Con I Live Here Now, presentato in anteprima mondiale al Fantasia International Film Festival e poi passato anche da Locarno ed Edimburgo, Julie Pacino – figlia del leggendario Al Pacino – firma il suo debutto alla regia cinematografica con un’opera densa, coraggiosa e visivamente potente.
«Ogni volta che guardo un film o ascolto una canzone di Lynch, mi ricorda l’artista che ho dentro», ha dichiarato Pacino. E questo spirito onirico e disturbante pervade ogni fotogramma del film, girato in pellicola 35mm e sviluppato a partire da un cortometraggio realizzato nel 2020, durante la pandemia.
Accanto alla direttrice della fotografia Aron Meinhardt, con cui ha collaborato anche in progetti fotografici, Pacino costruisce un impianto visivo ispirato a Kubrick per l’uso dell’umorismo nella tensione e a Argento per la drammaturgia cromatica.

I Live Here Now, trama e temi del film:
Il film racconta la storia di Rose (Lucy Fry, Bright), una donna frammentata che cerca di riconnettersi con sé stessa in una locanda remota, fuori dal tempo e dallo spazio. Accanto a lei, un cast intrigante: Madeline Brewer, Matt Rife e l’icona lynchiana Sheryl Lee. L’atmosfera è carica di surrealismo e simbolismo visivo, in un linguaggio che richiama David Lynch, Dario Argento e persino i fratelli Coen.
Il corpo femminile, il desiderio di autonomia, la pressione sociale: I Live Here Now è un’esplorazione profonda e viscerale del trauma femminile, filtrata attraverso colori carichi di tensione e scenografie simboliche. Ogni personaggio è associato a una tinta precisa, ogni ambiente riflette lo stato emotivo della protagonista. La Los Angeles ritratta da Pacino non è quella solare da cartolina, ma una città cupa, quasi ostile, mentre l’albergo diventa teatro della rinascita interiore di Rose.
I Live Here Now è il frutto di cinque anni di scrittura e riflessione personale: un film che nasce come confessione intima e si trasforma in un ritratto collettivo del disagio generazionale, capace di unire vulnerabilità e visionarietà. «Mi piace che anche in una storia oscura ci sia spazio per il ridicolo e per la speranza», spiega Pacino. «Sono le emozioni contrastanti a rendere vivo un film».
Con questo esordio, Julie Pacino dimostra di essere molto più di un cognome illustre: è una voce autoriale nuova, personale e necessaria, che ci invita a entrare in un sogno inquieto e potente. «Spero che il pubblico venga con la mente aperta. Ora è il momento di lasciarlo andare».
