Marina è un cortometraggio dalla regia di Paoli De Luca. Presentato in concorso alla Settimana Internazionale della Critica e prodotto dal Centro Sperimentale di Cinematografia. Il film è tra i titoli che rappresentano il CSC alla Mostra del Cinema di Venezia 2025
De Luca è una giovane autrice che con questo lavoro conferma una voce originale e personale nel panorama del cinema emergente. Presentare un corto in una sezione così prestigiosa rappresenta non solo un riconoscimento, ma anche un momento cruciale per il lancio di nuovi talenti.

Marina – La trama
Un anno dopo l’inizio della sua transizione di genere, Marina (Silvia Ella Fois) trascorre un caldo weekend estivo nella casa dell’amica Camilla (Eco Andriolo Ranzi). Tutti la riempiono di complimenti, sottolineando quanto sia diventata bella, ma il suo sguardo su di sé resta incerto e pieno di dubbi.
L’ammirazione per il corpo di Camilla, che osserva e ritrae con attenzione sul suo taccuino, alimenta un confronto silenzioso e doloroso. L’arrivo improvviso di Lorenzo (Giovanni De Maria) e dei suoi amici introduce nuove tensioni, mettendo in discussione non solo l’equilibrio di Marina, ma anche l’intimità e la complicità della sua amicizia con Camilla.
Tra desideri, fragilità e ombre estive, emerge il ritratto di una giovane donna in bilico tra ricerca di sé e sguardi esterni, come una sirena sospesa tra sogno e realtà.

Marina – La recensione
Il film, delicato e al tempo stesso incisivo, si presenta come un vero e proprio coming of age che mette al centro temi universali e profondamente attuali. Marina non racconta soltanto la storia di una giovane donna alle prese con il proprio percorso identitario, ma affronta con sensibilità l’amicizia, la crescita e la difficoltà – o la bellezza – di riconoscersi attraverso lo sguardo degli altri e davanti allo specchio. La regista riesce a catturare quei momenti in cui la percezione di sé viene filtrata da chi ci circonda, restituendo la tensione tra ciò che si è, ciò che si vorrebbe essere e ciò che gli altri vedono.
Lo sguardo cinematografico alterna atmosfere intime, fatte di silenzi e dettagli, a improvvise ondate di tensione emotiva, che nascono dal confronto con gli altri e con i propri fantasmi interiori. Lo stile è essenziale ma mai banale: pochi minuti di narrazione bastano a costruire un microcosmo credibile e pulsante, dove ogni gesto, ogni parola, ogni sguardo assume un peso specifico.
In questo senso, il corto di Paoli De Luca diventa un piccolo laboratorio di linguaggio cinematografico, capace di trasmettere emozioni autentiche e universali, restituendo la fragilità e la forza che accompagnano il percorso di crescita.
Uno degli elementi più riusciti del cortometraggio è senza dubbio l’uso delle immagini e del sonoro: ogni inquadratura appare pensata per comunicare sensazioni precise, mentre il ritmo si mantiene sempre coerente con la delicatezza del racconto.
Il suo è un cinema che parla sottovoce, ma che arriva dritto al cuore.

Dall’intervista con Paoli De Luca
Durante la nostra intervista, la regista ha sottolineato come il corto nasca da un’urgenza personale. Una necessità di parlare di giovani, di pubertà in un contesto naturale.
Un corto, dunque, che non nasce dall’esigenza di parlare della transizione di genere. <<La transizione è un argomento sdoganato, che può risultare a tratti didascalico.>>
<<Il desiderio è stato molto influenzato dalla scelta del luogo. L’acqua, la natura ma anche la casa>>. Infatti, come spiega De Luca: <<volevo un non-luogo, che fosse anche protagonista>>. Non si tratta soltanto di uno sfondo, ma di un vero e proprio protagonista silenzioso. Questo ambiente quasi sospeso nel tempo, diventa specchio delle emozioni di Marina, delle sue insicurezze e dei suoi desideri. La villa nell’oasi quasi deserta, dove non si sa cosa vi è attorno a essa. La regista ci racconta come l’obiettivo era creare un luogo che fosse quasi una zona liminale in cui avviene qualcosa e vi è un elemento di crescita.
“Quali sono stati i tuoi riferimenti artistici, cinematografici che ti hanno ispirato alla creazione del cortometraggio?“
<<Sicuramente La ciènaga e la La niña santa di Lucrecia Martel, sono i due film che mi hanno acceso e che mi hanno fatto venir voglia di fare qualcosa. Devo tantissimo a questi due film. A livello fotografico Luigi Ghirri, un fotografo che scatta in zone molto marine. Luoghi asettici. L’isola di Arturo è un capolavoro della letteratura italiana, mi ha segnato durante l’adolescenza. Mi piace pensare che Marina è un pò Arturo, che cresce in un posto isolato da tutto il resto del mondo. Marina è un pò questo, cresce in quella notte isolata da tutto. >>

Marina – Il cast, tra amicizia e prove sul set
Uno degli elementi che traspare fin da subito è la forte complicità tra i giovani interpreti: il cast di Marina non è solo un insieme di attori, ma un gruppo unito, fatto di amici che hanno condiviso insieme il percorso creativo del corto. Proprio per questo, la recitazione acquista una naturalezza speciale, capace di dare autenticità ai rapporti raccontati sullo schermo. A Giovanni De Maria abbiamo chiesto quale scena lo abbia messo maggiormente alla prova durante le riprese.
<<Con Paoli ed Ella abbiamo fatto tantissime prove. Sicuramente la scena del bacio è stata quella che abbiamo provato di più per una questione di intimità e di distanza tra i due attori che devono sentirsi in sintonia e allo stesso tempo bisogna ricreare l’imbarazzo della prima volta. E’ complesso ma è molto divertente.>>

Conclusioni
Con Marina, Paoli De Luca conferma un talento promettente e una voce autoriale già riconoscibile. La sua capacità di fondere intimità e tensione, di dare spazio tanto ai silenzi quanto agli sguardi, restituisce un racconto autentico e delicato, capace di lasciare il segno nonostante la breve durata. Un’opera che rivela non solo sensibilità narrativa, ma anche una forte attenzione al linguaggio visivo e al lavoro con gli attori.

