MIB 23, cosa avremmo visto se il crossover fosse stato realizzato.

MIB 23 è un titolo che incuriosisce subito. Lo sguardo si posa su quello che sembra essere quasi un logo, più che il nome di un film. Una dicitura si può dire evocativa: la prima parte (MIB) rimanda infatti, in maniera inevitabile, a uno dei film che hanno dominato l’infanzia di moltissimi over 30 di oggi. Il 23 invece è uno dei numeri più iconici del mondo.

MIB è la sigla di quel capolavoro di sci-fi che è Men in Black; trilogia che ha riscosso un enorme successo tra la fine degli anni Novanta e il 2013. Mentre il numero 23 è correlato a un altro franchise (decisamente inaspettato considerando il genere cinematografico degli agenti in nero). Si tratta di 21 Jump Street. MIB 23 è dunque il titolo composto del crossover che, fino a qualche anno fa, era in progetto.

Come si sa, il film non ha mai visto la luce e anche le flebili speranze rimaste sono scemate nel tempo, lasciando agli spettatori (possibili fan di uno dei crossover più folli della storia) solo un consistente amaro in bocca. L’accostamento è, a dirla tutta, azzardato ma proprio per questo motivo si sarebbe posto anche in un’ottica sperimentale. In una fase moria delle sceneggiature, dove ormai non si sa più dove attingere, MIB 23 avrebbe sbaragliato qualsiasi tipo di concorrenza.

MIIB 23

MIB 23 – I dati trafugati e il “Sony Hack”

Per comprendere la portata del rimpianto di non aver mai assistito a uno spettacolo simile bisogna partire dalla fine, dato che la scoperta globale di MIB 23 nasce da un evento illecito.

Nel 2014 viene ufficialmente dato per certo che Sony e Original Film stessero lavorando a un sequel di 22 Jump Street. Lo stato embrionale dell’opera era confermato dal fatto che, al di là della sacrosanta riconferma di Channing Tatum e Jonah Hill come protagonisti, non si sapeva ancora a chi affidare la cabina di regia. Successivamente, qualche mese dopo le dichiarazioni di Deadline, viene reso noto che un gruppo di Hacker (noto come Guardians of Peace) si era reso colpevole di un attacco ai sistemi informatici della Sony che aveva prodotto una raccolta enorme di dati sensibili.

L’obiettivo era legato alla protesta contro l’uscita in sala del discusso The Interview, la cui distribuzione voleva essere boicottata. Invece di riuscire nell’intento, il gruppo di informatici aveva invece incontrato una serie di progetti molto interessanti: c’erano Men in Black 4 e, ovviamente, l’idea del crossover in oggetto che mostrava anche diverse idee messe per iscritto.

Piuttosto che mollare, la Sony cercò di trasformare questa disgrazia a suo favore e cominciò a tastare il terreno per valutare un’eventuale uscita della pellicola. MIB 23 era chiaramente un annuncio roboante ma bisognava capire a questo punto se il giudizio della gente si avvicinasse allo scherno o se piuttosto portava i fan a chiedere sempre più dettagli. Evidentemente la velata indagine di mercato portò a risultati apprezzabili.

I registi di 21 Jump Street, ovvero Phil Lord e Christopher Miller, hanno dunque cominciato a rilasciare dichiarazioni che non smentissero affatto le notizie che erano state diffuse. Anzi, confermarono l’intenzione di produrre questo crossover. Consapevoli di trovarsi davanti a una sfida enorme (e anche po’ folle) si dimostrarono disposti a parlarne. L’idea di vedere Jenko e Schmidt prendere parte all’universo di Men in Black fomentava loro tanto quanto il pubblico, per cui si trovarono a voler cavalcare l’onda. Le uniche critiche che potevano essere mosse erano probabilmente legate al piglio dell’opera che avrebbe assunto dei connotati demenziali a scapito invece di una saga (quella degli uomini in nero) che era ironica ma con una velata punta emotiva. L’accostamento più che preoccupare esaltava: dopotutto lo stesso film di Lord e Miller si basava su una serie tv anni 80 che aveva un registro decisamente poco satirico. Inutile dire che il progetto era riuscito e che quindi i due agenti scapestrati potevano misurarsi anche con qualcosa di extra-terrestre.

