Film al CinemaCoyote vs ACME: Recensione del film che non doveva uscire

Coyote vs ACME: Recensione del film che non doveva uscire

Coyote vs ACME di Dave Green (Earth to Echo, Tartarughe Ninja – Fuori dall’ombra) arriva al cinema dopo una lunga gestazione. Annunciato dalla Warner Bros. nel lontano 2018 come un generico film su Willy il Coyote, negli anni ha assunto i tratti di un legal thriller ispirato ad un articolo omonimo scritto da Ian Frazier per il The New Yorker dove si chiedeva perché Willy non avesse fatto causa alla ACME per avergli venduto articoli sempre malfunzionanti. Nel 2022, dopo diversi cambi di regia e di sceneggiatura, la Warner accantona il progetto dichiarando di non volerlo distribuire nelle sale – nonostante fosse finito – per motivi fiscali.

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Diversi addetti ai lavori e diversi utenti, scoperta la decisione, hanno cominciato una campagna su internet – e non solo – per pressare la Warner e permettere alla pellicola di uscire. Nel 2025 la Ketchup Entertainment acquisisce il film e quest’anno, finalmente, la nuova avventura dei Looney Tunes è arrivata nei cinema di tutto il mondo. La campagna marketing, ovviamente, ha giocato molto sull’assonanza tra la vicenda reale e la vicenda fittizia raccontata dal film stesso. Sui poster di tutto il mondo spicca la frase “Il film che la ACME non voleva farvi vedere”. Vediamo, allora, se il film sia valso l’attesa e il tanto rumore.

Coyote vs ACME

Coyote vs. ACME – Trama

La trama del film è nota. È il nucleo attorno al quale tutto il clamore si è concentrato: Willy il Coyote decide, dopo una vita passata a rincorrere Bee Beep, di rivolgersi ad un avvocato per fare causa alla ACME Corporation; che nel film è una multinazionale che ha, sostanzialmente, il monopolio sulla stragrande maggioranza dei beni di consumo (compresi i prodotti per cartoni animati). Ovviamente il presupposto è lo stesso di film come Looney Tunes: Back in Action o Chi Ha Incastrato Roger Rabbit: cartoni animati ed esseri umani convivono nello stesso mondo; solo che nella finzione di Coyote vs ACME i vari Bugs Bunny, Duffy Duck, Titti, Silvestro ecc… non sono star del cinema conosciute; ma semplici abitanti del mondo che hanno – o non hanno – contatti diretti con la ACME.

La società di avvocati a cui si rivolge Willy, la Avery, Jones & Maltese, ha come principale avvocato Kevin Avery (Will Forte), che non vuole però scontrarsi col colosso. La nipote Paige (Lana Condor), però, vorrebbe portare la causa fino in fondo per un senso di giustizia e per far valere lo zio come grande avvocato. Il principale antagonista della vicenda è l’avvocato della ACME, Buddy Crane (John Cena), che non vuole semplicemente vincere contro Willy; ma vuole evitare che un mistero indicibile sulla sua società venga a galla. Una semplice causa facilmente risolvibile con un accordo si trasforma in una vicenda nazionale, dove i segreti più bui di una multinazionale rischiano di metterla in cattiva luce.

Davide contro Golia

Coyote vs ACME si inserisce nel solco dei due film in tecnica mista sopraccitati. La parte thriller, legata alla scoperta dei segreti della ACME, è direttamente mutuata dal capolavoro di Zemeckis Chi Ha Incastrato Roger Rabbit. Di Looney Tunes: Back in Action di Joe Dante, invece, mantiene l’animo estremamente citazionista e il ritratto della ACME come società senza scrupoli. Sicuramente nel film di Dante dominano gli eccessi, e la ACME risulta estremamente caricaturale; ma nel film di Green l’immagine di azienda che vuole dominare il mondo rimane, attraverso un ritratto più realistico sul funzionamento delle multinazionali.

Ed è forse da questo che occorre partire per l’analisi: Coyote vs ACME si propone come uno scontro tra Davide e Golia. Una piccola società legale che affronta un colosso capitalista che offre un’immagine idilliaca di sé all’opinione pubblica. Un’immagine rassicurante, attenta ai bisogni del consumatore e rispettosa dei valori americani tradizionali. Su questo punto sono interessanti due elementi che caratterizzano la ACME come azienda: la vicinanza all’esercito americano e il fatto che la legge sia sempre dalla sua parte. La multinazionale include l’esercito tra i valori della nazione da preservare; e allo stesso tempo non ha paura della legge perché – parole di Cena – è stata scritta dalla multinazionale stessa.

La ACME è un archetipo. È il ritratto del potere del privato che non è al di sopra della legge; ma costruttore della legge stessa. La difficoltà di Davide (il piccolo avvocato e Willy) sta nel fatto che Golia (la ACME) è il sistema. Lo costruisce imbastendo delle regole che la difenderanno per sempre. Willy – il povero consumatore che, suo malgrado, continua ad essere cavia continuando ad alimentare il circolo produttivo – è l’unico che può opporsi perché è l’incarnazione – e questo viene esplicitato nel film – della resilienza. Nonostante tutto, Willy rincorrerà sempre Bee Beep.

