The Kissing Booth, la serie di film Netflix

Su Netflix anno dopo anno è uscita una trilogia di film chiamata The Kissing Booth. Sono tre film che trattano sostanzialmente tutti lo stesso tema: amore e amicizia. Il cast è formato da Joey King, Jacob Elordi, Joel Courtney e Molly Ringwal come personaggi principali.

La trama del primo film che darà vita un po’ a tutti gli altri è alquanto banale. I protagonisti sono due giovani nati nello stesso giorno e nello stesso ospedale, Elle Evans e Lee Flynn che sono migliori amici da sempre. Per garantire che questa amicizia duri, bisogna però rispettare delle regole che hanno stabilito assieme. Tra questi quella che vieta a Elle di innamorarsi di Noah, fratello di Lee. Quando i due invece intraprenderanno una relazione segreta, la situazione si complicherà al punto di compromettere tutto fra i due amici.

The Kissing Booth

The Kissing Booth, la trilogia

Il primo film parte da questo espediente narrativo per raccontare una storia in cui tutti si aspettano tutto. Che alla fine Elle si innamori di Noah, è scontato. Così come è scontato il personaggio di Noah stesso. Il classico cattivo ragazzo, che però riesce a coinvolgersi e cambiare per una ragazza semplice e più piccola, sono tutti elementi che in qualsiasi film di questo genere si ritrovano. Netflix con pellicole come Tutte le volte che ho scritto ti amo non vuole costruire storie complesse che possano fare riflettere sui problemi degli adolescenti, bensì semplici storie stucchevoli di intrattenimento.

Il primo film è stato criticato per alcuni elementi controversi, accusato tra le altre cose di misoginia. Effettivamente le categorie adoperate da The Kissing Booth sono alquanto banali e un po’ superate, ma non è una domanda che va posta in questo caso. La serie di film non è pretenziosa e non vuole insegnare o cambiare alcunché del pensiero dominante.

A partire dai dialoghi che sono al limite del banale e dello stucchevole, un esempio banale:

“Vuoi sapere la verità? Tu sei l’unica ragazza che non cade ai miei piedi… è, è una cosa che mi fa impazzire, ed è una delle cose che mi piacciono di te. Sei dolce, ma sai tirare fuori anche le unghie se serve”.

È probabilmente una dichiarazione tra le più banali esistenti, ma questo avviene perché non si cerca, qui, una complessità nella narrazione. I personaggi dicono esattamente quello che pensano in modo naturale e alquanto scontato, ma paradossalmente la prevedibilità è un fattore positivo, per diverse ragioni. Prima tra tutte la “confort zone” che ci regalano film di questo tipo, in quanto consentono di rilassarsi e spegnere il cervello.

The Kissing Booth

Una lenta discesa dal primo film

Se il primo The Kissing Booth gettava le basi per una storia divertente e spensierata, gli altri due hanno spezzato la leggerezza e la magia del primo. Troppi drammi, troppe vicende ripetitive. Tira e molla alquanto casuali e improbabili.

La scelta del college di Elle è al limite del ridicolo: una ragazza che sappiamo non essersi mai impegnata al liceo, che entra ad Harvard totalmente a caso? È vero che nessuno sta cercando un realismo al cento per cento in film come questo, ma trattandosi comunque di un film non fantasy una certa aderenza alla realtà seppur minima è normale.

Un elemento positivo del sequel è la recitazione degli attori, che sicuramente si sono cimentati in una performance superiore al precedente, risultano maggiormente affiatati e spontanei. Cambiano anche gli elementi controversi che vedono Elle, nel primo film, solo come la damigella in pericolo invaghita di un cattivo ragazzo. Qui sembra essere una ragazza più indipendente e meno stigmatizzata.

Cosa possono dire ancora i film Netflix agli adolescenti?

The Kissing Booth e i due sequel evidenziano una serie di elementi interessanti riguardo all’universo dei film per adolescenti. Infatti, al netto dei cliché è curioso capire come funziona lo storytelling di una trilogia simile. Nel terzo film, sembra cambiare qualcosa; sempre soliti drammi da adolescente, ma una sorta di morale finale, in quanto non abbiamo il lieto fine banale tra i due personaggi, ma la possibilità che al di fuori della storia d’amore possa esistere qualcosa nelle nostre vite.

Netflix ha voluto dire con diversi film recenti ai ragazzi che sostanzialmente nella vita, considerati i drammi sentimentali e scolastici, alla fine devono contare unicamente su se stessi. La naturale risoluzione della vicenda non è il principe azzurro, ma appunto la consapevolezza di sé. È come se Elle dovesse crescere prima di avere qualsiasi cosa con un’altra persona che fosse più del classico giro in moto. La semplicità con cui sono raccontati i fatti e i vari intrecci amorosi è a tratti al limite dell’eterno buco di trama, ma non disturba.

Rimane il fatto che questa sia comunque, per quanto una storia emozionante e divertente, sempre una commedia leggera e lo scopo principale di The Kissing Booth non è di certo fare riflettere.

Invece, il punto focale di tutto è questo: rilassarsi, godendo di una storia semplice e senza grandi pretese.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni
Silvia Argento
Silvia Argento
Laureata triennale in Lettere Moderne e due magistrali in Filologia Moderna e Editoria e scrittura cum laude. È docente di letteratura italiana e latina, scrittrice e redattrice, autrice di un saggio su Oscar Wilde e della raccolta di racconti «Dipinti, brevi storie di fragilità».

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