È atteso per Natale di quest’anno (negli Stati Uniti) il ritorno in sala di Robert Eggers. Non si tratta di un ritorno qualunque, ma della sua ennesima prova al confronto con un grande tropo letterario: il lupo mannaro. Un progetto nel quale il regista ha voluto nuovamente al suo fianco Aaron Taylor-Johnson, Lily-Rose Depp, William Dafoe. Si tratta di interpreti con i quali ha già collaborato in precedenza, come con il co-sceneggiatore di Werewulf, Sjòn, poeta e scrittore islandese. Assieme a questi Eggers ha già, infatti, scritto uno dei suoi film più apprezzati: The Northman.
Reduce da un’altra grande prova, quella di Nosferatu, il regista si confronta quindi con un ulteriore elemento narrativo di immaginario collettivo. Se da una parte il suo vampiro aveva ottenuto grandi plausi, dall’altra non sono mancate le critiche. Con Werewulf, a giudicare le prime immagini, potrebbe essere lo stesso. Eggers è un regista con una visione molto forte, distinta. Questo può generare entusiasmo e allo stesso tempo essere fonte di critiche.

Robert Eggers: la lingua in Werewulf
Intanto, è emerso che per lavorare sulla credibilità storica del film, il regista ha fatto uno studio a livello linguistico. Questo significa che nel film si sentirà un inglese del XIV secolo, per il quale Eggers si è valso dell’aiuto di alcuni studiosi di Oxford. Non è la prima volta che decide di lavorare in questo senso rispetto al contesto storico in cui è ambientato il film. Anche in The Northman aveva scelto di fare la stessa cosa.
Regista di talento, Eggers si appresta a portare quindi in sala il suo quinto lungometraggio. Partito come regista indipendente nel 2015 il suo The Witch era stato tra le sorprese cinematografiche sia per incassi che per la ricezione della critica. Se non sempre in questi anni gli incassi sono stati all’altezza delle previsioni, sulla critica riesce a esercitare un fascino sempre rilevante.

