Recensioni FilmEd Wood, il peggior regista di tutti i tempi

Ed Wood, il peggior regista di tutti i tempi

In attesa dell’uscita di Mercoledì 3-le cui riprese sono appena terminate- è importante porsi una domanda. Dove e come nasce l’universo di Tim Burton?

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Il regista di Burbank nel tempo è riuscito a creare una community di amanti del suo cinema, un cinema che si contraddistingue per la sua autenticità e creatività. Con pellicole come “Edward mani di forbice“, “La fabbrica di cioccolato“, “La sposa cadavere“, esploriamo mondi riconoscibili. Dimensioni incantate e personaggi poco convenzionali ai margini della società, alla ricerca di un posto nel mondo. Ma prima dei suoi più grandi successi, è utile presentarvi una specifica opera, che racchiude a pieno la sua poetica: Ed Wood.

Film del 1994, sesto lungometraggio di Burton, è un biopic suggestivo su Ed Wood, una figura che, da molti critici, viene etichettato come il peggior regista di tutti i tempi. Logline d’impatto, che ci proietta subito nell’intenzione di un regista come Burton di raccontare, a suo solito, la vita degli ultimi, piena di sogni e di imperfezioni.

Nel film, spicca un cast di giganti ed esordienti che creeranno sempre più un sodalizio artistico con il regista. Johnny Depp, prima di tutti; ma anche Martin Landau nei panni di Bela Lugosi, Sarah Jessica Parker interpretando Dolores Fuller, Patricia Arquette, Bill Murray. Presente anche Vincent D’Onofrio, che interpreta uno sfuggente ma efficace Orson Welles.

Ed Wood, la trama

Siamo nel 1952, Stati Uniti. Ed Wood (Johnny Depp), giovane e aspirante regista, dirige una bizzarra compagnia teatrale, ma il suo obiettivo è sempre stato il cinema. Sfrutta diverse occasioni trovate, ma che si evolvono in modo disastroso. Ma Ed è un’ottimista cronico, che gira da uno studio di produzione all’altro insieme alla sua banda di fedeli per cercare denaro. Denaro attraverso cui realizzare il proprio sogno: girare film in cui lui sia regista, sceneggiatore e attore. Non è un caso l’incontro con il proprio modello d’ispirazione, Orson Welles( Vincent D’Onofrio), da dove traspare un messaggio di speranza e di fiducia nel credere nella propria arte.

Il film gira tutto intorno a ciò: un esilarante e macabro road movie, dove la destinazione finale è quella di vedere incoronare il sogno di un giovane appassionato artista, dovendo però affrontare la crudeltà della macchina Hollywoodiana.

Ci riuscirà o verrà schiacciato per l’ennesima volta? Forse non è questo il punto del film. Tim Burton ci ha sempre abituati a vedere i sognatori non nella loro riuscita ma nella loro audacia nel portare avanti i propri sogni.

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Ed Wood

Ed Wood, la recensione

E’ qui che traspare il cuore del film: il ritratto psicologico che si crea di Ed, attraverso il racconto di eventi chiave nella sua carriera. Il risultato non è altro che l’ennesimo corollario del personaggio “burtoniano“: un eroe ingenuo e buono. Prosperoso e propositivo nel realizzare i propri sogni, non mettendo mai in dubbio il proprio talento, nonostante le strazianti bufere mediatiche ricevute. Si pensi a quando, dopo aver girato “Plan 9 from outer space“, pellicola con cui il regista crede di trovare il successo che merita, proprio in quel momento riceve la nomina di peggior regista di tutti i tempi.

Proseguendo la visione, noi spettatori ci affezioniamo sempre più all’audacia e alle sventure di Ed, piene di fallimenti ma con la grinta di chi vuole mollare sempre per ultimo. E, tra l’altro, c’è una cosa specifica che ci accomuna con il protagonista: l’amore per il cinema.

Nella media di un biopic, il film dura circa due ore, girato completamente in bianco e nero, con una struttura narrativa così frenetica che annulla completamente qualsiasi peso sulla durata. Nonostante la bizzarria creativa di Burton ci abbia abituato a trasportarci sempre in mondi poco verosimili, qui siamo di fronte a uno dei film convenzionalmente più realistici del regista. Una sua versione nei confronti di chi, solo perché prosperoso nel fare ciò che ama, viene schiacciato dal mondo. Gli episodi del film, per quanto appaiano frenetici e contorti, rendono questa premessa convincente, riuscendo a toccarci nel profondo. Non mancano, inoltre, critiche all’industria cinematografica e ai media, tanto rilevanti quanto opprimenti.

Ed Wood

Un tributo al cinema più autentico

Il cinema di Burton acquisisce un timbro proprio, manifestazione della creatività di un autore che sin dall’infanzia dava forma alle immagini che dominavano i suoi pensieri. Ma tutto prende forma da ispirazioni che Tim Burton con il tempo ha coltivato: il genere horror degli inizi, il cinema di Fellini, le ambientazioni gotiche di Mario Bava. Ed Wood, in un certo senso, diventa tributo di un cinema che si fa porta voce di un gusto ormai andato, passato.

In questa chiave, diventa importante il rapporto che si crea mettendo in scena Bela Lugosi(Martin Landau, interpretazione che gli è valso un premio Oscar). Attore star del genere horror sul viale del tramonto e in fin di vita, ma a cui viene dato il suo merito. Da questo personaggio parte una riflessione meta-cinematografica sul ruolo dei media e dei giornalisti, in cui, affamati di notizie, combattono per inquadrare l’attore in un momento buio della sua vita. Da qui consegue una critica alla fama hollywoodiana, dove vieni spacciato per morto se per un breve periodo ti allontani dai riflettori. Non mancano forzature che però amplificano l’etica del film, come ad esempio l’incontro propositivo con Orson Welles.

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In un certo senso, il film rappresenta un’impersonificazione della visione di Burton attraverso gli occhi di Ed Wood, artista che non ha mai potuto esprimere a pieno la propria arte. Da qui nasce l’omaggio del regista californiano in una commedia satirica girata, giustamente, completamente in bianco e nero. Una visione nostalgica di un cinema che non tornerà più ma che, come un passaggio di testimone, dà voce a un regista fuori dagli schemi come Burton.

Conclusioni

Per quanto sembri distante dai canoni stilistici che ci aspetteremmo da una pellicola di Tim Burton, Ed Wood è un film che racchiude a pieno la poetica del regista. Sogni, reietti, passione per il cinema- e in particolare per l’horror pioniere- resistenza contro un mondo di plastica e opprimente.

Una versione suggestiva e particolare di Tim Burton, a cui vale la pena dare un tentativo, specie se ami il cinema .  Inoltre, dettaglio da non sottovalutare, il film è attualmente disponibile in streaming su Disney+!

Ed Wood

Trailer

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Per gli amanti del cinema, specie quello del passato, Ed Wood è un tuffo nostalgico e frenetico che può far volare due ore di tempo libero.
Vincenzo Pennabea
Vincenzo Pennabea
Interfacciandomi con il cinema dall’infanzia, crescendo ho sempre più approfondito e alimentato una passione per il cinema di genere, scoprendo un particolare gusto in particolare per l’horror e il dark fantasy, che va da maestri del genere come Mario Bava e Dario Argento a Tim Burton. In un prodotto cinematografico mi affascina la potenza delle inquadrature nella loro resa visiva e quanto la scrittura di un personaggio riesca a toccare lo spettatore nella sua umana sensibilità.

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