Recensioni FilmHuman: il Re dei documentari di Yann Arthus-Bertrand

Human: il Re dei documentari di Yann Arthus-Bertrand

Human (2015) è film documentario diretto da Yann Arthus-Bertrand, fotografo, giornalista, ambientalista e attivista francese.

- Pubblicità -

Della durata di tre ore, è stato presentato fuori concorso alla 72 ͣ edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Google, partner digitale del film, l’ha reso disponibile gratuitamente su YouTube (sottotitolato in varie lingue).

È stato il primo film ad essere presentato, per la prima volta, all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. È Il Documentario tra i documentari, un’opera d’arte filmata, uno sguardo intenso sulla complessità, atrocità e meraviglia del genere Umano.

Human – Trama

Inizia così. Sfondo nero, sottotitoli e volti umani. Un uomo sordo vuole raccontare la sua storia.
Una carrellata di occhi, bocche, lingue, voci e incarnati di ogni dove parlano di temi universali. Amore, Guerre, Ambiente, Vita, Morte e Felicità. Parlano, in silenzio, sorridendo o piangendo, persone provenienti da ogni parte del globo e di ogni età. Nessuna distinzione, nessuna gerarchia.

Le affermazioni di José Pepe Mujica, ex Presidente dell’Uruguay, si intrecciano con quelle di gente comune. Giovani e anziani. Innocenti e persecutori. Uomini e donne. Ricchi e poveri. Chiunque. Tutti parlano. E mentre lo fanno, cumuli di umanità, straordinarie immagini e una toccante colonna sonora accompagnano le risposte degli intervistati e i messaggi che vogliono veicolare.

Human – Recensione

Bertrand ha definito Human come il film della sua vita. La produzione è durata circa tre anni, durante i quali sono state intervistate persone provenienti da ogni parte del mondo. Ad ognuno di loro sono state poste le stesse domande su temi magistralmente sviscerati.

A ciascuno degli intervistati è stato chiesto di guardare fisso nella telecamera, sia durante i dialoghi che nei momenti di silenzio. L’intenzione era quella di dare allo spettatore la sensazione di conversare faccia a faccia con un interlocutore che lo guardasse dritto negli occhi. Nonostante la richiesta specifica, il risultato è assolutamente naturale e totalmente lontano dall’artefatto.

- Pubblicità -

Le musiche composte da Armand Amar (Bab’Aziz – il principe che contemplava la sua anima) riflettono le stesse emozioni generate dai contenuti delle interviste e donano quel tocco in più, carico di commozione e pathos.

Il regista, già noto per la sua collaborazione con Luc Besson (Léon) nel lungometraggio Home, ha riportato la sua vocazione per la fotografia aerea e le sue competenze già dimostrate nella sua carriera di reportage naturalistici. La qualità delle riprese fotografiche afferra il sublime e avvicina il film alla definizione di capolavoro nel suo genere. Non si tratta di semplici immagini, ma di agglomerati di persone, luoghi e umanità.

Human

Human – Amore e Perdono

“Tu mi perdoni se uccido tuo padre, tuo fratello, se nessuna legge me lo impedisce? Se i tuoi diritti sono calpestati, mi perdoneresti? No, neanche se mi tagliano la testa!”. Un uomo violento impara ad amare grazie al perdono di una donna a cui ha ucciso figlia e nipote.

Si racconta che quando Dio dona un bambino disabile ad un genitore, gli angeli chiedono: “perché imponi loro questo fardello?” e Dio risponde: “Ho scelto loro perché insegnino al bambino che esisto, che sono onnipresente, nelle foglie e nel vento”. Mentre le lacrime bagnano le guance, un padre, dal tremore delle labbra, indica la sua creatura come guida e invita ad amare gli esseri umani per ciò che sono nel profondo, perché solo il senso dell’amore tra persone può farsi speranza e salvezza.

Alle parole di un russo si accodano quelle di un anziano giapponese, deturpato dalle conseguenze di Hiroshima, ostacolato in un amore durato una vita intera. Ad un uomo senza gambe né braccia che trova l’amore vero segue una donna, accoltellata dal marito e sopravvissuta, che ricomincia a vivere amando sé stessa. Chiude il tema più discusso in assoluto un uomo, che ama prendersi cura della moglie, nonostante la malattia.

- Pubblicità -

Guerra/Violenza Vs Pace/Umanità

Un soldato americano afferma di aver provato vergogna dopo aver sparato ad una bambina, mentre un altro ammette di provare una sensazione indescrivibile quando uccide. Ha un’arma carica in casa e spera di trovare il pretesto per sparare, qualora l’occasione si presentasse.

