The Surfer è un film del 2024 diretto dal regista Lorcan Finnegan e presentato in anteprima mondiale al 77esimo Festival di Cannes nella sezione Midnight Screenings ed è uscito negli USA nel maggio di quest’anno. Nel cast Nicolas Cage e il compianto Julian McMahon, all’ultimo ruolo in carriera dopo la scomparsa avvenuta lo scorso 2 luglio. Il film è disponibile in streaming sulla piattaforma TIMVISION.

The Surfer – la trama
Un uomo di mezza età (Nicolas Cage) si reca nei pressi di una bellissima spiaggia australiana per surfare assieme al figlio adolescente (Finn Little) e con l’obiettivo di comprare la vecchia casa appartenuta al padre, una villa a strapiombo sull’oceano. La situazione però degenera quando l’uomo viene allo scontro con una violenta gang di surfisti locali capeggiati dal carismatico e ambiguo Scully (Julian McMahon), che iniziano a tormentarlo e ad umiliarlo.

The Surfer – la recensione
Un film assolutamente straniante e a suo modo poco catalogabile The Surfer, opera quarta (Without Name del 2016, Viviarium del 2019 e Nocebo del 2022) del regista irlandese Lorcan Finnegan che per questo film co-prodotto tra Australia e Irlanda si affida al volto di Nicolas Cage, con l’attore Premio Oscar per Via da Las Vegas (1996) nei panni di un uomo vittima delle angherie di un clan di surfisti.
All’interno di un film etichettabile come un dramma thriller dai risvolti psicologici, la visione di The Surfer è molto sensoriale, atmosferica e quasi allucinata. La messa in scena della calura del territorio australiano fa quasi da contorno ideale ad un racconto a suo modo delirante, un viaggio esterno e interno di un uomo attraverso un incubo.
E il fatto che il personaggio principale interpretato da Cage non abbia un’identità e che il suo nome non viene mai pronunciato (nei credits del film è riconosciuto solo come The Surfer), rende l’idea di come Finnegan voglia costruire un’opera allucinata e che provi a mischiare i piani del reale e dell’immaginato, tutto filtrato in ciò che accade al protagonista.

Il Viaggio agli inferi del Surfer Nicolas Cage
Quello che racconta The Surfer è l’incubo fisico e mentale di un uomo che vede la sua vita cadere a pezzi. Il volto e soprattutto il corpo di Nicolas Cage subiscono una trasformazione evidente e visiva atta a trasmettere il crollo del protagonista, vittima e agnello sacrificale dei sorprusi e delle violenze di un clan di surfisti, di fatto gangsters con la tavola.
Quello che più colpisce (e funziona) in The Surfer è il sentimento di rabbia e frustrazione che chi guarda è portato a provare verso le umiliazioni fisiche e mentali che travolgono il protagonista. Un uomo comune come tanti che sogna di rimettere a posto i cocci della sua vita, e con la tanta agognata casa da comprare come metafora di una stabilità da ritrovare. Non solo dal punto di vista materiale ma anche affettivo.
The Surfer si può davvero catalogare come trip cinematografico e l’estetica lisergica e a colori fluo che avvolge il film, contribuisce a rendere l’atmosfera visiva il più allucinata possibile, in una sorta di versione sotto acidi di Un giorno di ordinaria follia (1993), senza però il lato da Revenge Movie e di critica alla società moderna del film con Michael Douglas.

The Surfer – il cast
Come detto il film è quasi tutto costruito su misura e tarato sul percorso psicologico e fisico di Nicolas Cage. L’attore americano è bravo a rendere tangibile il crollo nervoso del suo Surfer, una persona inerme di fronte alla cattiveria e all’arroganza altrui e che non riesce a trovare rimedio alle sue debolezze. E in maniera molto cinica, il film non regala al suo protagonista nemmeno lo sfogo vendicativo, se non in minima parte. Cage è volutamente esagerato nella discesa di un uomo che perde tutto ed è sopraffatta vittima di ferite fisiche e morali.
Oltre a Cage e alla sua personale Via Crucis australiana, il cast è fatto da comprimari su cui funzionano soprattutto le facce e l’attitudine bulla e dove spicca il guru surfista Scully di Julian McMahon (ultimo ruolo prima della misteriosa morte dell’attore). Sorta di santone mitomane che prende di mira le sventure del personaggio principale.
Le conclusioni
The Surfer come detto funziona bene nel costruire l’atmosfera e nel raccontare la distruzione fisica e morale di un uomo qualunque che si ritrova abbandonato e che si ritrova a rinunciare anche a se stesso. L’impressione è che però The Surfer sia sostanzialmente tutto qua (per quanto non sia così poco), e che l’esperienza sensoriale del film superi una sceneggiatura che poteva lavorare meglio, meno di pure sensazioni e più su un racconto che rischia di ripetersi troppe volte in quello che dice e con un finale certamente allegorico, ma anche frettoloso.
