Direttamente da Taiwan, con la complicità in sceneggiatura di Sean Baker (Premio Oscar per Anora 2024) arriva Left Handed Girl, debutto alla regia per la prima volta in solitaria di Shih-Ching Tsou.
Già presentato alla Settimana della Critica del Festival di Cannes 2025, questo lavoro sorprendentemente dolce-amaro è stato premiato come Miglior Film nella sezione Progressive alla 20. Festa del Cinema di Roma.
Si tratta di un ritratto familiare con occhio di bue puntato sulle donne, innestate in uno scenario femminile di madri, nonne, figlie e nipoti che lottano e si intrecciano sul campo di battaglia della loro indipendenza ed individualità. Forti, sole, sfruttate, disilluse, maledette, donne che lavorano per ripagare lacune sentimentali, genitoriali, esistenziali, in una corsa quotidiana per non essere schiacciate ed emarginate dalla società delle apparenze galoppante e vincente.

Left-Handed Girl – Trama
I-Jing (Nina Ye) è una bambina di cinque anni mancina; segue la sua famiglia che ha deciso di ritornare nella capitale Taipei. La madre Shu-Fen (Janel Tsai) ha da poco affittato un banco per le vendite al mercato notturno; la sorella maggiore I-Ann (Shih-Yuan Ma) non ha finito la scuola, non studia all’università, lavora in un negozio equivoco e vuole guadagnare più della madre.
L’ex compagno di Shu-Fen sta morendo e la donna si offre di pagargli cure e funerale, nonostante i trascorsi molto negativi tra i due. I-Ann non capisce questo modo di agire della madre, prende da lei sempre più le distanze, ma resta accidentalmente incinta. La piccola I-Jing, invece, è alle prese con la sua mano sinistra che a detta del nonno è la mano del diavolo, porta guai e maledizioni e non deve essere mai utilizzata.

Su uno sfondo poco trascurabile e molto condizionante si aggiunge la famiglia di Shu-Fen fatta di nonni bigotti che trafficano in modo non tanto lecito, credono a superstizioni dannose e fanno favoritismi tra figli.
Left-Handed Girl – Recensione
In questo hummus di aspirazioni volute ed imposte si muove il lavoro di Left Handed Girl, costruendo l’immagine di una famiglia taiwanese di donne, bambine e ragazzine, unite e disunite, in lotta con gli stigmi di un tempo sospeso che fa finta di produrre il futuro ma digerisce solo figure femminili ben accasate, con figli legittimi, linee ereditarie sicure e patrimoni solidi.
Le protagoniste devono fingere sempre: fingere che il banco notturno funzioni, che si possa scrivere con la mano destra, che vendere il proprio corpo sia un lavoro come un altro e che non si possa mai e poi mai essere madri da minorenni.

La normalità familiare sottile e bugiarda
Corpi, volti ed età oppressi dai debiti, dal padrone denaro, affaticati dal lavoro, dalla giustificazione del proprio fallimento, dall’accontentamento pur quando si è brillanti. Attorno il dito viene puntato facilmente su ogni mancanza, vietato dare voce alle crepe interiori, necessario dimostrare autosufficienza, consapevolezza e controllo stabile della situazione.
La normalità familiare mostrata è di sottilissima cera: oltre essa, dietro la porta dell’angusto appartamento che raccoglie le anime di queste piccole grandi donne, ci sono desideri e sogni, forse impossibili da realizzare, che restano a mezza bocca. La fortuna da tentare alla lotteria, la Cina della TV, l’America delle vitamine di contrabbando, la Shangai dei geni della finanza e Taipei, la capitale delle disillusioni, che finge di accogliere, ma isola, esaspera e schiaccia.

Un universo urbano di piccole formiche, che si camminano accanto, sopra e contro, quasi senza guardarsi, dove non sembra esserci spazio per errori e per perdono.
Left-Handed Girl è un dramma familiare in bassorilievo, che procede barcamenandosi tra inerzia e melodramma, senza perdere una personale fiducia nello scioglimento delle difficoltà, grazie alla capacità immaginifica e “alleggerente” della piccola protagonista.

Il film è incorniciato in una città di individui che si inventano come sopravvivere, tra spazi stretti e horror vacui, articoli inutili e coloratissimi, ambulanti fantasiosi e semidisperati, locali vuoti, droghe inventate, corpi in vendita e conti in banca come pedigree, chiasso confezionato, donne confezionate e donne non confezionate.
Left-Handed Girl – Cast
Convincente e ben assortito il trio femminile di protagoniste, partendo dalla dolcezza depressa della madre, stanca e ferita dai propri errori e dalle ingiustizie accumulate. Fiera e aggressiva la sorella maggiore, corda tesa col suo segreto di rabbia, il mancato amore ricevuto e la voglia di riscatto a farla esplodere.
Riflessiva ed emotivamente aperta la piccola di casa, una rivelazione espressivamente coraggiosa: ad altezza dei suoi occhi avviene l’esplorazione di una città piena di neon, colori e persone, che sembrano occupare spazio senza però viverlo.

Plot twist finale non eccessivamente inedito, ma ben congegnato, risparmiato negli indizi e nella sua apertura durante tutto lo sviluppo del film, a creare maggiore sconcerto rispetto al climax definitivo. Quest’ultimo è un redde rationem convulso, improvviso, trascinante, che riappara i numerosi debiti di ossigeno subiti dalle protagoniste.
Digerito lo squilibrio eccessivo fin qui accumulato, la famiglia, come tutte le macchine-famiglie che si rispettino, si compatta, si rimette in piedi, esce dalla stanza delle ipocrisie e si avvia verso nuove emozionanti sfide. Sulle spalle, ben visibili, le proprie, fondamentali, sconfitte.