MIIB 23

Quali sarebbero stati i contenuti del film?

Quando si parla di MIB 23 intanto vale la pena segnalare che si tratta di un nome di fantasia. L’ufficialità del titolo non è mai stata confermata, pertanto grandi certezze non ce ne sono. Chiaro è che l’idea di veder mischiati i due mondi non significava per forza che i due agenti novelli di Jump Street avrebbero fatto la conoscenza di K e J (i ben più esperti agenti segreti dei servizi speciali intergalattici). Bisogna ammettere però che l’incontro tra Jenko, Schmidt e K avrebbe assunto una dimensione leggendaria che nessun film degli Avengers avrebbe mai potuto eguagliare. Anche una loro interazione con lo stesso Will Smith non sarebbe però stata da meno.

A rilevare, tuttavia, sarebbe stato piuttosto il contesto di MIB, l’ecosistema della lotta agli invasori spaziali che minava l’equilibrio sulla terra e la pluricentenaria convivenza tra umani e alieni. Indiscrezioni parlano infatti di una trama che avrebbe comportato un pianeta terra in un così grave pericolo da essere necessario il ricorso a nuove reclute. Chi più inadatto di Jenko e Schmidt per affrontare questo tipo di minaccia? La genialità risiedeva proprio in questo.

Tra le tante illazioni e le dichiarazioni rilasciate con il contagocce, un’altra ipotesi emersa era che stavolta i due agenti avrebbero indossato abiti bianchi: questo non solo simboleggiava l’unione dei due franchise ma indicava anche l’inesperienza dei due che avrebbero dovuto meritarsi il privilegio di diventare a tutti gli effetti uomini in nero. L’idea dei produttori era probabilmente quella di interpretare la scalata all’abito scuro come una sorta di percorso assimilabile ai gradi militari o, ancor più, alle discipline marziali.

Si voleva riconoscere la secondarietà di 21 Jump Street al mondo di MIB che godeva di una ben più accresciuta autorevolezza. I dettagli sulla trama non sono molti, ma da quello che si sa è chiaro che il crossover sarebbe stato sopraffino e non sguaiato come si potrebbe pensare.

Il progetto aveva cominciato a prendere corpo ma poi è decaduto miseramente, lasciando spazio a un’altra idea ben più fallimentare come Men in Black: International. In molti hanno pensato che questo film fosse stato prodotto in sostituzione di MIB 23 e il pensiero che questo potesse essere vero ha deluso moltissimi fan. Effettivamente c’è da considerare che anche questo è un progetto che considera MIB solo per la sua cornice, inserendo personaggi totalmente nuovi e, anche qui, alle prime armi. La volontà di allargare il franchise è diventata tuttavia un tentativo (maldestro) di espanderlo e renderlo fruibile a tutti. Palese l’intento commerciale dietro a questa scelta: Chris Hemsworth era, tra l’altro, fresco del successone Avengers: Endgame e sottovalutare questo appiglio sarebbe stato ai limiti dell’imperdonabile, nonostante il risultato finale.

MIB 23 rimane un prodotto mai visto che poteva essere di nicchia ma avrebbe senza dubbio consegnato l’idea al mito, senza contare che avrebbe potuto porsi come apripista per un nuovo genere vero e proprio. Le interconnessioni che il mondo del cinema potrebbe anche oggi stesso sperimentare sono infinite. Chissà che l’idea non venga clamorosamente riesumata. La speranza, si sa, è l’ultima a morire.

Federico Favale
Federico Favale
Anche da piccolo non andavo mai a letto presto. Troppi film a tenermi sveglio. Più guardavo più dicevo a me stesso: "ok, la vita non è un film ma se non guardassi film non capirei nulla della vita".

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