Recensioni FilmSofia - Integralismo e capitalismo nell'esordio vetrato di Benm'Barek

Sofia – Integralismo e capitalismo nell’esordio vetrato di Benm’Barek

Sofia – Trama

Sofia (Maha Alemi), giovane marocchina, è incinta ma nessuno lo sa. Durante un pranzo in famiglia, per celebrare un nuovo vantaggioso affare in cui si sta imbarcando il padre, la ragazza si sente poco bene; la cugina medico scopre la gravidanza, si offre di portarla all’ospedale. Fortunosamente Sofia riesce a partorire una bimba, ma le viene chiesto subito di rintracciare il padre.

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Viene fuori il nome di Omar (Hamza Khafif), conosciuto sul posto di lavoro, ragazzo con cui aveva avuto una frequentazione, che vive nei quartieri popolari della città. Lui nega, dice di non averla mai toccata; lei insiste senza dare spiegazioni; vengono perciò trattenuti dalle forze dell’ordine; riescono entrambi ad essere rilasciati dietro laute mance della famiglia di lei e con il perentorio obbligo di sposarsi. Pena l’arresto per entrambi.

Sofia

Si prepara un matrimonio. Ma nessuno ha il cuore leggero. Né Omar, che si sente incastrato in una vita non sua, nonostante gli venga offerto un lavoro che metterà la famiglia al sicuro e del denaro per il passo importante che sta compiendo; né Sofia che ha un velo sugli occhi.

Infatti la verità è altrove. Viene svelata nelle ultime drammatiche, ellttiche, sequenze, in cui si passa dalla confessione a mezza bocca, alla festa, tra scambi di sguardi consapevoli di cugine e madri sorelle, ed una giovane coppia che sembra destinata a non darsi amore.

Sofia – Recensione

In Marocco la legge stabilisce che una donna incinta senza un uomo che la sposi merita la prigione. Se poi si trova anche l’uomo che l’ha messa incinta, anche lui finisce in prigione, a meno che, s’intende, non si sposino. Perché il matrimonio non è fatto sentimentale, spirituale, o di altra nobile natura, ma resta un compromesso giudiziario, un contratto che stabilizza la società dal punto di vista religioso e sociale. Non si fanno più domande, tutto è incorniciato a dovere, nessuno potrà più dir nulla: poco importa se le persone in questione a stento si conoscano.

E’ un articolo del codice penale marocchino a contenere la definizione della fattispecie in premessa del film: chiunque abbia rapporti sessuali al di fuori del matrimonio è reo colpevole di corruzione. Se rimani incinta consensualmente, ma senza matrimonio, può sempre arrivare il fatidico sì, a dare forma definitiva (per gli altri) ai tuoi desideri. Ma se sei stata vittima di violenza, la storia assume uno spessore molto più pesante, sproporzionato, inaccettabile.

In Marocco l’iniquità del reato di corruzione per le donne sole incinta senza volerlo

Sofia, disponibile in esclusiva su Raiplay, film del 2018, diretto da Meryem Benm’Barek, vincitore della miglior sceneggiatura al Festival di Cannes, nella sezione Un certain reguard, corre veloce tra fatti, misfatti e segreti, senza cambiare mai le carte in tavola, svelando il contrasto tra modernizzazione e tradizione in un paese che fatica a trovare un equilibrio proprio tra morale e laicità.

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Sofia

In ballo ci sono normative, fondamentalismi e interessi economici familiari da non compromettere. Oggetto di questi negoziati a senso unico, per non dire ricatti semplici, è ancora una volta la pelle delle donne, tenute al chiodo, mentre altri decidono dei loro corpi e altri ancora dei loro sentimenti. La reputazione delle donne è oggetto di compravendita, quella di un uomo, anche, sebbene dipenda tutto dal prezzo e dalla sua collocazione sociale.

Un dramma di donne controverse, vittime e carnefici di un ingranaggio ingiusto e seducente

Non si danno vie d’uscita, e, se da un parte c’è una cugina dottoressa, intelligente, capace, di cui immaginiamo un futuro denso di occidentalissimo successo; o una zia, dai tailleur impeccabili, l’eleganza geometrica ed una figura invidiabile di donna-manager con carattere, dall’altra ci sono volti e corpi che raccontano altro. Lo sguardo della madre di Sofia incastona sofferenze che pare aver collocato lontano da sè, come a voler dimenticare quanto si è dovuto patire per arrivare ad una discreta cima; Sofia ha un broncio sul viso, labbra arcuate all’ingiù, pelle spenta di chi fatica a trovare una luce, che la benedica, qualcuno che sappia crederle, volerle bene e restare dalla sua parte fino in fondo.