“Sono il prodotto del sistema educativo di due nazioni in guerra”, dice un uomo israeliano. Segue subito un palestinese. “Siamo esseri umani. Ho spezzato il cerchio della violenza. Molti mi dicevano ‘non sta a te perdonare in suo nome’. Ma non sta neanche a me vendicarmi in suo nome. Spero che lei sia contenta e che riposi in pace”. Entrambi hanno perso le rispettive figlie. Una era solo una bimba, l’altra morta in un attentato suicida.

L’orrore di un insegnante costretto a prendere le armi e l’umanità di un ufficiale tedesco delle SS che si sacrifica per salvare una piccola innocente. Paradossi che si stringono la mano. È la bellezza e la mostruosità dell’essere umano, così dedito all’autodistruzione, così incline all’affezione.

Human

Human – Terra e Acqua

Dopo uno sguardo sul significato di essere donna e uomo in diverse culture e sulla relazione che intercorre tra i due generi messi a confronto, scorrono altri temi ben incastrati fra loro. L’omosessualità si lega all’amore, ma anche al maltrattamento, al contesto sociale e alla famiglia.

I protagonisti di Human approdano all’ambiente, altro tema caro al regista.

La terra ripaga sempre il tuo lavoro, lentamente, in silenzio. Quando non ha più niente da offrire, la vita è finita. “Il riso che mangiate è raccolto dai contadini. Allora perché voi dell’azienda avete distrutto le terre? Dove siete nati? Non pensate alla sventura dei vostri compatrioti? Avete distrutto la mia terra, la mia vita, come se fossi un animale, ma perfino gli animali hanno un rifugio”.

Al pianto di una donna cambogiana l’osservazione di un indiano. “In India, il settore più dinamico è la disuguaglianza. La ricchezza di una minoranza dipende dalla miseria della maggioranza”. Manca l’acqua, il bene primario.

“Leader del mondo, aiutateci a vivere una vita decente, altrimenti moriremo di fame. Stiamo morendo. Nessuno ci ascolta”. Tuona l’appello di una donna arrabbiata, mentre le mosche le si posano sul viso.

Human – Emigrazione e Lavoro

“Sono sfinita, ma non ho altra scelta”. Il confine tra lavoro, fatica e sfruttamento può essere lieve. Una giovane madre si prostituisce per far studiare la figlia (accetto la fatica, ma non trovo le parole per spiegarlo, dice). Un uomo greco di 47 anni ha perso il lavoro e l’umiliazione ha ceduto il posto alla rabbia.

Le immagini di gente che cerca roba nella discarica dei rifiuti aprono le porte all’argomento emigrazione. “Qui non sarò mai a casa mia. Mia madre e i miei figli aspettano il mio ritorno da anni. La mia anima vorrebbe tanto tornare a casa”. Se una badante ucraina vuole ritornare, da un paese dell’Africa più di qualcuno vuole scappare. “Io ripartirò. Ce l’ho nel sangue, di partire. Ci andrò in canoa. Ci andrò piangendo. Ci andrò gridando”.

Dalla Frontiera un afghano chiede disperato dove può andare. Profugo in moltissimi paesi, privato del suo stesso paese e rifiutato dagli altri, supplica: “Lasciatemi vivere. Non voglio niente da voi. Lasciatemi semplicemente vivere!”.

Human

Human – Povertà e Ricchezza

“Cos’è la povertà per me. È quando devo mangiare, ma non posso. È quando devo andare a scuola, ma non posso andarci. Quando devo dormire, ma non posso. Quando mia moglie e i miei figli soffrono, ma non ho il livello intellettuale per tirarci fuori da questa situazione. E voi, gente ricca che mi state ascoltando, che cosa avete da dire sulla vostra ricchezza?”

Un aborigeno continua: “nella mia cultura non esistono parole come ‘per favore’ o ‘grazie’, perché la gente condivideva. Oggi non si condivide più. Si dice ‘è mio’.

Conclude un altro, ironicamente: “facciamo a cambio. Io vivo la tua vita e tu la mia. Poi incontriamoci a metà dell’equatore e giochiamo a golf”.

Vita, Felicità e Morte

“Ho passato più di 10 anni in cella di isolamento. Ho avuto tempo per pensare. O si è felici con poco, senza sovraccaricarsi, perché si ha la felicità dentro di sé, o non si approda a nulla. Questa non è l’apologia della povertà, ma l’elogio della sobrietà. Quando compro qualcosa, non si paga con i soldi. Si paga con il tempo della vita che abbiamo passato a guadagnare quei soldi. Però, con la differenza che la vita non si può comprare. La vita passa ed è miserabile sprecarla perdendo la libertà!”.

