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Edward mani di forbice

Con Edward mani di forbice si può dire che nasca il mito di Tim Burton. Certo il regista, all’epoca trentaduenne, aveva già molti anni di esperienza nel mondo del cinema alle spalle (il primo cortometraggio della sua filmografia lo realizzò completamente da solo all’età di tredici anni), e aveva già fatto vedere la sua impronta cardine con due film di grande successo: Beetlejuice – Spiritello porcello e Batman.  Tuttavia era ancora tutta da dimostrare la sensazionale visionarietà di uno dei registi più amati e celebrati del cinema contemporaneo. I suoi colori, le sue forme stranamente inquietanti nel rappresentare la semplice realtà quotidiana, e soprattutto i suoi personaggi freak e dark si erano solo intravisti all’epoca, e nessuno forse, avrebbe scommesso sulla sopravvivenza di quello stile così inconsueto. Dopo il film del 1990, però, tutto o quasi cominciò a cambiare per il giovane cineasta di Burbank (la città alle porte di L.A. dove hanno sede i primi stabilimenti della Walt Disney, per capirci). D’un tratto Burton, da semplice promessa bizzarra divenne solida certezza di un talento indiscutibile nel raccontare favole che tutti gli altri farebbero fatica anche solo ad immaginare.

Edward mani di forbice

La storia si propone di portare al cinema in chiave moderna il topos letterario dello “stano”, incompreso e deriso dalla comunità di normali, che poi così normali non sono. La vita di un coloratissimo e apparentemente perfetto sobborgo della provincia americana, viene infatti sconvolta quando Peggy Boggs, rappresentante porta a porta di cosmetici, ospita a casa sua il giovane Edward. Il ragazzo, molto pallido e con i capelli arruffati, viveva da solo nel vecchio castello in cima alla collina che sovrasta la cittadina, e rappresenta la creazione incompiuta di un grande inventore, morto prima di riuscire a realizzare le sue mani, che sono sostituite con diverse paia di forbici. Chiaramente Edward attira l’attenzione di tutte le comari del paese, che cominciano ad osservarlo con attenzione per comprenderne l’indole. Tutte sono in qualche modo attratte da questa specie di fenomeno da baraccone ed Edward ben presto troverà lavoro prima come giardiniere e poi come parrucchiere per le signore e per i rispettivi cagnolini, guadagnandosi la fama di ragazzo particolare ma buono. Edward, però, si innamora della ragazza sbagliata: Kim, la figlia di Peggy, attirando su di sé le ire del suo ragazzo. Verrà coinvolto in un furto e, per un equivoco, scacciato dalla comunità. Le sue buone intenzioni mettono in luce le molte ombre che aleggiano sulla comunità, e che prima sembravano invisibili. Deciso a tornare nella sua magione, Edward fa perdere per sempre le sua tracce, rimanendo però un dolce ricordo nella vita di Kim.

Edward mani di forbice

In Edward mani di forbice Tim Burton è riuscito a racchiudere, in 105 minuti, una poetica tra le più gettonate al cinema e nella letteratura in tutte le sue epoche. Evidenti sono i richiami a Frankenstein (storia da sempre vicina a Burton, che omaggerà anche con il suo Frankenweenie), a La Bella e la Bestia, un po’ più nascosti, ma nemmeno tanto, sono quelli a Notre-Dame de Paris, a Il fantasma dell’opera e a King Kong (soprattutto a quello cinematografico, dato che Edward, come lo scimmione, viene spesso mostrato come una rarità della natura). Insomma il regista si diverte a portare sullo schermo tutta quella tradizione degli emarginati che in qualche modo si riscattano, dando prova di qualità e virtù rarissime nell’umanità tradizionale. È chiaro anche un certo richiamo all’esperienza autobiografica di Burton. Edward è forse il miglior alter ego dell’intera cinematografia del regista, sia dal punto di vista fisico che sotto l’aspetto umano e caratteriale. Lo stesso Burton ha più volte ammesso che da bambino non aveva amici, era un emarginato, e di non aver mai patito più di tanto questa condizione. “Potevo farne a meno, perché in giro c’erano abbastanza film interessanti e ogni giorno era possibile vedere qualcosa di nuovo, qualcosa che in qualche modo mi parlava…”. Il cinema era nel suo destino e nel suo sangue, insomma, e chissà se oggi avremmo Tim Burton se quel bambino fosse stato popolare e non incompreso ed evitato come Edward.

