The Dark and the Wicked, la recensione del film di Bryan Bertino

L'ultimo lavoro di Bryan Bertino è un horror d'autore sulla scia del coraggio dimostrato già da Ari Aster e Robert Eggers. The Dark and the Wicked esplora la vera essenza della paura ricorrendo alla figura che più di tutte, nell'immaginario, la incarna: il Diavolo.

A gamba tesa verso l’horror d’autore

Forse Bryan Bertino non è un nome familiare nel panorama contemporaneo, ma i film da lui diretti si, almeno tra gli amanti dell’horror. E’, infatti, la mente dietro The Strangers e The Strangers: Prey at Night per citare i più famosi. Con The Dark and the Wicked Bertino compie un deciso salto di qualità con la determinazione di chi vuole imporsi come autore del genere, affiancandosi a nomi quali Ari Aster e Robert Eggers. Probabile che abbia proprio guardato a quest’ultimo come fonte d’ispirazione che con The VVitch si impose sin da subito come regista lontano dai dettami di Hollywood. Il film di Bertino esplora con intelligenza l’ignoto e il Male che vi dimora dentro, lasciandosi alle spalle soluzioni facili e commerciali. In modo furbo costruisce la trama pian piano, così da farci godere appieno della presenza del Maligno e del suo operato.

the dark and the wicked bryan bertino 2020

The Dark and the Wicked: la trama

Ambientato in una fatiscente e isolata fattoria del Texas, il film segue le vicende familiari dei fratelli Louise (Marin Ireland) e Michael (Michael Abbott Jr.). I due decidono di ritornarvi per assistere il padre, gravemente malato e stare vicino alla madre, provata nel vedere il marito in quello stato. Non passa troppo tempo dal loro ritorno che subito si accorgono che qualcosa non va nella donna, convinta che in casa ci sia una presenza che influenza la salute del loro padre. La situazione degenera, Louise e Michael dovranno far fronte ad una minaccia che confonde le loro menti, già destabilizzate da un difficile rapporto fraterno. Ora più che mai il senso di famiglia verrà messo alla prova da colui che gode del Caos e della sofferenza altrui: il Diavolo.

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The Dark and the Wicked: la recensione

Da anni, forse in coincidenza con Babadook di Jennifer Kent, si dice che l’horror abbia ritrovato la sua vera essenza. Diversi registi hanno voluto “spogliare” il genere dagli orpelli messi su da anni di cinema commerciale e major, alcuni sono riusciti nell’impresa e altri meno. Bryan Bertino ci riesce, ma con qualche riserva. The Dark and the Wicked è un film evocativo, essenziale nella messa in scena e nella storia, alquanto criptica e densa di simbolismo. La fattoria, isolata e quasi sperduta nell’immensità del Texas, rispecchia la sensazione di solitudine che pervade l’intero film, oltre ad essere curata da una fotografia particolarmente cupa e buia che rende ancora più opprimente l’atmosfera. E’ un film in cui il Male si mostra impregnando la casa e la vita dei protagonisti che, inermi, scivolano lentamente al confine tra sogno e realtà. Crudo, realistico ma elegante allo stesso tempo, il film di Bertino pecca un po’ di ingenuità nell’usare jumpscares e soluzioni stilistiche banali rispetto ai toni raffinati preannunciati, soprattutto nella prima parte.

Nessuna speranza, nonostante l’amore

Leggendo tra le righe e andando oltre la superficie, The Dark and the Wicked sembra già suggerirci il suo finale. Nessuna luce, naturale e metaforica, illumina la vicenda familiare di Louise e Michael. L’amore fraterno, per la famiglia e i genitori sembrano non bastare di fronte alle insidie del Diavolo. Quella labile fiammella che brilla nella stanza del padre è l’unico oggetto caldo del film, ma niente può di fronte al Maligno. E’ un film predestinato all’angoscia che cresce, lentamente, senza lasciare scampo. Tutto è costruito nell’attesa che accada qualcosa che capiamo essere nulla di buono per i protagonisti. La paura dell’ignoto e, paradossalmente, la sua descrizione e conseguenze possibili è il maggior pregio del film, assolutamente il migliore fino ad ora nella carriera di Bertino. Indubbiamente fa ben sperare non solo per i suoi prossimi lavori, ma per tutto il genere horror.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SINOSSI

The Dark and the Wicked è un horror essenziale, cupo e angosciante. Qualche ingenuità stilistica non toglie il fatto che sia coraggioso e un ulteriore conferma che il genere sta recuperando la sua vera essenza grazie ad autori fuori dagli schemi. Bertino, con questo film, dimostra di voler essere un'alternativa così come lo sono stati prima di lui Ari Aster e Robert Eggers, sicure fonti d'ispirazioni per questo suo ultimo lavoro.
Tiziana Panettieri
Tiziana Panettieri
E’ un amore di lunga data quello tra me e il cinema, cominciato con cult come Halloween, IT e L’Esorcista e alimentato negli anni con il meglio dell’horror e del cinema di genere. Ammetto, però, d’aver subìto il fascino del cinema asiatico, mediorientale e sudamericano. Sono onnivora, non mi precludo nulla senza aver prima provato.

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The Dark and the Wicked, la recensione del film di Bryan BertinoThe Dark and the Wicked è un horror essenziale, cupo e angosciante. Qualche ingenuità stilistica non toglie il fatto che sia coraggioso e un ulteriore conferma che il genere sta recuperando la sua vera essenza grazie ad autori fuori dagli schemi. Bertino, con questo film, dimostra di voler essere un'alternativa così come lo sono stati prima di lui Ari Aster e Robert Eggers, sicure fonti d'ispirazioni per questo suo ultimo lavoro.