Recensioni FilmMangia prega ama: un viaggio interiore tra bellezza, cliché e verità

Mangia prega ama: un viaggio interiore tra bellezza, cliché e verità

Mangia prega ama (Eat Pray Love) è un film del 2010 diretto da Ryan Murphy, basato sul libro autobiografico di Elizabeth Gilbert.

- Pubblicità -

Con protagonista Julia Roberts nei panni della scrittrice in crisi esistenziale, il film si configura come una commedia drammatica dal tono leggero e accessibile. Non richiede particolare attenzione o sforzo interpretativo da parte dello spettatore: il racconto procede in modo lineare e semplice, guidando lo spettatore passo dopo passo lungo il viaggio fisico e interiore della protagonista. Proprio questa narrazione “guidata” contribuisce a rendere Mangia prega ama un film che, pur affrontando temi come la ricerca di sé, la spiritualità e l’amore, si mantiene sempre su un registro narrativo rilassato e privo di eccessivi scossoni emotivi.

mangia prega ama

Mangia prega ama – La trama

La protagonista del film, Liz Gilbert (interpretata da Julia Roberts), conduce una vita che, almeno all’apparenza, sembra perfetta: ha una carriera di successo, amici affettuosi e un marito premuroso, Stephen (Billy Crudup). Eppure, qualcosa dentro di lei la tormenta. Liz si rende conto che quel modello di vita tradizionale — fatto di stabilità, matrimonio e aspettative sociali — non le appartiene più, o forse non le è mai appartenuto davvero. Non si sente realizzata nel ruolo di moglie devota e donna di casa: percepisce che nella vita ci deve essere qualcosa di più, qualcosa che vada oltre il conformismo e la routine.

Spinta da un senso profondo di inquietudine e desiderio di cambiamento, Liz prende una decisione radicale: divorzia dal marito dopo diversi anni di matrimonio e si ritrova, per la prima volta dopo tanto tempo, a vivere da sola. Questa solitudine iniziale non è solo fisica, ma anche interiore. È come se, lasciando andare la sua vecchia vita, Liz si rendesse conto di non conoscere più nemmeno sé stessa. Inizia così un percorso di riscoperta e trasformazione personale.

Per colmare quel vuoto e ritrovare un senso di autenticità, Liz sceglie di intraprendere un viaggio lungo un anno che la porterà prima in Italia, poi in India e infine a Bali. Un viaggio fisico, che la porterà lontano anche dalla migliore amica Delia (Viola Davis), ma soprattutto spirituale, che ha come unico scopo la riconnessione con sé stessa e la comprensione più profonda del mondo che la circonda.

Mangia prega ama – La recensione

Il film si sviluppa come un vero e proprio trittico, articolandosi in tre momenti distinti che coincidono con tre luoghi geografici e culturali differenti: Italia, India e Bali. Ognuno di questi spazi rappresenta una tappa fondamentale del percorso interiore della protagonista, contribuendo in modo unico alla sua trasformazione.

La prima parte del film è ambientata in Italia, tra le strade di Roma e i vicoli vivaci di Napoli. Questa sezione è forse la più luminosa e spensierata del racconto, sia a livello narrativo che visivo. Liz si trova immersa in un contesto nuovo, vibrante, in cui può finalmente mettere da parte quell’immagine di donna “perfettina”, costantemente in controllo, che aveva costruito per sé stessa. In Italia, comincia ad abbandonare l’ossessione per l’auto-disciplina e per la performance, e si lascia andare con leggerezza ai piccoli piaceri della vita quotidiana: la buona tavola, la musicalità della lingua, la lentezza della routine, l’accoglienza delle persone. È una fase di apertura sensoriale e culturale, in cui l’estetica italiana — fatta di sapori, arte, sorrisi e scorci — agisce come una cura dolce e spontanea.

