Gli universi condivisi sono ormai una costante del cinema moderno, una moda che è stata definitivamente sdoganata dal grande successo del MCU, all’interno del quale tutti gli amati personaggi della cosiddetta Casa delle idee hanno trovato libero sfogo sia in pellicole singole che in crossover dal clamoroso successo di pubblico, Avengers: Endgame (2019) su tutti. L’interconnessione tra diversi film si è così ben presto diffusa a macchia d’olio, con soprattutto il genere horror a tentare di beneficiarne e sfruttarne le potenzialità: se l’esperimento del Monster Universe è naufragato con il flop dell’ennesima versione de La mummia (2017), registi come James Wan hanno creato un vero e proprio sottobosco del cinema dark con il The Conjuring Universe, contante ad oggi ben tre serie distinte ma collegate (The Conjuring per l’appunto e le coeve Annabelle e The Nun) e un altro paio di progetti. Sulle orme del collega gioca la propria carta anche James Gunn, autore da sempre legato alle produzioni di genere che si è fatto conoscere dal grande pubblico per l’entusiasmante dittico de I guardiani della galassia, tra gli esempi più ispirati del recente filone supereroistico nonostante un imprinting affine alla space-opera. Terrore e ispirazioni fumettistiche convivono anche in L’angelo del male – Brightburn, quello che potrebbe essere il primo esponente di un ciclo a tema dedicato a figure maligne dotate di incredibili poteri.

L'angelo del male

Gunn qui si limita solo a produrre, su una sceneggiatura scritta a quattro mani dal fratello Brian e dal cugino Mark, e affida la regia all’amico David Yarovesky, al suo secondo lungometraggio dopo l’inedito The Hive (2014). L’angelo del male – Brightburn vede al centro della vicenda il dodicenne Brandon Breyers, un ragazzino taciturno che vive in una fattoria del Kansas con i genitori Tory e Kyle. La coppia non ha mai raccontato al figlio la verità sulla sua adozione, di come quando ancora neonato venne ritrovato in una navicella schiantatasi nei pressi della loro dimora: i coniugi, che da sempre pregavano per avere un figlio (e mai vi erano riusciti naturalmente), nascosero a tutti le origini dell’infante e seppellirono il mezzo in una botola segreta nel fienile. Con l’entrata nell’adolescenza Brandon comincia a manifestare strani comportamenti, da inquietanti voci che lo assillano a violente convulsioni, e giorno dopo giorno il ragazzino manifesta spaventosi poteri di origine sovrumana. Quando ferisce una compagna di scuola, Kyle comprende che il figlio rappresenti un pericolo per l’intera comunità mentre Tory è più comprensiva e si rifiuta di credere alle tendenze malvagie del figlio che intanto inizia a lasciarsi dietro una scia di sangue nella cittadina.

L'angelo del male Brightburn

L’idea di approcciarsi alle origini di Superman e riscriverle in chiave orrorifiche era senza dubbio interessante e capace di aprire le porte ad una narrazione fresca e originale, ma L’angelo del male – Brightburn mantiene soltanto alcune delle premesse di partenza rivelandosi concettualmente ed esteticamente troppo acerbo per lasciare il segno. I novanta minuti di visione risentono di una fastidiosa lentezza di ritmo e di un’anima emozionale pressoché nulla, tale da rendere arduo appassionarsi alla storia e ai personaggi coinvolti, protagonista-villain in primis. Questo moderno erede del Damien de Il presagio (1976) è infatti una figura fredda e anonima con cui viene difficile entrare in sintonia e i suoi comportamenti violenti appaiono come gratuiti e non generati da cause effettivamente scatenanti, con la tematica di un velato bullismo appena accennata e le speranze di una madre afflitta (interpretata comunque da un’ottima Elizabeth Banks, la sola del cast a convincere) che cozzano con le logiche del razionale.

Brightburn

Laddove L’angelo del male – Brightburn convince è nel suo espressionismo gore, con le sequenze dichiaratamente horror efferate al punto giusto: da schegge che si infilano nei bulbi oculari a mandibole maciullate, il film svolge il suo compito di intrattenimento emoglobinico con stile e si fa perdonare certe ingenuità nella gestione dei dialoghi e dei rapporti tra le varie parti coinvolte. Lo stesso epilogo, per quanto forzato, ha un impatto notevole dal punto di vista visivo e i finti telegiornali / filmati di YouTube comparenti nei titoli di coda (vi è anche un cammeo dell’attore Michael Rooker, storico sodale dei Gunn) aprono le porte a quel mondo condiviso che non è ancora una certezza ma che potrebbe riempirsi di spunti più interessanti, qui purtroppo messi in atto solo a mezzo regime e necessari di miglioramenti per dar vita ad un’idea più coesa e ricca di opportunità ben maggiori.

Voto Autore: 2.5 out of 5 stars