Sei minuti a mezzanotte – recensione dello spy-thriller con Judy Dench

Sei minuti a mezzanotte – Trama

Sei minuti a mezzanotte è una perifrasi in codice per indicare il numero 1154 che per il centralino londinese attiva la rete di contatto segreta con il Ministero della difesa britannico: un servizio di passaggio di informazioni, spionaggio  e controspionaggio operativo nella calda estate del 1939.

Alla vigilia della seconda guerra mondiale, l’alleanza tra Inghilterra e Germania è in una crisi che si fa giorno dopo giorno meno silenziosa: complice le manovre del Fhurer tra cui l’invasione della Polonia. Al centro del film, le ragazze del collegio privato anglo-tedesco Augusta Vittoria, diretto da Miss Rocholl (Judy Dench), coadiuvata dall’assistente Ilse Keller (Carla Juri), primo ed unico istituto nel suo genere che offre studi di perfezionamento alle rampolle delle elite dirigenziali della Germania nazista.

Sei minuti a mezzanotte

Attorno alle giovani si sviluppa un piano di spionaggio tedesco volto a riportarle con l’inganno o la violenza, se necessaria, in patria, dalle proprie famiglie, onde evitare possano essere utilizzate come ostaggio o arma di ricatto nell’imminente profilarsi del conflitto mondiale.

Thomas Miller (Eddie Izzard) viene chiamato a sostituire un insegnante di inglese del collegio, ma è in realtà un agente del governo in missione per scoprire e far naufragare il rapimento delle studentesse, impresa che il suo collega, ossia il precedente insegnante di inglese, non era riuscito a portare a termine, poiché trovato morto in seguito ad un’improvvisa sparizione.

Sei minuti a mezzanotte

Il problema è riuscire a gestire il nuovo ambiente, dominato dalle crescenti simpatie naziste delle ragazze nutrite dalla Keller, la credibilità della copertura che si scontra con il quotidiano didattico da imbastire, il controspionaggio interno ed esterno che puntualmente costringe Miller all’angolo, all’urgenza, alla fuga.

Sei minuti a mezzanotte – Recensione

Spy-thriller storico, diretto da Andy Goddard, disponibile su Prime Video, Sei minuti a mezzanotte, ha un’eleganza pulita ed un ritmo placido che non ti aspetti dal genere cui vorrebbe appartenere, probabilmente per il sentimento crepuscolare di cui è pervaso. Un’azione di rivolta alla politica aggressiva e furoreggiante hitleriana, un’operazone dimostrativa, simbolica, raccontata come goccia in un vaso che è ormai colmo e sa di esplodere.

Sei minuti a mezzanotte

In effetti la sensazione di guerra, di inesorabile, di fine dell’età della spensieratezza sempre troppo breve, come detto esplicitamente nel film, è molto chiara ed emerge dal contegno dei personaggi, quasi rassegnati al prossimo male da verificarsi, al tradimento da parte di chi hanno accanto, alla fine di uno stato di grazia che si è, in fondo, sempre sentito, come parentesi tra una crisi passata ed una futura.

Le ideologie sono solo sfiorate, non affrontate apertamente: ebrei e gentili, cattivi e buoni, forti e deboli, giusti e sbagliati, uguali e diversi, si suggeriscono come appendice di un ragionamento che si sente essere stato portato avanti prima che inizi il film e di cui si intuisce l’eco oltre il finale.

Sei minuti a mezzanotte

Eppure le fanciulle non sono tutte bionde ed ariane e non tutte sono prone e schiave dell’autorità; hanno una propria testa, fanno domande e sanno di poter fare la propria parte. Cosi come l’antagonista, giovane donna colma di responsabilità e decisa, che, si immagina, ha compiuto scelte difficili, è cresciuta, come recrimina lei stessa, a fronte di chi le chiede il perché dei suoi gesti, tra cui una direttrice che vuole preservare il buono e la neutralità della gioventù, troppo spesso strumentalizzata per scopi nazionali né puri né utili. Dunque donne in prima linea nelle radici di una guerra ed un tentativo di eroderne dei rami.

Un massacro evitato, un domino di intrecci molto scolari e molto evidenti, addomesticati alla realizzazione di un quadro in cui comincia a prendere forma la resistenza prima della lotta armata, la linea di confine tirata oltre cui non è possibile transitare, la prevenzione tattica prima della bomba, la strategia anteriore al disastro.

Sei minuti a mezzanotte

Vista con occhi attuali, Sei minuti a mezzanotte sa essere doloroso come squarcio storico rapportato all’oggi, perchè riprende e ricostruisce una Gran Bretagna impegnata negli ultimi sfoghi di vita normale, fintamente ignara del collasso storico in cui sta precipitando, una situazione molto simile a quella di cui siamo protagonisti oggi in Europa, con l’aperture delle ostilità russo-ucraine.