- Pubblicità -

In questo contesto, Liz conosce tre personaggi che diventano per lei delle piccole ancore di senso e conforto nel caos di una nuova vita. Tra questi, spicca Giovanni il personaggio interpretato da Luca Argentero (Hotel Gagarin, Saturno Contro), che incarna perfettamente la leggerezza e il fascino tipici dell’italianità da cartolina.

Dal punto di vista visivo, la regia e la fotografia assecondano questa atmosfera quasi idilliaca. I colori caldi, la luce naturale e le inquadrature da “spot pubblicitario” anni Duemila contribuiscono a creare una vera e propria cartolina cinematografica dell’Italia.

India: quando il viaggio diventa meditazione

La seconda tappa del viaggio di Liz è in India, dove il ritmo narrativo rallenta in modo evidente. Dopo la vivacità e la leggerezza italiana, il film entra in una fase più riflessiva, centrata sull’introspezione e sulla spiritualità.

Il silenzio, la meditazione, i riti quotidiani del centro spirituale in cui soggiorna diventano strumenti con cui la protagonista tenta di comprendere sé stessa, affrontare i suoi dolori passati e, soprattutto, imparare a perdonarsi.

Tuttavia, è proprio in questa parte che il film rischia di scivolare in alcuni cliché. L’India, come spesso accade nel cinema occidentale, viene rappresentata quasi esclusivamente come terra mistica, spirituale, piena di colori accesi e ritualità esotiche. È una visione parziale e un po’ idealizzata, che semplifica un paese complesso riducendolo a sfondo spirituale per il percorso dell’occidentale in crisi.

- Pubblicità -

Nonostante questa tendenza, Julia Roberts riesce a tenere insieme la parte indiana del film con grande autenticità e sensibilità. La sua interpretazione è intensa ma mai forzata: trasmette lo smarrimento, la fatica del cambiamento, ma anche i piccoli passi verso una nuova consapevolezza.

Bali: La riscoperta dell’amore

A Bali, il tono del racconto resta contemplativo e introspettivo, ma si apre finalmente alla possibilità dell’amore. Qui conosce Felipe, un uomo maturo e affascinante con cui inizia una relazione che si sviluppa lentamente, quasi con timore. Nonostante la cornice esotica e il contesto che potrebbe facilmente cadere nel romanticismo da cartolina, la storia tra Liz e Felipe viene raccontata con una certa misura, evitando eccessi melodrammatici.

Liz ha raggiunto un equilibrio personale che ha paura di perdere, e questo rende l’innamoramento più delicato e vero. Non è un lieto fine fiabesco, ma piuttosto un passo ulteriore nel suo cammino, un’apertura verso l’altro senza rinunciare a sé stessa.

Conclusioni

Mangia prega ama è disponibile sulla piattaforma streaming Netflix. Non è un film perfetto. È patinato, a tratti ripetitivo, e cade in alcune semplificazioni culturali. Ma è anche un film che invita a rallentare, a respirare, a chiedersi cosa davvero ci fa sentire vivi. E in un’epoca di velocità, questo non è poco. Forse non cambierà la vita, ma può smuovere comunque qualcosa. E a volte, basta questo.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Emozioni
Interpretazioni
Giada Nigero
Giada Nigero
Laureata in DAMS e in Scienze dello Spettacolo, coltivo da sempre una profonda passione per il cinema e la critica cinematografica. Il mio sguardo si posa con particolare interesse sul cinema documentario, le commedie romantiche e i thriller, generi attraverso cui esploro le emozioni, la realtà e le sue sfumature narrative

CONDIVIDI POST:

IN TENDENZA ORA

RACCOMANDATI

Mangia prega ama (Eat Pray Love) è un film del 2010 diretto da Ryan Murphy, basato sul libro autobiografico di Elizabeth Gilbert. Con protagonista Julia Roberts nei panni della scrittrice in crisi esistenziale, il film si configura come una commedia drammatica dal tono leggero e...Mangia prega ama: un viaggio interiore tra bellezza, cliché e verità