Recensioni FilmIl potere del cane: recensione del film di Jane Campion

Il potere del cane: recensione del film di Jane Campion

Il potere del cane è il nuovo film di Jane Campion, tratto dall’omonimo romanzo del 1967 di Thomas Savage. Il film è stato presentato in concorso alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia, dove è stato tra le opere più apprezzate e dove ha vinto il Leone d’Argento per la regia. Il film è stato distribuito su Netflix a inizio dicembre ed è probabile che ai prossimi Oscar sarà nominato in diverse categorie.

Il potere del cane: trama

Al centro de Il potere del cane ci sono due fratelli, Phil e George, proprietari di un grande ranch. Quando però George si sposa con la vedova Rose, le cose iniziano a complicarsi. Phil non prova simpatia per la donna e ancora meno ne prova per il figlio di quest’ultima, Peter. Presto l’ostilità di Phil provocherà una serie di drammatiche conseguenze e l’uomo sarà costretto a fare i conti con chi è veramente.

Il potere del cane

Il potere del cane: recensione e interpretazione

Il potere del cane di Jane Campion è un film in cui non esiste un confine netto tra bene e male. A incarnare questa ambiguità è il personaggio di Phil, interpretato da Benedict Cumberbatch, un uomo cinico, volgare, che incarna un ideale di machismo trasmessogli dal suo mentore. Ci viene mostrato dall’inizio come una figura negativa, violenta nei modi, irascibile, con cui non si può empatizzare. Tuttavia è Phil la reale vittima di questo film, è un uomo che si ritrova imprigionato e che non riesce a liberarsi dalle proprie catene.

Il potere del cane è anche un film che fonda tutta la sua forza sui rapporti, quasi sempre rapporti a due. Il rapporto tra Phil e suo fratello George (Jesse Plemons), una persona totalmente diversa da lui, sia nell’aspetto che nei modi, ma che rappresenta in qualche modo tutto ciò che a Phil manca. Cresciuti insieme con lo stesso mentore, hanno finito per prendere due strade diverse: mentre Phil è rimasto legato ai valori insegnatigli, George è riuscito a trovare un proprio percorso, che l’ha portato a conoscere Rose (Kirsten Dunst).

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Il potere del cane

È quello tra il maschile e il femminile l’altro rapporto al centro del film, un rapporto che vede Phil minacciato dalla figura di Rose, che rappresenta la disgregazione dei valori che l’hanno formato. Il cuore del film è propria la relazione conflittuale tra Phil e l’alterità rappresentata dalla femminilità di Rose, qualcosa che Phil in cuor suo ammira ma da cui è spaventato.

E questo ci porta al terzo rapporto, quello tra Phil e Peter, il figlio di Rose interpretato da Kodi Smit-McPhee. È nella relazione tra i due che risulta evidente quanto sottile sia il confine tra il bene e il male. Sono due personaggi molto simili, ma all’apparenza diversi, laddove uno accetta chi è veramente, mentre l’altro rifiuta quella consapevolezza.

Il potere del cane è a tutti gli effetti un film sulla mascolinità, declinata da un lato nel suo rapporto con l’alterità femminile, dall’altra nel suo confronto con l’omosessualità. Phil, il reale protagonista del film, si ritrova a confrontarsi con il suo bisogno di reprimere chi è realmente, di soffocare la propria sensibilità e a rinunciare aa propria libertà di mostrarsi come è davvero. È per questo che Phil è la vera vittima del film, perché costretto a incatenare nel profondo il proprio lato più umano.

Il potere del cane

Il potere del cane: il tramonto del western come metafora

Il confronto di Phil con un’alterità che non può fermare, si trasforma anche nel confronto tra il vecchio west e la modernità. Così come ha fatto Sergio Leone con C’era una volta il West, Jane Campion racconta con questo film la fine dell’epica western, tramite il sopraggiungere del mondo moderno, irrefrenabile.

Questa fine ci è raccontata soprattutto tramite i personaggi: Phil rappresenta il mondo del passato, si veste ancora come un cowboy, mentre George, Rose e persino Peter abbracciano (già attraverso il vestire) l’arrivo della modernità.

Jane Campion usa le immagini per raccontare questo inevitabile tramonto: i paesaggi sterminati raccontano un’epica che va in conflitto con la storia del film, una storia intima, lontana dai classici che hanno fondato questo genere, dove tramite i racconti di Phil avvertiamo la dimensione eroica del passato, un passato ormai finito e da cui è necessario allontanarsi se si vuole sopravvivere.

Il potere del cane

Il potere del cane è quindi un film che ci rende testimoni del percorso di un uomo alla scoperta di se stesso, delle proprie paure e della propria natura; allo stesso tempo è uno spaccato della parabola discendente di un’epoca importantissima nella storia degli Stati Uniti, raccontata in mille modi dal cinema.

Jane Campion non rinuncia a citare i grandi maestri del western, John Ford e il suo Sentieri selvaggi sopra a tutti, ma resta fino alla fine un’opera personale e senza dubbio originale.

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Il potere del cane

Le interpretazioni dei protagonisti contribuiscono ad elevare l’opera: tra tutti sorprendono Kodi Smit McPhee e Benedict Cumberbatch. Il primo riesce ad incarnare l’ambiguità del suo personaggio, che oscilla tra una fragilità adolescenziale e un macabro sadismo che lo rende la figura più oscura dell’opera.

Cumberbatch, invece, si dimostra ancora una volta un ottimo attore, regalando sfumature tenebrose ma umane al suo personaggio. Ma gli attimi migliori sono quelli in cui Phil si mette in dubbio, quando agli occhi dello spettatore emerge la sua incertezza. E’ lì che Cumberbatch dà il meglio di sé ed è lì che Il potere del cane raggiunge la propria sintesi.

PANORAMICA RECENSIONE

regia
soggetto e sceneggiatura
interpretazioni
emozioni

SOMMARIO

Il potere del cane è uno dei film più sorprendenti del 2021, una pellicola che da un lato racconta la natura più intima di un uomo, dall'altra mostra uno spaccato del tramonto dell'epopea western.
Redazione
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