Sully

Se non fosse per l’interesse di Harrison Ford, probabilmente Sully non sarebbe diventato un film. L’attore, appassionato di aviazione, scoprì l’autobiografia del comandante Chesley Sullenberger (Highest Duty: My Search for What Really Matters), famoso per l’episodio del 2009 in cui eseguì un ammaraggio d’emergenza nel fiume Hudson salvando la vita a 155 passeggeri. Il libro diventò sceneggiatura e nel 2015, caso vuole, venne affidato a Clint Eastwood, sopravvissuto a un disastro aereo all’età di 21 anni.

Tom Hanks in una scena del film
Tom Hanks in una scena del film

La maestria di Eastwood ha trasformato una storia surreale in un racconto per immagini nitido e senza sbavature. Una regia matura, quella utilizzata per una delle ultime pellicole del regista, in cui lo spazio temporale lascia il posto alle emozioni. La narrazione infatti non riporta una linearità cronologica ma tende ad arrestarsi e ripartire da un punto diverso. Secondo questo metodo Eastwood rompe gli stilemi del cinema classico, a lui tanto caro, per scoprire una rappresentazione più moderna e anticonvenzionale. I salti temporali tra passato e presente agiscono sullo spettatore come un’arma a doppio taglio, capace di ferire e allo stesso tempo rassicurare. E come un punzecchiamento continuo, il regista gioca a tirare i fili, preservando il momento cardine dell’incidente per quasi un’ora su un totale di 96 minuti (Sully è il lungometraggio più breve mai realizzato da Clint Eastwood).

Tom Hanks e Aaron Eckhart
Tom Hanks e Aaron Eckhart

L’attesa, in questo caso, è risultata un espediente narrativo funzionale, capace di tenere attaccati allo schermo anche gli spettatori più scettici. Ma il lavoro di Eastwood si ramifica ancora: studia nel dettaglio le giuste inquadrature da utilizzare e si occupa della preparazione dei personaggi principali. Dato che le vicende vengono scomposte tra avvenimenti in esterno e altre in interno, la fotografia (pur essendo in entrambi i casi prevalentemente dominata da colori freddi) passa dalla chiarezza e lucidità della cabina di pilotaggio alla tenebrosa città notturna, che per certi versi ricorda le riprese caratteristiche del genere noir in cui il buio infestava l’inquadratura e veniva smorzato dalle tiepide luci dei lampioni e dal fumo biancastro proveniente dalle grate. Le scelte visive denotano le sensazioni dei protagonisti: negli attimi di fissità della macchina da presa e lucidità della fotografa i personaggi appaiono riflessivi e cauti; nei momenti bui e movimentati la coscienza tende a oscurare la razionalità lasciando vagare i protagonisti in un limbo psicologico.

Sully (2016)
Sully (2016)

Tom Hanks, nei panni del capitano Sullenberger (Sully), opta per un’interpretazione asciutta, volta a soddisfare l’indispensabile. Pur trovandosi di fronte a un personaggio sfaccettato, tridimensionale, l’interprete resta al suo posto senza mai eccedere o predominare la scena. Ma nonostante il distacco emotivo, il protagonista riesce comunque a instaurare una relazione con il pubblico attraverso la condivisione di frequenti allucinazioni e di incubi notturni. Il vero protagonista della vicenda, il comandante Sullenberger, si è dichiarato profondamente colpito dalla bravura (e dalla somiglianza mimica)di Hanks, considerando il film un’esperienza extracorporea.

Tom Hanks in Sully
Tom Hanks in Sully

A rendere il cinema di Clint Eastwood un genere singolare (impossibile da riproporre) sono alcuni piccoli particolari, impercettibili, ma abbastanza definiti, capaci di ribaltare intere dinamiche narrative. Nel caso di Sully la scena madre, che percuote lo spettatore, è l’evacuazione dell’aereo, susseguita da un campo totale in cui i passeggeri sono a pelo d’acqua in attesa dei soccorsi. A metà tra la vita e la morte si riesce ad apprezzare la spettacolarità visiva e la suggestione che il regista riesce ad infliggere senza alcuna pietà al suo pubblico.

Scena e locandina del film Sully
Scena e locandina del film Sully

Sully, pur non rientrando tra i lavori più memorabili della lunga filmografia di Clint Eastwood, è il primo lungometraggio ad essere girato interamente in formato IMAX (Image Maximum). In una scena in cui Tom Hanks corre per le vie desolate della città si può intravedere una locandina di Gran Torino (2008), un’autocitazione piacevolmente sorprendente da parte del regista che ha scelto di omaggiare uno dei sui film più famosi e apprezzati dell’ultimo decennio.

Voto Autore: 4 out of 5 stars