La 38ª edizione del Tokyo International Film Festival programmerà una proiezione retrospettiva di Mishima: A Life in Four Chapters, il biopic letterario di Paul Schrader. Sarà, di fatto, la prima proiezione giapponese del film — con circa 40 anni di ritardo.
Il percorso del film verso gli schermi giapponesi è stato estremamente tormentato — e per molti versi è un miracolo che esista. Scritto e diretto da Schrader a meno di dieci anni dalla sua affermazione a Hollywood come sceneggiatore di Taxi Driver, il film fu sostenuto dalla Zoetrope Pictures di Francis Ford Coppola e George Lucas in uno dei suoi periodi più attivi.
Negli anni, Schrader, ha ripetutamente affermato di considerare Mishima il suo lavoro migliore come regista (mentre Taxi Driver resta il suo preferito come sceneggiatore). Riflettendo sulla sua carriera cinquantennale al Festival di Venezia 2022, premiato con il Leone d’Oro alla carriera, ha dichiarato: “Il mio preferito è Mishima: A Life in Four Chapters, semplicemente perché è la cosa più incredibile che abbia mai fatto. Ancora non riesco a credere di aver realizzato quel film.”
Mishima: di cosa parla il film?
Girato interamente in Giappone con un cast tutto giapponese, il film esplora vividamente la vita e le idee dell’iconoclasta letterario più controverso del Paese, Yukio Mishima. Il romanziere è stato nominato per cinque volte al Premio Nobel per la Letteratura, prima di togliersi la vita con il suicidio rituale dopo un tentativo fallito di restaurare il potere imperiale con un colpo di stato. Il film intreccia episodi della vita di Mishima con drammatizzazioni stilizzate di momenti tratti dai suoi libri.
Fin dalla sua uscita, il film è stato un successo di critica. Vinse il premio per il Miglior Contributo Artistico al Festival di Cannes del 1985. Roger Ebert in seguito lo definì “il biopic più anticonvenzionale che abbia mai visto, e uno dei migliori.” La Criterion Collection lo restaurò e ristampò nel 2008, assicurandogli lo status di cult. Alcuni registi come Martin Scorsese e Guillermo del Toro lo hanno citato pubblicamente come il capolavoro di Schrader.
Ma all’epoca fu un flop inequivocabile, in gran parte a causa della sua accoglienza ostile in Giappone.
I motivi del flop commerciale
Nonostante fosse cofinanziato dal principale studio del Paese, Toho Towa, e interpretato dal venerato attore Ken Ogata nel ruolo principale, il film in Giappone fu stroncato subito. A metà degli anni ’80, la figura di Mishima in Giappone restava profondamente controversa. Era venerato negli ambienti letterari come uno stilista di rara brillantezza, ma anche mitizzato dall’estrema destra come martire della restaurazione imperiale. La sua fine cruenta — il seppuku pubblico dopo il tentato golpe del 1970 — lo aveva reso al contempo icona culturale duratura e soggetto radioattivo.
La rappresentazione esplicita delle ossessioni bisessuali di Mishima e del suo radicalismo politico, senza contare il coinvolgimento di registi stranieri come Schrader, Coppola e Lucas, provocarono il boicottaggio della vedova di Mishima e incensarono i gruppi politici ultranazionalisti che continuavano a venerarlo. I cinema di Tokyo avrebbero ricevuto minacce di violenza, e la Toho ritirò rapidamente il proprio supporto a una distribuzione domestica. Il film fu inoltre escluso da quella stessa edizione del Tokyo International Film Festival.
Ancora oggi, lo spettro di quelle minacce iniziali, e le sensibilità politiche che rivelarono, hanno tenuto a bada distributori e programmatori di festival. Sebbene il film sia occasionalmente riemerso in contesti accademici, è rimasto ufficialmente invisibile al pubblico giapponese generale.
Schrader ha espresso interesse a tornare in Giappone per discutere del film al festival, ma la sua presenza è ancora incerta. La decisione di proiettare finalmente il film è stata presa in considerazione del centenario della nascita di Mishima, avvenuta nel 1925, hanno spiegato i direttori del festival.
