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Hype: il regista Domenico Croce parla della serie e dell’importanza nel seguire i propri sogni

La nuova serie TV Hype, diretta da Fabio Mollo e Domenico Croce. Coprodotta da Rai Fiction e Fidelio, con il contributo del Mic e il sostegno della Regione Lombardia, sarà disponibile sulla piattaforma RaiPlay dalla mezzanotte di venerdì 31 2025.

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Composta da otto puntate, la serie si svolge a Milano, nel quartiere QT8. Un luogo dove le ambizioni e i sogni si scontrano con la dura realtà della strada. La storia segue tre giovani amici inseparabili, Anna (Martina Sini), Luca (Lorenzo Aloi) e Marco (Gabriele Careddu), legati dalla passione per la musica rap e determinati a farsi strada nel mondo discografico, competitivo e spietato.

Hype, ecco l’intervista fatta al regista Domenico Croce

Abbiamo avuto la possibilità di intervistare il regista Domenico Croce ed ecco che cosa ci ha raccontato di Hype.

Com’è stato lavorare con Fabio Mollo? È stato necessario effettuare dei compromessi per far combaciare le vostre idee registiche?

Posso tranquillamente affermare che io e Fabio ci siamo allineati sin da subito. Condividendo al 100% l’intera preparazione della serie, è stato più facile trovare una quadra per tutte le nostre idee. Abbiamo avuto molto tempo per farle sedimentare, mentre ci occupavamo della miriade di aspetti che compongono la serie. Quando poi ci siamo trovati a discutere da soli del nostro lavoro, abbiamo scoperto che ormai avevamo maturato quasi la stessa visione. Fabio, oltre ad essere un vero e proprio Autore, è indubbiamente un regista con un’esperienza varia e approfondita.

Lavorare con lui, per me che sento di essere ancora più vicino agli anni scolastici rispetto al picco di carriera, è stata un’esperienza formativa per la quale lo ringrazierò sempre.

C’è un motivo particolare per cui è stato deciso di ambientare Hype a Milano?

Indubbiamente il motivo fondamentale è che da qualche decennio Milano è diventata la “capitale” della musica leggera italiana. Le case discografiche e gli studi di registrazione più importanti hanno sede lì. Ricordo che, durante una giornata di riprese di Fabio, mi sono allontanato dal set per trovare un posto tranquillo dove rivedere delle cose da solo: ho varcato una porta a vetri… e mi sono ritrovato dentro gli uffici e lo studio di registrazione dei Pooh! In particolare, Milano ha un rapporto speciale con la musica rap. Molti rapper vengono da lì o hanno costruito la loro carriera intorno alla realtà meneghina.

Nel nostro caso specifico, Milano è anche la città con all’interno QT8: un quartiere unico nel suo genere, un’ex utopia urbanistica e il teatro perfetto per la nostra storia, dove sogni, aspirazioni e realtà sociali diverse si scontrano insieme. QT8 è anche il quartiere da cui arriva Ernia, che è un po’ il Virgilio della nostra storia.

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Luca è il deus ex machina che porta Marco a scrivere Buco Nero. C’è una persona che è stata così impattante da portarti a realizzare un determinato lavoro?

Ci sono almeno due persone che, nella mia vita, meritano il titolo di deus ex machina negli ultimi anni. Una è Stefano Malchiodi, a cui ho dedicato una puntata della serie. Un amico, collega, confidente con il quale ho condiviso la regia e il David di Donatello vinto per il cortometraggio “Anne”. Purtroppo Stefano non c’è più da quasi due anni e mi è mancato non potergli parlare delle cose belle e delle preoccupazioni occorse in HYPE. Valutando anche l’arco della serie, però, sento che siamo stati comunque vicini… e ora posso stare sicuro perché ci rincontreremo in ogni mio progetto.