“Non è questa la felicità? Quando non ci sono cattive notizie e mastico tabacco e una noce di cola al risveglio”. Un uomo che ha perso gli arti vive viaggiando sopra una sedia a rotelle. Ha imparato a vedere la vita diversamente, ad accettare ed essere felice, qualunque cosa accada. “Alzarsi al mattino e non sentire alcun dolore. Anche questa è felicità. È la pioggia che promette un buon raccolto. Ci sono molte felicità e allo stesso tempo una sola: sei vivo, quindi sei felice”.

“Non ho paura della morte da quando è morto mio padre. Non ho paura se una bomba mi dilania se questo mi ricongiunge con lui”. L’orgoglio nelle parole di un bambino siriano si collegano a quelle di una vecchietta, che non teme la morte. “Se sono felice prima di morire, lo sarò anche dopo”. Lo dice ridendo e con un sorriso bellissimo, sereno.

Cosa resta? A volte anche la voce scompare nel ricordo. Qualcuno vuole lasciare una traccia, come una donna malata di tumore. Si affaccia la malinconia e insorge l’ironia nell’affrontare la fine. “Dopo la morte per me non c’è più niente. Ci sarà da ridere. Se vai sottoterra, non vai in cielo. Non prendi la strada giusta!”.

Human

Human – Il senso della vita

Volge verso l’epilogo un susseguirsi di affermazioni sul senso della vita (Devi solo viverla. Tutti siamo stati e tutti smetteremo di essere). Ad un uomo che ringrazia (e, se alla fine, Dio non esiste, resto riconoscente del dono che rappresenta) fa eco la saggezza di un bambino (Ognuno di noi ha una missione sulla Terra. Anche io, ma ancora non la conosco).

“La vita è come portare un messaggio dal bambino che sei stato al vecchio che sarai. Devi fare in modo che non si perda lungo la strada. Il senso della vita è fare in modo che questo messaggio non scompaia”.

Tra un tema e l’altro ci sono straordinarie scene da intermezzo. Un mucchio di gente in salvagenti gonfiabili e colorati che giocano con le onde dell’acqua, una moltitudine di spose, tifosi allo stadio che saltano e cantano, soldati e soldatesse di varie nazioni che marciano all’unisono.

Conclusioni

Un albero rosso sangue su terreno innevato e titoli di coda accompagnati dai messaggi di alcuni intervistati. Una giovane prostituta rassicura la famiglia. La sua scelta di vita permetterà ai fratelli di studiare. Un uomo vorrebbe dire al fratello defunto di non preoccuparsi, perché si prenderà cura di sua figlia.

“Avete suscitato tante cose in me oggi. Mi avete fatto sentire importante. Ho sentito che avevo qualcosa da offrire, che avevo un posto in questo mondo. Le persone hanno bisogno di sentire che hanno realizzato qualcosa, durante la loro vita. È ciò che ho sentito, grazie a voi”.

“Il mio messaggio è che siete i benvenuti in casa mia. Vi invito tutti! Tutte le tribù: gli Ovatua, gli Ovahimba, siete tutti i benvenuti!” e una donna aggiunge: “Oggi, in questo mondo, si sente parlare di persone che fanno dei film. Tutti vedranno dove viviamo. Il mondo farà la nostra conoscenza. Non so se mi vedranno, ma sono molto felice di parlare adesso e a quelli che verranno. Diteglielo!”.

“Non c’è niente da aggiungere. Abbiamo parlato di pace. Abbiamo parlato di tutto. Abbiamo terminato. Abbiamo finito”. Un uomo anziano, di un paese lontano, segnato dal lavoro e da un’umile esistenza conclude così un’opera Maestra.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Human è Il Documentario tra i documentari, un’opera d’arte filmata, uno sguardo intenso sulla complessità, atrocità e meraviglia del genere Umano.
Carlotta Casale
Carlotta Casale
Viaggiatrice da zaino in spalla e macchinetta fotografica al collo, divoratrice di libri, appassionata di teatro e musica, disegnatrice improvvisata e soprattutto amante di cinema, dove ogni passione converge in armonia. Rotocalchi, Documentari, Animazioni e molto altro sono un nutrimento quotidiano. Vivo la Settima Arte come Necessità, una scelta di vita che va oltre il semplice interesse!

CONDIVIDI POST:

IN TENDENZA ORA

RACCOMANDATI

Human è Il Documentario tra i documentari, un’opera d’arte filmata, uno sguardo intenso sulla complessità, atrocità e meraviglia del genere Umano. Human: il Re dei documentari di Yann Arthus-Bertrand