C’eravamo tanto amati fa parte a pieno titolo dell’immaginario collettivo del cinema italiano, anche a cinquant’anni dalla sua uscita. Un film che cambia il corso della carriera del regista Ettore Scola, con un cast che oggi si definirebbe stellare. Interpreti principali sono Vittorio Gassman (Gianni), Nino Manfredi (Antonio), Stefano Satta Flores (Nicola)e Stefania Sandrelli (Luciana). Tra gli interpreti secondari spiccano Aldo Fabrizi (Romolo Catenacci) e Giovanna Ralli (Elide Catenacci). Molti sono i volti che interpretano un cameo, tra cui Mike Bongiorno, Federico Fellini e Marcello Mastroianni. Il film valse a Scola la vittoria del Premio César al miglior film straniero.

C’eravamo tanto amati – la trama
Antonio, Gianni e Nicola sono tre giovani che diventano amici durante il loro periodo da partigiani nella lotta contro il nazifascismo. Alla fine della guerra i tre tornano nelle proprie città, Nicola a Nocera Inferiore, Gianni a Pavia dove studia da avvocato e Antonio a Roma. Quest’ultimo, occupato in ospedale, viene discriminato per le idee politiche a cui non ha rinunciato al termine della guerra. Qui incontra Luciana, di cui si innamora subito. I due a cena incontrano casualmente Gianni, da cui Luciana risulterà immediatamente attratta, ricambiata. Ma anche la relazione tra Gianni e Luciana non dura quando l’uomo incontra Elide, figlia di un palazzinaro romano per cui lavora. Anche Nicola abbandona Nocera Inferiore per Roma quando a causa delle sue idee e delle velleità cinematografiche viene allontanato dall’insegnamento. Anche Nicola si invaghisce di Luciana, con la conseguenza di rompere l’amicizia con Antonio, sempre innamorato della donna.
Luciana e Antonio si rincontrano casualmente per due volte. La prima sul set de La dolce vita e una seconda volta quando l’uomo apprende che Luciana è diventata madre. I due tornano comunque insieme, mentre Nicola dopo aver tentato la carriera televisiva si ritrova sempre più solo. Intanto Gianni, ormai imprenditore nell’azienda del suocero, perde la moglie Elide in un incidente. Antonio e Gianni si rincontrano casualmente nel 1974 e decidono di andare a cena assieme, coinvolgendo anche Nicola. La cena si rivelerà l’occasione per i tre di rievocare il passato, ma farà emergere rancori vecchi e nuovi. Antonio e Nicola sono convinti che Gianni sia povero, per scoprire la verità sulla sua vita solo attraverso la sua patente, cadutagli durante una colluttazione. La canzone finale del film, scambiata per un vero canto partigiano, è in realtà un testo scritto appositamente per C’eravamo tanto amati dallo stesso Scola.

C’eravamo tanto amati – la recensione
Secondo una parte di storiografia cinematografica C’eravamo tanto amati segna in qualche modo la fine della commedia all’italiana. All’interno di questa categoria, va ricordato, rientrano molti titoli tra loro molto differenti. Si tratta del gruppo eterogeneo che tiene assieme titoli come Il sorpasso e L’armata Brancaleone. Il film sembra compiere, in effetti, un’operazione retrospettiva. Attraverso i quattro protagonisti si ripercorre con amara ironia la disillusione di oltre trent’anni di storia italiana dopo le grandi speranze post-Liberazione. Il personaggio di Stefania Sandrelli è ispirato in parte ad un altro personaggio interpretato dall’attrice, Io la conoscevo bene. Anche in quel caso la donna tentava di fare carriera nel mondo del cinema, senza riuscirci. Ma anche i tre uomini attraverso le loro miserie quotidiane sembrano guardare a una dimensione più ampia, che supera quella individuale.
Lo sguardo di Scola, al contrario di altre occasioni, è però quasi benevolo verso i suoi protagonisti. Gianni, che rispetto agli altri ha raggiunto una situazione di agiatezza economica, si trova ad affrontare il distacco dalle persone che lo circondano. Al punto da arrivare durante la cena a fantasticare della sua morte durante la guerra. L’avvocato non riuscirà a rivelare agli amici la sua condizione economica, anche provandoci più volte. Antonio e Nicola vivono invece alla giornata, disillusi e sconfitti, ma in un certo senso mai domi. Sono loro la nota ironica del film, in particolare l’Antonio portato magistralmente in scena da Manfredi. Fin dal titolo si tratta di un’opera che tradisce un vuoto, un’assenza, non solo personale che tutti si trovano ad affrontare.

La storia attraverso il cinema e i suoi volti
La storia di C’eravamo tanto amati è uno dei racconti collettivi della storia italiana dopo la seconda guerra mondiale. Il Neorealismo e la commedia all’italiana hanno declinato questo racconto e ne hanno modellato forme e istanze. In maniere differenti, ma comunque tanti, sono i film che hanno messo in scena il modo in cui la società italiana si è modificata nel corso del tempo. Se Rossellini e De Sica sono sicuramente quelli che meglio hanno narrato l’immediato dopoguerra, l’avvento di altri registi ha offerto altre prospettive altre storie. Il fiorire di professionisti e professioniste in tutti i settori ha permesso al cinema italiano di conoscere sicuramente il suo periodo più rilevante.
Un processo che ha coinvolto anche attori e attrici. Gassman, Manfredi, Mastroianni ma anche attrici come Monica Vitti, Stefania Sandrelli, Sandra Milo hanno rappresentato i volti di questo pezzo di cinema e di storia. Se Mastroianni è stato in assoluto il volto più felliniano, Gassman e Manfredi sono stati i volti dell’ironia più spinta. Monica Vitti è stata, tra le tante cose, il segno del cinema che cambiava, che approdava a un’altra era. Il cinema italiano ha avuto una sua funzione di narrazione e trasformazione della società che ancora oggi merita di essere raccontata.