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Coyote vs ACME

La dialettica ACME/Warner

Il racconto interno al film ragiona sul classico tema della giustizia che deve trionfare nonostante la forza di un potere dominante che tenta di piegarla a suo favore. Il punto forte sta, ovviamente, nei palesi rimandi alla società americana contemporanea; che però rimangono superficiali. Il tono della pellicola non permette – e nemmeno cerca – un approfondimento che vada al di là di ciò che è già stato scritto. Il vero asso nella manica di tutta l’operazione è l’involontaria dialettica creatasi – come già anticipato – tra il racconto interno al film e le sue vicende esterne, che può restituire altre chiavi interpretative.

La ACME, nella campagna marketing, diventa l’azienda che non voleva far vedere il film; perché nel racconto non vuole lasciar trapelare i suoi segreti. Ma il gioco sta proprio nell’assonanza con la realtà: la Warner non voleva far vedere il film; proprio per motivazioni da multinazionale, cioè il perdere meno milioni possibili. Il discorso, allora, diventa metacinematografico. La resilienza di Willy diventa il migliore antidoto contro lo sfruttamento ossessivo di un brand verso il quale la gente si disinnamora.

Il film sopravvive, come Willy stesso, nonostante le angherie e i soprusi. Nonostante i rinvii e i tornaconti economici le immagini sopravvivono. Quelle stesse immagini che, nella finzione cinematografica, la ACME voleva nascondere. Ma sono immagini che lo spettatore conosce, e che vuole vedere e rivedere per la loro ilarità. Nella finzione filmica, i corti storici di Willy il Coyote e Bee Beep diventano immagini di archivio in possesso della ACME per i propri studi; ma quelle gag slapstick chiedono a gran voce di essere mostrate, così come è stata richiesta a gran voce la distribuzione del film.

La forza dello spirito originale

Ed è sulla potenza di quelle gag, di quei corti, di quelle situazioni assurde che il film trova la sua ragion d’essere. Coyote vs ACME ha il suo punto di forza proprio nella potenza dei suoi protagonisti animati. L’importanza, per la storia dell’animazione, di quello spirito di fare cartoon, che sfocia nel genio assoluto dell’assurdità; è rivendicata a gran voce in tutte le scene che ne riprendono i tratti e gli stilemi. Il film, alla fine, si sostanza in Willy che si allontana dal bordo di un dirupo per la paura di cadere, ma suo malgrado cade lo stesso col resto della montagna, mentre il bordo rimane sospeso.

Questi sono i Looney Tunes. Lo aveva capito perfettamente Dante nell’illogicità assoluta di Back in Action (che però soffriva di altri problemi). In Coyote vs ACME la centralità di quello spirito guida lo si nota negli espliciti rimandi ai nomi dei creatori originali dei Looney Tunes: lo studio legale a cui si rivolge Willy porta i nomi di Avery, Jones e Maltese; che sono i nomi delle menti dietro i personaggi originali. Quello spirito, va detto, non è presente per tutta la durata del film; che dovendo raccontare anche una storia di intrighi e di multinazionali, non sempre mantiene il ritmo sostenuto degli inseguimenti tra Willy e Bee Beep.

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Nota a margine, ma pur sempre importante: la resa visiva della tecnica mista è lontana dall’essere perfetta. I modelli dei personaggi sono in 3D e, salvo Willy, non è raro storcere il naso di fronte alle scene con la Nonna o con i personaggi secondari. I modelli 2D di Back in Action sembrano paradossalmente più in armonia con l’ambiente reale circostante rispetto a quelli di questo film, che forse ha risentito della produzione travagliata.

Coyote vs ACME

Coyote vs. ACME – Conclusioni

Ne è valsa la pena aspettare così tanto tempo? Tirando le somme, la risposta è positiva. Coyote vs ACME è un film che vuole raccontare le storture dietro un sistema monopolistico, del rapporto azienda-consumatore; ma anche dell’importanza di credere nella giustizia e di farsi paladini di una causa nobile. Ma il punto di forza, visto che tutto il resto rimane solo – volutamente – sulla superficie; è il ritorno a quello spirito cartoonesco che ha reso grandi i Looney Tunes e, in particolare, Willy e Bee Beep.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Coyote vs ACME vale la pena di essere recuperato per l'afflato sociale che lo permea, unita alla nostalgia verso il tipo di comicità che ha reso grandi i Looney Tunes.
Alessandro Bombace
Alessandro Bombace
Appassionato di cinema e filosofia da sempre, quando scrivo guardo ad entrambi per portare analisi il più profonde e originali possibili. Il giochino dei 4 film preferiti? 2001, Persona, Wall-E e Lilo & Stitch

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