Edward mani di forbice

Il regista è riuscito per la prima volta a creare quel perfetto mix tra tenerezza e cinismo che lo renderà uno dei più interessanti affabulatori cinematografici della sua generazione. Facendo approdare nel paese dai colori pastello questo brutto anatroccolo vestito di nero, ma buono come il pane, Burton costruisce anche un lodevole affresco della provincia americana, da sempre attratta dal nuovo ma anche pronta a tacciarlo come capro espiatorio per i propri scheletri nell’armadio. Sullo sfondo, anche una velata e non troppo compiuta critica al capitalismo. Peggy Boggs è una promotrice Avon, azienda di cosmetici statunitensi considerata una delle realtà industriali che hanno maggiormente cavalcato la globalizzazione e le nuove tendenze imprenditoriali di fine millennio. Si parla spesso di soldi ma essi non si vedono mai, nemmeno quando Edward comincia a “lavorare”, venendo egli semplicemente sfruttato dalle donne della cittadina come uno schiavo. Ma l’unica preoccupazione per Edward è essere accettato ed amato, tutto le altre sono sovrastrutture marginali e opzionali.

Edward mani di forbice non fu un successo clamoroso, nonostante la 20th Century Fox nutrisse enormi speranze sulla pellicola, puntando a superare con essa gli incassi del Batman del 1989 e addirittura dell’E.T. di Spielberg. L’incasso finale fu di poco più di 56 milioni di dollari in tutto il mondo, ben al di sotto delle aspettative. Andò meglio sul mercato home video (27 milioni di dollari a livello planetario), risultando uno dei primi autentici successi in questo ambito. Tuttavia gli spettatori incoronarono immediatamente il film come uno dei massimi cult del periodo. La tenerezza di Edward, il suo amore sincero e disperato per Kim, il feroce trattamento della folla nei suoi confronti, furono motivi di grande entusiasmo per quasi tutti coloro che videro il film. Indubbiamente, simili effetti si possono ottenere solo mediante una scelta accurata in fase di casting. Per il ruolo del protagonista, dopo aver preso in considerazione star lanciatissime come Tom Cruise, Tom Hanks e Robert Downey Jr., la scelta cadde su una giovane promessa con un solo ruolo da protagonista alle spalle, nel film Cry Baby di John Waters: tale Johnny Depp, che, si dice, riuscì a battere “in finale” addirittura Michael Jackson, che sarebbe stato entusiasta di vestire i panni di Edward. Pur pronunciando soltanto 169 parole in tutto il film, la prova di Depp fu la prima grande interpretazione di un grandissimo attore, capace di trasformarsi, a livello fisico e morale, da un film all’altro, come pochi altri nella storia del cinema. Forse la prova convincente, soprattutto quando tocca i tasti amorosi, fu anche frutto della condivisione del set con la fidanzata di allora, quella Winona Ryder che, tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, ha rappresentato senza dubbio il ruolo di sex symbol massimo per un’intera generazione di spettatori. Da notare anche la presenza nel cast dell’attore Vincent Price, star dell’horror per decenni, grande idolo di Burton (al quale aveva persino dedicato il corto Vincent) e all’ultima apparizione cinematografica (aveva 79 anni). Un modo per omaggiare, sfruttando un corpo, un’intera cinematografia come l’horror classico.

Edward mani di forbice

Dal punto di vista tecnico il film è caratterizzato da alti e bassi. La sceneggiatura, basata su un soggetto dello stesso Burton e scritta da Caroline Thompson, risulta in molti punti confusionaria e lacunosa, fino a raggiungere livelli quasi demenziali verso il finale, decisamente troppo affrettato. Tuttavia, il lavoro di Burton dietro alla macchina da presa è riuscito a far passare in secondo piano anche quei difetti strutturali più marcati nella pellicola stessa. Il cineasta californiano, pur essendo alle prime esperienze di vero cinema mainstream, si comporta come un veterano, un esperto assoluto nel suo lavoro. Riesce a rendere sublimi persino alcuni momenti tutto sommato poco entusiasmanti. Si pensi, ad esempio, alla scena in cui Edward, entrato per la prima volta a casa Boggs, osserva le fotografie della famiglia, soffermandosi in modo particolare sulla figura di Kim. In quel momento nasce un amore incondizionato e la tensione emotiva che lo spettatore prova ha i connotati di una vera e propria lectio magistralis sul concetto, antichissimo, di fotogenia. Solo chi è arido dentro non proverà una certa emozione nel contemplare quell’immagine, seppur statica, della Ryder. Ovviamente tale effetto, ripetuto per altro anche in altri momenti del film, è amplificato dalle musiche di Danny Elfman, fin dagli esordi vero alter ego musicale di Burton.

Edward mani di forbice

Edward mani di forbice è un film che è entrato nei cuori dei cinefili di tutto il mondo più per una questione simbolica che meramente cinematografica. Viene naturale definirlo uno dei più grandi film degli anni ’90 non tanto per la qualità intrinseca che lo caratterizza, quanto per la potenza delle sue immagini e il modo in cui esse hanno inciso sull’immaginario collettivo di tutto il mondo.

Here’s to you Mr. Tim Burton. Da questo film in poi il cinema gotico avrà una sua leggenda immortale.

PANORAMICA DELLA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Un must per qualsiasi cinefilo. Il film che ha lanciato la stella di Tim Burton e quella di Johnny Depp. Racconto gotico ma romantico il film giustamente ha fatto scuola entrando di diritto tra i film più riconoscibili di un decennio magico come gli anni '90.

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