Il 24 settembre a New York City, le note attrici Susan Sarandon e Hannah Einbinder sono state fermate dalla polizia del NYPD durante una protesta contro il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu. L’episodio si è verificato nei pressi della sede delle Nazioni Unite, poco prima del suo discorso all’Assemblea Generale dell’ONU. Le immagini delle due star condotte via in manette hanno fatto immediatamente il giro dei social network, scatenando una forte eco mediatica.
Al momento non c’è una conferma ufficiale se si tratti di un arresto formale o di un fermo temporaneo. La redazione di Variety ha contattato il dipartimento di polizia e i portavoce degli artisti per chiarimenti. Intanto, all’interno dell’ONU, la sessione si è aperta con le critiche di Netanyahu verso i delegati che hanno abbandonato l’aula per protesta. Oltre ad attacchi rivolti al sindaco di New York Zohran Mamdani e allo streamer Hasan Piker.
Sia l’iconica protagonista di Thelma & Louise sia la stella della serie Hacks sono da tempo in prima linea nel criticare il governo israeliano e nel sostenere la causa palestinese. Hannah Einbinder aveva già affrontato la questione al Festival di Cannes. Spiegando di essere consapevole dei rischi per la sua carriera, ma sottolineando come il prezzo del silenzio fosse ben più alto di qualsiasi contraccolpo professionale.
Anche Susan Sarandon ha ribadito posizioni analoghe, dichiarando al Festival di Venezia di aver subito conseguenze concrete nell’industria cinematografica. La vincitrice del premio Oscar ha spiegato che diverse agenzie continuano a sconsigliare a registi e produttori di ingaggiarla, dicendosi comunque gratificata dal grande sostegno ricevuto dal pubblico a livello internazionale.

Susan Sarandon insieme alla Palestina
La vicenda che ha visto coinvolte Susan Sarandon e Hannah Einbinder riporta al centro del dibattito il complesso rapporto tra impegno sociale e industria dello spettacolo. Negli ultimi mesi, la scelta di prendere posizione su temi geopolitici così delicati ha mostrato di poter influenzare in modo significativo le carriere degli artisti.
Mentre una parte dell’opinione pubblica apprezza il coraggio delle star nel far valere la propria voce al di fuori dei set cinematografici, il sistema produttivo dimostra spesso una forte cautela verso le figure più esposte dal punto di vista politico. Questo episodio testimonia come la militanza civile continui a rappresentare una componente fondamentale, ma al tempo stesso divisiva, nella cultura e nello star system contemporaneo. Anche Susan Sarandon ha confermato di aver subito conseguenze lavorative per il suo attivismo. Al Festival di Venezia, l’attrice ha rivelato che diverse agenzie continuano a sconsigliare a produttori e registi di ingaggiarla, pur sottolineando di sentirsi fortemente sostenuta dal pubblico a livello internazionale.
