giovedì, 6 Maggio, 2021
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La Bicicletta Verde: la recensione del film di Haifaa Al-Mansour

Anche una bicicletta verde può rappresentare la libertà

La Bicicletta Verde è l’interessante e coraggioso film della regista Haifaa Al-Mansour, sulla disuguaglianza tra uomini e donne in Arabia Saudita, che racconta la difficoltà di nascere femmina in un paese dove alle donne non è nemmeno concesso di andare in bicicletta.

La Bicicletta Verde

Film realista senza fanatismi

La Bicicletta Verde è un film che non cerca scontri nè vendette, non gioca a provocare, delicato ed istruttivo, dalla parte delle donne senza essere femminista, dalla parte della giustizia senza essere violento. Il merito della brava regista (la prima nella storia del cinema di origini saudite) al suo esordio, è senz’altro quello di aver saputo raccontare uno spaccato del suo paese senza retorica nè buonismo, senza schierarsi fanaticamente da una parte gettando via l’altra.

Girato interamente in Arabia Saudita, con la troupe nascosta in un furgoncino per evitare problemi nel mostrare una donna a dirigere degli uomini, racconta il percorso di emancipazione di una bambina ribelle (a cominciare dal look: le converse che indossa per tutta la durata del film, o il ciuffo di capelli che tiene volutamente fuori dal chador) che partecipa ad una gara di studio del Corano con l’obiettivo di vincere i soldi in palio per comprarsi finalmente la bicicletta dei sogni.

La Bicicletta Verde

Il coraggio di cambiare e lottare per i propri sogni

Nel film La Bicicletta Verde o Wadjda (nome proprio della protagonista, oltre che il titolo originale del film), è una ragazzina coraggiosa ed intelligente che rivendica i suoi diritti senza rabbia ma anzi con comprensione anche per l’universo maschile al quale spera di insegnare qualcosa. E a noi occidentali insegna che la rivoluzione culturale, sociale, o di costume dovrà necessariamente partire dalle donne, dalle ragazze oppresse in ogni parte del mondo.

La trama è semplice: la ragazzina desidera battere in velocità il suo amico Abdullah sfidandolo a partecipare ad una gara in bicicletta, e chiede alla madre il permesso di comprarne una. Ma, temendo ripercussioni da parte del marito e dell’intera società islamica che considera l’emancipazione femminile come un pericolo per l’integrità morale e la virtù femminile, la madre gliela nega.

Wadjida non ci sta, è una ragazzina intraprendente decisa a far sentire la sua voce e a ribellarsi a quella che considera una grave ingiustizia e decide di procurarsi il denaro da sola. Venderà braccialettini da lei intrecciati alle amiche e si impegnerà parecchio per vincere il premio in denaro alla gara di Corano annuale indetta dalla sua scuola.

Ma i pregiudizi sono duri a morire e la preside le negherà il premio di fronte ad un pubblico inorridito per l’ingenua confessione della bambina che ha appena dichiarato di volersi comprare una bicicletta.

La delusione di Wadjida è tangibile, non potrà nemmeno chiedere il sostegno di una madre impegnata a tenersi un marito pronto a sposarsi con una seconda moglie a causa della sua sterilità, dopo la nascita della figlia infatti non è più stata in grado di dare alla luce il tanto agognato figlio maschio.

Eppure, proprio quando tutto sembra perduto, la sera del secondo matrimonio di suo padre, Wadjida riceverà in dono dalla madre quella bicicletta verde tanto desiderata che diventa quindi il simbolo della solidarietà tra donne, e della libertà.

La Bicicletta Verde

Speranza, bellezza, poesia, nella scelta dei dialoghi come dei colori (primi fra tutti il verde ed il giallo). Inquadrature pulite, musiche struggenti. Desiderio di emancipazione, libertà di pensiero, discussione delle assurde regole morali a cui le donne devono sottomettersi, in un paese gestito interamente dagli uomini e dalla religione. Queste le tematiche che troverete nell‘istruttivo film di Haifaa Al-Mansour.

La Bicicletta Verde è un vero e proprio inno alla libertà, al coraggio, alle scelte che svelano chi siamo veramente.
Il film ha avuto anche una nomination all’Oscar come miglior film straniero, dimostrando che, con la lotta e la volontà di sfidare il sistema, dalle rigide regole imposte da un paese che vede la donna come un oggetto/non soggetto da sottomettere alla propria volontà, si può uscire e vivere il proprio sogno, fosse anche una bicicletta verde.

PANORAMICA RECENSIONE

regia
soggetto e sceneggiatura
interpretazioni
emozioni

SINOSSI

Il film emoziona raccontando la vita quotidiana delle donne in Arabia Saudita, è un vero e proprio inno alla libertà, al coraggio di cambiare le regole. La regia è delicata, mai offensiva e riesce a far riflettere.
Stefania Raccosta
Ho lavorato anche in teatro per diverso tempo. Le mie passioni sono il cinema in tutte le sue sfumature, la fotografia, i libri e i viaggi. Nel tempo libero a volte dipingo perchè ho sempre amato l'arte in tutte le sue forme.

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