Opopomoz (2003) è un film d’animazione diretto da Enzo D’Alò. Il film è stato distribuito dalla Mikado Film il 5 dicembre 2003.
La pellicola vede la partecipazione di sceneggiatori come Giacomo Scarpelli e il padre Furio Scarpelli, noto per I Soliti ignoti, C’eravamo tanto amati e diverse commedie di Totò.
Le illustrazioni sono invece realizzate da Michel Fuzellier, che aveva già collaborato con D’Alò per La Gabbianella e il Gatto.
A dare le voci ai personaggi ci sono giganti del cinema e teatro italiano e internazionale quali Silvio Orlando, Peppe Barra, Vincenzo Salemme e un simpatico John Turturro. Mentre Pino Daniele è stato autore e interprete delle musiche.
Successivamente all’uscita del film, lo sceneggiatore Furio Scarpelli ha ripercorso la storia in chiave romanzata, trasformando la trama di Opopomoz in un romanzo per bambini.

Opopomoz – Trama
Si avvicina il Natale e Sua Profondità (Peppe Barra), dall’abissale regno degli inferi, ha un piano diabolico da compiere urgentemente: impedire la nascita di Gesù Bambino.
Ingaggia tre diavoletti – Farfaricchio (Fabio Volo), Scarapino (Oreste Lionello) e Astarotte (Tonino Accolla) – per portare a termine questa missione. Le tre pedine, piuttosto maldestre e tutt’altro che terrificanti, devono riuscire a tentare qualcuno dai pensieri malvagi, che li aiuti a fermare la nascita del Bambinello.
Proprio a Napoli, città simbolo del presepe e natività, vedono il prescelto in Rocco (Ciro Ricci).
Il piccolo Rocco è geloso per la nascita del suo fratellino, che dovrebbe avvenire proprio a cavallo tra la vigilia e il Natale. Se tutta la sua famiglia festeggia per l’arrivo del nuovo bambino, Rocco si sente trascurato e infastidito. Spinto da questi sentimenti e convinto che la nascita di Gesù bloccherà anche la nascita del suo fratellino, Rocco è intenzionato a fermare il Natale.
Pronunciando la parola magica Opopomoz, il bambino si catapulterà nel presepe e proverà a raggiungere Giuseppe e Maria per cambiare il loro destino.
Con l’aiuto di nuovi personaggi e della sua cuginetta Sara, Rocco riuscirà però a cambiare la direzione del proprio cammino, maturando e imparando ad agire autonomamente.

Opopomoz – Recensione
Opopomoz nasce come storia originale e autonoma, è un progetto diverso rispetto ai precedenti lavori di D’Alò che sono ispirati a racconti di bambini. In questo film il regista affronta prima di tutto un tema molto delicato: il rapporto che un bambino può avere con l’arrivo di un fratellino. Mostra come può cambiare la percezione che ha della famiglia e come il sentirsi solo posso esporlo a situazioni pericolose.
Il termine Opopomoz è un neologismo ideato da Scarpelli, che ha la stessa efficacia delle parole magiche come “Abracadabra”. Sfruttando il suono onomatopeico, Opopomoz sembra proprio una parola associabile al linguaggio giocoso dei bambini. Ma con una musicalità che la rende memorabile.
Al di là di ciò, la presenza di Furio Scarpelli nella scrittura si avverte con forza. La sceneggiatura dimostra una grande attenzione ai personaggi e ai loro conflitti interiori. Padre e figlio Scarpelli portano nel film una lezione della commedia all’italiana.

Il punto di partenza è estremamente realistico: la gelosia di un bambino verso il fratellino è un sentimento universale. Da questa base concreta, la storia si espande verso il fantastico con una rappresentazione in 3D vivace e dinamica.
Il percorso di Rocco diventa un viaggio di formazione e lungo la strada verso Betlemme, il bambino impara a guardare oltre sé stesso.
Sebbene il soggetto della storia ricordi quello del Grinch, Opopomoz non si sofferma sulla magia del Natale, bensì sulla sua sacralità.
Il modo in cui il regista ha deciso di parlare del Natale è affascinante. Non sono i regali, Babbo Natale o l’albero a far gioire per questo giorno, D’Alò racconta la festività secondo un punto di vista diverso. Osserva il Natale partendo dall’inferno; quindi, dal punto di vista di personaggi che lo vivono come una minaccia. Questa scelta non solo dà un tocco di originalità alla storia ma ribalta anche lo stereotipo del film natalizio tradizionale.
Il ruolo di Napoli
La città di Napoli svolge un ruolo importante nella narrazione. Viene scelta come capitale simbolica del presepe.
È una città che vive il Natale come tradizione collettiva, fatta di miti e convivialità. Gli autori riescono a evitare i cliché più abusati, riuscendo con poco ad allontanarsi dall’immagine di cartolina turistica o macchietta folkloristica e a sfruttare i suoi spazi, le sue voci e i suoi rituali quotidiani.
Il lavoro sugli ambienti è accurato e coerente. Il presepe diventa il cuore dell’immaginario del film. Non è solo una rappresentazione religiosa, ma un mondo vivo e dinamico.
Il riferimento a La cantata dei Pastori, racconto teatrale che mescola sacro e profano, è evidente: la tradizione napoletana diventa una chiave narrativa moderna e accessibile. In Opopomoz il sacro convive con il quotidiano, con l’ironia e il linguaggio della fiaba popolare e il conflitto nasce da chi simbolicamente rifiuta la sacralità del momento.

Il paradosso del sogno
Una volta catapultato nel presepe, il piccolo protagonista è giustamente molto confuso, non sa cosa stia succedendo e non distingue la realtà dal sogno. A tal proposito viene introdotto dai tre diavoletti il paradosso filosofico della farfalla di Zhuangzi sottoforma di favoletta. La favola parla di un uomo che sogna di essere una farfalla. Al suo risveglio non sa più se è un uomo che ha sognato di essere una farfalla o una farfalla di essere un uomo.
Questo paradosso mostra che la realtà non è uguale per tutti ma è molto relativa. Infatti, nel film i personaggi del presepe vivono come se il loro mondo fosse reale. I diavoli pensano di fare il loro lavoro. Rocco crede che fermare il Natale risolverà i suoi problemi. Questa scena fa da input per il nostro portagonista in cui comincia ad assumere un pensiero autonomo e comprendere qual è la cosa più giusta da fare.
Conclusioni
Opopomoz è un film italiano sul Natale ben lontano dai classici cinepanettoni, abitualmente proposti durante le feste. È una fiaba colorata e molto educativa, capace di affrontare temi complessi con leggerezza.
Il film riscatta un po’ quella che è la considerazione del film d’animazione in Italia, spesso sottovalutata. L’animazione diventa un mezzo potente per comunicare messaggi importanti e raccontare storie che un film dal vero non potrebbe trasmettere con la stessa efficacia. Pur rivolgendosi principalmente ai più giovani, sicuramente gli adulti possono apprezzarne la profondità e sensibilità.
Il film è disponibile su Prime Video.
