Recensioni FilmOgni maledetto fantacalcio - Ritratto originale dei millennials

Ogni maledetto fantacalcio – Ritratto originale dei millennials

Chi non ha mai sentito parlare almeno una volta di fantacalcio? L’asta che si tiene a fine agosto, le pagelle settimanali, le partite domenicali. Un rito che accompagna uomini e ragazzi di tutte le generazioni, ma soprattutto quello dei millennials. Ne parla Ogni maledetto fantacalcio, film disponibile su Netflix per la regia di Alessio Maria Federici con Giacomo Ferrara (Suburra) e Silvia D’Amico

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Ogni maledetto fantacalcio

Ogni maledetto fantacalcio – Trama

Simone (Giacomo Ferrara) ha 30 anni ed è aspirante sceneggiatore disoccupato, vive a casa del suo amico Gianni (Enrico Borello), con cui da anni porta avanti una lega di fantacalcio. Con loro ci sono anche Federico, (Antonio Bannò) avvocato gay ma non dichiarato, il ricercatore universitario e padre di famiglia Nicola (Francesco Russo), Francesco detto “Hikikomori” (Giacomo Bottoni), che non esce di casa da sette anni e Jacopo (Francesco Giordano), studente universitario fuoricorso che non accetta di crescere.  Quando l’ottavo membro della lega muore per un incidente stradale, a sostituirlo arriva Andrea (Silvia D’Amico), che suscita da subito l’interesse in Simone

Le vite, già instabili, dei protagonisti vengono scosse da un evento imprevisto. Il giorno del matrimonio di Gianni con Bianca (Francesca Agosti), lo sposo improvvisamente scompare. I cinque amici vengono interrogati da una giudice, interpretata da Caterina Guzzanti, e attraverso flashback raccontano gli avvenimenti intercorsi dall’arrivo di Andrea nella lega fino al giorno dell’addio celibato di Gianni

Ogni maledetto fantacalcio – Recensione

Fare un film sul fantacalcio poteva essere un azzardo, il rischio di essere marchiato di superficialità è dietro l’angolo. Mettere in scena le dinamiche di un gioco parallelo al campionato di serie A che ipnotizza le menti di uomini e ragazzi di generazioni diverse non è da tutti. Eppure, nel film emerge quasi da subito lo scopo del fantacalcio: si tratta di un espediente narrativo per raccontare le gioie, ma anche i dolori, di una generazione sospesa, quella dei millennials. 

Cresciuti sotto la crisi, in un mondo da cui hanno ricevuto troppe porte in faccia, in cui i sogni faticano a realizzarsi e le aspettative della società sono sempre maggiori, i millennials hanno finito per creare dei rifugi che permettano loro di stare al sicuro. Il rifugio dei protagonisti è proprio il fantacalcio. Questo gioco con i suoi riti e i suoi passaggi porta con sé delle gioie, ma anche una stabilità che a molti di loro manca. 

Ogni maledetto fantacalcio non è di certo un film perfetto, ma di certo non è neanche un film superficiale. È un film che con una vena di leggerezza, di ironia e di semplicità vuole parlare di una generazione che tra le incertezze della vita trova una via di fuga, un palliativo per le disavventure quotidiane. Con questa premessa forse, però, a stonare è il finale, che – senza fare spoiler – tende a vanificare tutte le premesse. O, forse, tutto ha perfettamente senso: qualunque cosa accada, il fantacalcio per i protagonisti c’è sempre. 

In Ogni maledetto fantacalcio il cast rappresenta sicuramente uno dei punti di forza. I personaggi sono ben delineati e riconoscibili, ma senza cadere nello stereotipo: c’è il creativo fallito, l’eterno fuoricorso, l’introverso che si isola.

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Cast

Il punto cardine del film è Simone, interpretato da Giacomo Ferrara: il punto di vista che regge il film è il suo (tranne una piccola parte). Simone ha 30 anni e vuole fare lo sceneggiatore, ma si ritrova a vivere tra il divano di casa di Gianni e quello di casa di sua nonna. Per questo motivo, il fantacalcio diventa il suo modo per fuggire da una vita che non va come previsto. Silvia D’Amico interpreta Andrea, l’unica donna del gruppo. Anche Andrea, come Simone, non ha raggiunto gli obiettivi che si era prefissata e trova nel gioco un posto sicuro. 

Intorno a loro abita un universo perlopiù maschile. Enrico Borello interpreta Gianni, colui che – tra tutti – ha raggiunta una certa stabilità. Analizzando il suo personaggio, però, una domanda sorge spontanea: la stabilità è sinonimo di felicità? 

Francesco Russo è Nicola, un ricercatore precario con una giovane moglie autoritaria e una figlia piccola. Francesco Giordano, invece, è Jacopo, soprannominato Hikikomori, perché non esce di casa. Dietro tutto questo si cela una fragilità che lo accomuna a molti suoi coetanei: nascondersi è un modo per fuggire dalle bugie che si raccontano. Completano il cast anche Caterina Guzzanti, nei panni di una rigida giudice, e Francesca Agosti, che interpreta Bianca, la moglie abbandonata all’altare da Gianni. 

Conclusioni

Ogni maledetto fantacalcio si pone l’obiettivo di parlare di una generazione che spesso viene umiliata: quella dei millennials. Propone, però, un punto di vista innovativo, perché la osserva attraverso la lente del gioco. Il fantacalcio, dunque, diventa espediente narrativo ma anche personaggio. Le metafore calcistiche da un lato muovono il racconto, dall’altro permettono lo spettatore di entrare nella psicologia dei personaggi. 

Con leggerezza e ironia, il film mette in scena dei personaggi estremamente reali, illustrandone gioie e dolori quotidiani. Tuttavia, la pellicola non osa fino in fondo, mettendo in scena un finale che non convince fino in fondo. 

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PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Ogni maledetto fantacalcio offre un ritratto originale della generazione dei millennials, osservandoli attraverso la lente del gioco. Il fantacalcio è solo un espediente narrativo per entrare nella mente dei personaggi con leggerezza e ironia.
Laura Andriuzzi
Laura Andriuzzi
Sono una fan del cinema e della scrittura, amante di maratone cinematografiche e scontri critici sulla trama. Dalle commedie francesi ai crime procedural, mi piace tutto ciò che richiede cervello, ironia e una spruzzata di mistero. E se non sto guardando qualcosa? Probabilmente sto tentando di scriverlo!

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