L’altro deus, invece (o sarebbe meglio definirla dea), è mia moglie, Emanuela Bruschi. Lei ha creduto in HYPE forse prima di me ed è una grande appassionata di musica rap, che mi ha aiutato ad entrare in questo genere che non comprendevo fino in fondo. Oltre a questo, la sua ispirazione in tutti i miei lavori è immanente: posso affermare che c’è una parte di lei in tutti i progetti che sto portando avanti.

Marco, Anna e Luca sono dei giovani che cercano di raggiungere i propri sogni. Cosa consiglieresti a coloro che vorrebbero intraprendere un percorso artistico?

Divertirsi, mettersi in gioco e ricordarsi che si tratta di un lavoro attraverso cui s’indaga il mondo, tanto quanto se stessi. Questi sono i consigli “base” che darei a chi vuole intraprendere un percorso come il mio… perché sono anche quelli che do a me stesso!

Tra i consigli che mi sono arrivati dall’esterno, invece, quelli che mi porto dentro sono: inseguire una certa umiltà che dovrebbe sempre derivare dal ricordo che si tratta di mestieri “privilegiati”. Cercare di seguire una certa routine e prendersi cura del proprio corpo (l’artista può essere un lavoro decisamente usurante).

Possiamo avere qualche dettaglio sulla collaborazione con il rapper Ernia e il duo I 2Rari?

Ernia, oltre ad aver concesso brani editi e la sua presenza con dei cameo (che non è poco!), ha fornito la sua collaborazione anche durante la preparazione della serie. Lui e alcuni suoi amici ci hanno fatto da Cicerone proprio dentro QT8 e nei quartieri limitrofi, per mostrarci luoghi e dinamiche di chi è cresciuto lì con un sogno identico a quello dei nostri protagonisti. Ad un certo punto io e Fabio ci siamo ritrovati a chiedergli consigli anche sui costumi e altri aspetti “visivi” della serie. Sapevamo lui ci avrebbe fornito un immaginario vicinissimo alla realtà.

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Ronny e Tommy, il duo dei 2Rari, hanno fatto un altro lavoro incredibile. Loro hanno scritto e composto i tre brani originali della serie, sulla base delle indicazioni su personaggi e storia che gli avevamo fornito. Quando ci hanno presentato i demo, eravamo senza parole. Avevano colto non solo l’anima della serie, ma anche dei personaggi stessi, immaginando come avrebbero potuto comporre quegli stessi brani. La serie non sarebbe stata la stessa se quei tre pezzi e tutti i consigli di Ernia non fossero arrivati in anticipo rispetto alla preparazione e le riprese. Ci hanno aiutato a capire nel profondo aspetti dei nostri personaggi che, forse, avremmo dato solo per scontato.

Prossimi progetti futuri? Ti piacerebbe fare altro che parla soprattutto alle nuove generazioni?

Assolutamente sì. Qualsiasi progetto, con un target di pubblico pensato per loro o meno, sarebbe fantastico se venisse sempre apprezzato da un pubblico più giovane.

La Gen Z (come ci piace definirla ora), in un modo o nell’altro, ha uno sguardo sul mondo diverso rispetto a chiunque altro. Il vero obiettivo sarebbe sempre riuscire a “catturare” quel punto di vista.

Per il futuro sogno di realizzare un’opera seconda per il cinema. Ho due/tre film dagli spunti molto diversi che sto cercando di portare avanti, ma non escludo di tornare a realizzare anche un’altra serie.

Spero che il prossimo progetto sia qualcosa di mio pugno, ma, come è stato finora, non escludo di tornare a lavorare su qualcosa scritto da altri in cui poter cercare un mondo e ritrovare me stesso.

Hype

Arianna Dell'Orso
Arianna Dell'Orso
Vivo sul mondo reale unicamente con il corpo, ma la mia mente viaggia a Westeros, nella Londra dei Peaky Blinders e fa affari loschi con Walter White. Il cinema di Hitchcock è il mio spirito guida

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