sabato, 23 Ottobre, 2021

Il diritto di opporsi

Basato sulla storia vera raccontata dall’avvocato Bryan Stevenson nel libro “Just Mercy”, il film Il diritto di opporsi diretto da Destin Daniel Cretton si concentra su un episodio iniziale e fondamentale dell’avvocato Stevenson, quando rappresentava Walter McMillian, un uomo dell’Alabama che era stato condannato a morte per un omicidio che non aveva commesso. Una storia importante di ingiustizia, una meditazione sulla storia e sulla moralità politica, una resa dei conti chiara e compassionevole con il razzismo, la povertà e i loro effetti sul sistema giudiziario criminale americano.

Il diritto di opporsi

Il film inizia nel 1987, anno in cui il taglialegna Alabaman Walter McMillian viene arrestato per un omicidio sulla base di una falsa testimonianza. Prima di essere fermato dalla polizia, McMillian lavora nella foresta e alza lo sguardo per contemplare il cielo. Anni dopo, mentre aspetta nel braccio della morte, è un ricordo a cui ritorna ancora e ancora: un banale ma prezioso scorcio di qualcosa che non sapeva di poter perdere. Dettagli come questo impediscono a tutto il film di apparire come una semplice stenografia, una trappola in cui cadono molti film biografici. Il film di Cretton è uno sguardo per lo più diretto dagli sforzi dell’avvocato Bryan Stevenson. Laureato in legge ad Harvard, pieno di giovinezza, amore e determinazione, Stevenson fonda la Equal Justice Initiative insieme all’attivista Eve, un’organizzazione no profit che fornisce rappresentanza legale ai prigionieri che potrebbero essere stati erroneamente condannati per crimini e offrono loro una garanzia di difesa in un caso di pena di morte. Gran parte della trama de Il diritto di opporsi è procedurale, seguendo Stevenson mentre si trasferisce a Montgomery, in Alabama, nei primi anni ’90, riprende il caso di McMillian, tra gli altri, e si occupa del respingimento della comunità mentre combatte per quell’ingiusta condanna. Una condanna veramente ingiusta, sostenuta dalla testimonianza oculare di oltre 20 persone, con il riconoscimento di nessuna reale ed effettiva prova di colpevolezza. Tutti elementi che però non risultano essere sufficienti per convincere il potere bianco dell’innocenza di quest’uomo. Perché, come ribadisce lo stesso McMillian, loro sono colpevoli sin da quando vengono al mondo solo perché hanno la pelle nera.

Il diritto di opporsi

È una storia straordinaria quella che viene raccontata, ma cinematograficamente limitata, costantemente in pericolo di sembrare più un riassunto di notizie che un’opera narrativa. Ha l’energia di un documentario ben strutturato, piuttosto che di un avvincente legal drama. Nessun mistero circonda l’innocenza di McMillian. È chiaro fin dal primo momento che il suo arresto è un lavoro di cornice razzista, orchestrato da uno sceriffo che era in preda al panico, sotto pressione per risolvere in fretta l’omicidio di una giovane donna bianca per calmare la piccola comunità. Di conseguenza, quindi, Il diritto di opporsi spesso manca di ambiguità: Stevenson è buono, McMillian è innocente e il sistema che mette quest’ultimo in prigione non è solo corrotto a livello individuale, ma è pieno di una corruzione diffusa che lavora attivamente per porre fine alla vita di innocenti neri. Ma anche se questo non è un film da definire rivoluzionario, le dure verità sull’ingiustizia razziale nella sua narrazione arrivano in maniera forte e chiara. E questa è un’esperienza visiva molto utile. Stevenson, il cui lavoro di giustizia penale è ancora in corso, è guidato dal suo senso di moralità. Il suo eroismo nella vita reale è debitamente rappresentato sullo schermo. Michael B. Jordan, che lo interpreta, deve ridurre il suo naturale carisma per enfatizzare lo stoicismo di Stevenson di fronte al bigottismo e alle intimidazioni. McMillian, interpretato da Jamie Foxx, un attore meraviglioso che troppo spesso si ritrova in ruoli d’azione unidimensionali, offre una potente interpretazione silenziosa e furiosa, esprimendo una tormentosa angoscia solo con brevi sussulti e sospiri che puoi percepire in ogni gesto e in ogni singolo movimento. Ma anche tutto il cast di contorno fa un ottimo lavoro. Rob Morgan, ad esempio, un attore costantemente sottovalutato, che interpreta un altro detenuto nel braccio della morte, offre un’interpretazione perfettamente straziante.

Il diritto di opporsi

Mentre la drammatica tensione de Il diritto di opporsi dipende dalla pura spudoratezza del governo locale e dall’incapacità della comunità di riconoscere la verità dell’innocenza di McMillian, la sua vitalità deriva da tocchi sottili e poetici. Scene che mostrano i ricordi della libertà di McMillian o la sua solitaria cella di prigione fanno eco al miglior lavoro di Cretton, il drammatico film del 2013 “Short Term 12” che ha esplorato le tasche della gentilezza e della crudeltà all’interno di un gruppo istituzionale per adolescenti in difficoltà, mostrando una profonda compassione per gli emarginati delle società e coloro che cercano di aiutarli. Ma anche la scena in cui McMillian, che si trova nella sua cella, assiste il suo amico nella cella accanto con esercizi di respirazione per aiutarlo a gestire l’ansia, semplicemente parlandogli attraverso la parete. Girata in uno splendido primo piano, è monumentalmente commovente e parla della profonda necessità e potenza della connessione. Sono momenti come questo che permettono al film di elevarsi al di sopra, diventando una meditazione assolutamente necessaria sull’essenzialità della dignità umana.

Il diritto di opporsi

Tuttavia, nonostante gli sforzi di Cretton per impedire che i colpi di scena tecnici del caso vengano letti come una presentazione di PowerPoint, la narrativa del film rimane entro limiti abbastanza convenzionali. Il potere di tutta l’opera risiede nella brutalità della sua storia vera e nella ricca empatia delle esibizioni. Attraverso il personaggio di McMillian e di tutta la comunità nera, vediamo gli effetti di quella sciocca disuguaglianza, dell’ingiustizia e dell’abuso di potere, nonché degli stereotipi e dei pregiudizi contro i poveri e le minoranze che devono lavorare il doppio per essere considerati “uguali”. Il diritto di opporsi è un film che ispira, porta luce, ribadisce e insegna che purtroppo i diritti non sono mai scontati. Ma quando la storia si conclude, ciò che rimane è una profonda soddisfazione nel vedere che finalmente giustizia è stata fatta. Le lacrime, gli abbracci e i sorrisi, un forte grido e respiro di libertà. Una piccola vittoria tra molte sconfitte.

Voto Autore: [usr 3,0]

Maria Rosaria Flotta
Laureata in Scienze della Comunicazione con una tesi sul cinema d'animazione. Curiosa, attenta e creativa. Appassionata di cinema, arte e scrittura.
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