Così i protagonisti combattono sì, ma sembrano in qualche modo sapere che un annientamento più grande è in serbo per loro, forse la storia, forse la guerra, forse il male, destinato a prendersi la partita, a condizionare, trasformare, mutilare le vite di ognuno, rendendole evanescenti e troppo casuali.

Sei minuti a mezzanotte

Gli amici sono nemici, i nemici amici; gli insegnanti sono spie e le spie possono insegnare; l’alternativa non c’è e se c’è è meglio non conoscerla; i buoni pensieri come i cattivi pensieri è meglio tenerli per sé che raccontarli; le lingue parlate sono arme a doppio taglio e strumento di menzogna (vedasi l’alternanza inglese e tedesco nel collegio), torto e ragione non esistono più, semmai galleggiano punti di vista e fischiano pallottole non scontate nel fianco di chi si credeva tenesse in mano la guerra. Uno dei tanti “effetti collaterali” di questo sport disumano.

Rispetto ad un tale decadentismo, formalmente, Sei minuti a mezzanotte sembra parlare chiaro: una fotografia docile, che vira al bianco ed al grigio, che sa di epoca senza dichiararla esplicitamente; una cura verosimile ed essenziale nella ricostruzione di interni (tra le regie di Goddard anche Downtown Abbey), tale da impedire la distrazione ed il superfluo. Si focalizzano così geometrie e corpi in spazi in cui il dettaglio è studiato e l’attenzione resta alla presenza scenica e agli sguardi lanciati e ritrasmessi.

Sei minuti a mezzanotte

A respirare aiutano gli immensi ambienti esterni, castelli e manieri isolati, di epoche più antiche dell’immaginario, che sembrano resistere al tempo e alle vendette umane, all’odio e al cattivo presagio, distese di verde senza apparenti confini, a strapiombo o degradanti su scogliere a picco candide e frastagliate, spiagge di fango e scogli piatti, sabbie appiattite dal tempo e da presenze mitiche cui ci sembra che i personaggi chiedano protezione.

Luoghi uguali, difficili ed enormemente suggestivi, piani, colline e campagne in cui fuggire, nascondersi o morire, ritratti in una luce quasi livida che ne trasfigura la bellezza e li preoccupa, in accordo con l’aura del film.

Sei minuti a mezzanotte

Sei minuti a mezzanotte – Cast

Contemporaneo il cast, tra cui spiccano la granitica Dench, capace con uno sguardo commosso, immobile di sintetizzare un addio ed una sconfitta come meglio non si potrebbe a parole e Izzard, preda impassibile e magnetica, la spia comprensiva, che sembra stare un passo avanti al dramma senza strapparsi i capelli per questo, senza sorprendersi di qualunque cambio improvviso e sinistro di traiettoria, tra le sue peripezie disperate, goffe e malandrine pur di trovarsi al momento giusto nel posto giusto.

Manca all’inquietudine di fondo una sufficiente introspezione psicologica dei personaggi, che ci lasci inquadrare da dove vengono alcune solitudini, certi ardori, determinate insicurezze o al contrario improvvise e coraggiose consapevolezze; così come latita il necessario ritmo tensivo.

Sei minuti a mezzanotte

Forse questa contemplazione di fondo dell’affaccio dell’ineluttabile può lasciare i fan del genere a bocca asciutta, tributando alla vicenda un’ innocuità che forse non le rende giustizia. Sei minuti a mezzanotte è un piccolo granello di una grande spiaggia, ingloba ed esemplifica il canto del cigno di una società che sente i propri sgoccioli, vede spostato il proprio perimetro di confine e, forse, non ha nemmeno il tempo di rendersi conto se è all’altezza del compito che le si sta chiedendo.

Trailer

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SINOSSI

Nel 1939 lo spionaggio tedesco vuole riportare in patria le figlie dell'elite dirigenziale nazista che studiano in un collegio anglo-tedesco nel sud della Gran Bretagna: il nuovo insegnate d'inglese è la spia che deve impedirlo. Spy-thriller storico, che manca di ritmo ed introspezione psicologica, fagocitato dall'eleganza essenziale e docile e da un'indole crepuscolare prona alla sensazione di guerra imminente. Più innocuo di quanto potrebbe e, forse, dovrebbe.
Pyndaro
Pyndaro
Cosa so fare: osservare, immaginare, collegare, girare l’angolo  Cosa non so fare: smettere di scrivere  Cosa mangio: interpunzioni e tutta l’arte in genere  Cosa amo: i quadri che non cerchiano, e viceversa.  Cosa penso: il cinema gioca con le immagini; io con le parole. Dovevamo incontrarci prima o poi.

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