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Martin Scorsese nella bufera dopo aver supportato l’AI

Martin Scorsese è al centro di un acceso dibattito dopo aver reso noto il suo investimento in una società di intelligenza artificiale e l’utilizzo di strumenti AI per la creazione di storyboard. La notizia ha suscitato reazioni contrastanti nell’industria cinematografica, soprattutto tra artisti e professionisti della fase di pre-produzione, che vedono questa scelta come potenzialmente dannosa per il lavoro creativo tradizionale.

Secondo quanto riportato dal New York Times, il regista è diventato nel 2025 socio e consulente di Black Forest Labs, azienda tedesca specializzata in intelligenza artificiale generativa capace di trasformare testi in immagini. La sua decisione di sperimentare queste tecnologie ha immediatamente attirato l’attenzione del settore, dividendo opinioni tra chi vede l’IA come un’opportunità e chi teme un impatto negativo sulle professioni artistiche. Scorsese ha difeso la propria posizione sottolineando il legame tra innovazione e cinema.

Ha spiegato di essere interessato a come la tecnologia possa ampliare le possibilità narrative e migliorare la comunicazione della visione creativa. Secondo il regista, il cinema è un’arte relativamente giovane e deve restare aperta all’evoluzione tecnologica. Ha inoltre ricordato di realizzare storyboard da circa settant’anni e di aver spesso incontrato difficoltà nel tradurre le proprie idee in modo immediato per cast e troupe. In questo senso, l’uso dell’IA rappresenterebbe per lui uno strumento utile per rendere più chiara e veloce la condivisione delle idee durante la pre-produzione, fase in cui il tempo è particolarmente prezioso.

Martin Scorsese – Il dibattito è aperto

Le sue dichiarazioni hanno però provocato forti critiche da parte di diversi artisti. Tra questi, la concept artist Karla Ortiz ha definito la scelta inaccettabile e offensiva per chi lavora nel settore. Anche il regista Samuel Deats ha espresso perplessità, sostenendo che non sia necessario ricorrere a sistemi di intelligenza artificiale costruiti su lavori artistici esistenti e invitando a maggiore rispetto per il lavoro creativo umano. Il caso si inserisce in un contesto più ampio in cui l’intelligenza artificiale sta entrando sempre più nell’industria cinematografica. Alcuni registi e produttori hanno già iniziato a sperimentarla: Steven Soderbergh ha utilizzato sequenze generate dall’IA in un suo documentario recente (ne abbiamo parlato qui), mentre Gareth Edwards ha descritto la tecnologia come uno strumento estremamente efficace per supportare il processo creativo.

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Anche il Tribeca Film Festival ha mostrato apertura verso progetti interamente generati dall’intelligenza artificiale, contribuendo a un dibattito sempre più acceso sul futuro del cinema. Al momento, non risulta che Martin Scorsese voglia integrare l’IA nei suoi film finiti: il suo utilizzo sarebbe limitato alla fase di progettazione visiva. Il regista ha infatti precisato di aver già testato il sistema su una scena, sottolineando come la possibilità di visualizzare immediatamente gli storyboard rappresenti un vantaggio concreto in termini di rapidità ed efficienza, senza compromettere la cura artistica del progetto.

Alberto Bajardi
Alberto Bajardi
Nato su quel ramo del Lago di Como dove Hitchcock girò la sua opera prima, si iscrive a giurisprudenza ispirato da La parola ai giurati, ma si ritrova a disertare le lezioni come Antoine Doinel, attratto dai matinée delle sale milanesi. Laureatosi al DAMS per non sentirsi più in colpa, ama il cinema senza distinzione di generi e cerca in un film nient'altro che emozioni autentiche, siano esse nei più acuti ritratti umani di Cassavetes o nei più viscerali horror di Cronenberg.

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