche e spunti d’analisi molteplici: il gioco del potere, la pericolosità del pregiudizio, la manipolazione delle informazioni (solo per citarne alcuni). Ma ciò che complessivamente emerge da The teachers’ lounge, a visione ultimata, è una sgradevolezza epidermica attribuibile unicamente al più soffocante malessere. Il crescendo è magistrale, e magistralmente riuscito: in appena novantotto minuti si divora in un sol boccone tutta la quotidianità dell’ambiente scolastico, fattosi claustrofobico. Ciò che ne rimane è solo brutalità, totalizzante e quasi surreale. Dunque, nonostante gli innumerevoli sopracitati spunti a cui apre la trama, il film concluso lascia aperta una riflessione schietta, semplice ma letale: Quanta violenza viviamo passivamente nel nostro quotidiano? Quanta cattiveria subiamo? Quanta ne mettiamo in atto? 

Realisticamente, il film certo fatica ad accaparrarsi l’ambita statuetta dorata per il miglior film internazionale, contando con quali opere si scontra – i favoriti La zona d’interesse e La società della neve, ma pure la conferma di Wenders con Perfect days e il nostrano Garrone in forma smagliante con il suo Io capitano. Quello che è certo però, statuetta o meno, è che dal canto suo The teachers’ lounge si difende perfettamente, si ricava un suo spazio di tutto rispetto nella cinquina e non demorde mai, neanche per un minuto. Con il suo crescendo e la sua costruzione atmosferica, ma anche con le derive violente sorprendenti data l’ambientazione di partenza, il film tiene alto il tono dei prodotti di qualità. Nomination più che meritata dunque; e viene spontaneo chiedersi se in un’altra annata, scontrandosi con film differenti, quella statuetta dorata İlker Çatak non sarebbe riuscito a portarsela a casa. 

PANORAMICA

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

In The teachers' lounge la più innocente delle ambientazioni tramite un crescendo magistralmente eseguito si tinge di toni thriller che lo rendono presto soffocante e claustrofobico emblema del malessere.
Eleonora Noto
Eleonora Noto
Laureata in DAMS, sono appassionata di tutte le arti ma del cinema in particolare. Mi piace giocare con le parole e studiare le sceneggiature, ogni tanto provo a scriverle. Impazzisco per le produzioni hollywoodiane di qualsiasi decennio, ma amo anche un buon thriller o il cinema d’autore.

ULTIMI ARTICOLI

In The teachers' lounge la più innocente delle ambientazioni tramite un crescendo magistralmente eseguito si tinge di toni thriller che lo rendono presto soffocante e claustrofobico emblema del malessere. The teachers’ lounge - La recensione del film tedesco candidato all’Oscar