Lei stessa sembra rinunciare a lottare; è la prima a bypassarsi, sapendo già dove penderà la decisione della sua famiglia; è il consesso matriarcale di vecchia e nuova generazione, arrivata sugli allori chi in un modo chi in un altro, a decidere come dovranno andare le cose, a prescindere da quanto tremenda sia la verità di Sofia. Non era spenta, non era svogliata, non era ammalata, non era una cattiva madre; era una ragazza abusata ad aver bisogno di aiuto; aiuto non trovato né nelle istituzioni, chiuse ai loro dettami iniqui semireligiosi, né nella famiglia che, pur sapendo, pur avendo i mezzi, la stabilità, le risorse, per influenzare in altro modo lo scorrere dei fatti, non muove un dito, preferendo lasciar scegliere alla ragazza cosa fare. Come se di scelta si trattasse. Come se in tal modo una coscienza possa poi dirsi pulita.

Simili latitudini, per simili storie: tutte sulla pelle delle donne

Sembra perverso e crudelmente scontato, che determinate storie, provenienti da alcune latitudini africane, abbiano questo in comune: un’ingiustizia imposta alla donna da una legge istituzionale, che ha poco di imparzialità e molto di convinzione religiosa retrograda fondamentalista, invece che essere osteggiata e ricusata dalla famiglia della donna destinata a subirla, trova in esso solida eco o zelante omertà.

E’ questo il caso de Il corpo della sposa (2019) dove assistevamo al rito di ingrassamento smodato delle giovani ragazze mauritane destinate a sposarsi, pratica esercitata ciecamente fino a danneggiare la propria salute; qui assistiamo alla martirizzazione civile di una ragazza abusata che può scegliere se la rovina della propria famiglia e la prigione come conseguenza della verità, o la rovina del proprio cuore, come oblio della verità. Sofia non sceglie. Sa già cosa è giusto fare.

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In questa rassegnazione c’è la non speranza drammatica del film, e un monito ad impedire questo tipo di infelicità radicale e sragionevole, che trascina nella sua ombra giovani donne, ma anche giovani uomini, che non hanno i mezzi per difendersi.

Piramide di fatti non ammortizzati in crudele cascata organica

Sofia è un film diretto, che incanala l’energia narrativa affastellando fatti in cascata organica, un insieme di eventi alcuni detti, altri fatti capire, in una piramide che si compone in modo sempre più stringente ed opaco. Fatti rincorsi dai personaggi, che sembrano subirli, non stare al passo con le conseguenze del loro operato, in affanno su ostacoli costanti, affaticati dal doverli contenere, dal dare ad essi una ragione, riportandoli alla normalità.

Sofia

Ma la normalità non è veramente contemplata. Si sacrifica il futuro di una figlia per un affare di famiglia; si preferisce una bugia ad una verità molto scomoda; si prefabbrica una futura non dignità per non dire infelicità in vista di una stabilità economica, anche solo supposta.

Donne moderne, che studiano, fanno carriera, si battono per avere ruoli decisivi, determinanti nelle scienze, donne medico, donne affariste di città, donne mogli di futuri manager, ma anche donne tenute all’oscuro, donne messe al chiodo alla prima difficoltà, donne omertose perché sanno di non avere altra scelta, se non vogliono andare in rovina. Donne che sembrano libere ma non lo sono, che cooperano al danno minore nell’ indifferenza colpevole degli uomini abusatori, distanti, giudicanti e non collaborativi.

Sofia – Cast

I volti dei protagonisti sono giovani e addolorati, già stanchi nonostante la giovane età, figure sghembe, non luminose, in qualche modo rassegnate, in dissonanza rispetto alle figure vincenti o ben addomesticate delle loro famiglie. Bei vestiti, belle acconciature, cuori più leggeri: Sofia ed Omar non li possono avere e sono i più giovani a combattere in un campo di estorsioni emotive e regole sporche.

Sofia è lo specchio di una realtà sociale in difetto di parità di genere, di autonomia personale, di onestà morale. Intossicata ipodermicamente dal pregiudizio sociale, per cui una donna sola ed incinta è colpevole di qualcosa, quindi condannabile; al pari di un ragazzo di periferia, che per definizione è colpevole di essere nato dove è nato e potrà generare solo, sempre, guai. E’ facile così spegnere il futuro.

Sofia – Trailer

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Sofia, una giovane marocchina è incinta, ma nessuno lo sa. Partorisce fortunosamente, e, messa alle strette, dichiara che Omar, un giovane dei quartieri popolari, è il padre. Per la legge marocchina se entrambi vogliono scampare il carcere per reato di corruzione devono sposarsi. La verità è altrove, più scomoda e più pesante. Dramma secco, anti-buonista, che getta luce fredda sulla compravendita del corpo e della dignità delle donne in primis, e dei giovani senza possibilità di difendersi poi, da parte sia di istituzioni corrotte ed integraliste che di morali familiari neo-capitaliste pronte ad avallare occidentalissime infelicità pur di non compromettere interessi economici.
Pyndaro
Pyndaro
Cosa so fare: osservare, immaginare, collegare, girare l’angolo  Cosa non so fare: smettere di scrivere  Cosa mangio: interpunzioni e tutta l’arte in genere  Cosa amo: i quadri che non cerchiano, e viceversa.  Cosa penso: il cinema gioca con le immagini; io con le parole. Dovevamo incontrarci prima o poi.

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