Holland è il nuovo thriller del 2025, disponibile sulla piattaforma Prime Video, diretto da Mimi Cave, con protagonista Nicole Kidman (che è anche co-produttrice del film). Ad affiancare l’attrice troviamo Gael García Bernal e Matthew Macfadyen.

Holland – La trama
Nella cittadina statunitense di Holland, la comunità vive seguendo uno stile di vita olandese. Così fa anche Nancy (Nicole Kidman), maestra e ottima moglie e madre. La sua vita non potrebbe essere migliore o più tranquilla di così. Ha un marito perfetto, Fred (Matthew Macfadyen), l’oculista del paese, e un figlio di tredici anni altrettanto perfetto, Harry (Jude Hill). Padre e figlio passano molto tempo assieme nel seminterrato, dove hanno costruito quello che sembra essere un grande plastico della cittadina, con tanto di trenino elettrico. La più grande preoccupazione di Nancy, è dove possa essere finito il suo orecchino di perla.
Succede però che, a seguito di alcuni strani ritrovamenti, come una multa pagata in un luogo dove il marito non poteva essere in quella data precisa, o di un rullino privo di fotografie, la donna inizia a sospettare che il marito la tradisca. Comincia così a indagare con l’aiuto di un collega di scuola, Dave (Gael García Bernal), tra gli effetti personali, sul luogo di lavoro di Fred, sui suoi spostamenti. Le ricerche portano però a galla una terribile verità, sia sul passato che sul presente del marito. Una verità, dalla quale nessuno potrà più tornare indietro.

Holland – La recensione
La sceneggiatura di Holland ha già di per sé una storia faticosa. Lo scritto, firmato Andrew Sodorski, ha girato fra i tavoli di produzione per ben dieci anni prima di trovare la pace nelle mani di Mimi Cave, che intanto lavorava alla post-produzione del suo film di esordio, il thriller-horror Fresh. Alla sceneggiatura Cave ha ammesso di aver messo mano su alcuni particolari, come l’ambientazione temporale. Il contesto era infatti originariamente contemporaneo, mentre la regista ha deciso di portarlo agli anni 2000 per conferire alla storia un tocco di nostalgia.
Un primo ingrediente positivo quindi, è sicuramente quello della regia di Mimi, già affermata nel genere con il suo primo lungometraggio. Se si aggiunge poi che a ricoprire i panni della protagonista è nientemeno che Nicole Kidman, la quale è ormai da reputarsi regina del genere horror/thriller televisivo, basti solo citare Big Little Lies, The Undoing, Nine Perfect Strangers, la ricetta è presto che pronta.
Eppure, qualcosa non è andato esattamente come avrebbe dovuto. La storia inizia rappresentando una calma che, sapendo il tipo di film che si è scelto di guardare, porta con sé una sorta di inquietudine. Ma è solo un’induzione psicologica, perché ci aspettiamo che da un momento all’altro accadrà qualcosa. Tutto è estremamente perfetto, la preoccupazione della protagonista per la perdita di un orecchino è fin troppo esagerata. C’è quasi il pensiero che questo possa scattare in una nevrosi. Ma la verità è che non accade nulla.
Una tensione disattesa
Purtroppo la componente thriller, ovvero la principale, viene a mancare, o comunque è presente lievemente durante la quasi interezza del film. Per i primi 80 minuti infatti la storia fatica a ingranare, i colori accesi impregnano le scene, le quali sono quasi più ironiche piuttosto che tese e colme di suspense. Il film si limita a essere quindi una commedia domestica dove, di thriller, rimane ahimè ben poco.
La sensazione è che ci siano stati tanti piccoli momenti che si sarebbero potuti sfruttare per far salire la tensione, far scoppiare la bomba, per così dire, che però sono rimasti sempre tiepidi e appena abbozzati.

Un cast al di sopra del film
La non efficacia del film non è però da imputarsi al cast. Nicole Kidman è impeccabile nella sua capacità di rendere tipico e caratteristico il personaggio del quale deve indossare i panni. Inoltre, come detto precedentemente, è innegabile la sua abilità nell’interpretare dei ruoli che sono legati e appartenenti al genere thriller e horror. Altrettanto efficace è l’interpretazione di Matthew Macfadyen. L’inquietante controllo e tranquillità utilizzati da Fred per affrontare qualsiasi inconveniente, sono perfettamente resi dal suo interprete, che riesce a conferire proprio quell’inquietudine che, invece, è mancata al film.
Poco raccontato è invece il personaggio di Dave, interpretato da un ottimo Gael García Bernal che fa quello che può con la sceneggiatura di cui dispone. Nel corso del film ce ne sono diversi di momenti mancati per far scoppiare la cosiddetta bomba. Così come diverse sono le occasioni mancate proprio di approfondimento, sia nel racconto dei fatti, sia nell’indagare un personaggio. Questo è proprio ciò che avviene con quello del maestro e aiutante di Nancy. Ci viene dato un lieve input del fatto che Dave avrebbe potuto avere un sottotrama interessante, ad esempio quando viene (appena) citato il fatto che ha già avuto problemi con la polizia, in passato. Ma nulla di più. Tutto è pressoché accennato nel corso del film, e questo è il grande problema di fondo, perché i fatti faticano a venire a galla, per poi vederceli scoppiare in faccia solo alla fine quando, ormai, è già subentrata la delusione.
