Dopo anni di rinvii e una campagna marketing mirata, Coyote vs. Acme (qui la recensione) è finalmente arrivato nei cinema. Accolto molto positivamente dalla critica (ha un indice di gradimento di oltre il 90% su Rotten Tomatoes), vedremo se sul lungo periodo il pubblico risponderà positivamente a questa pellicola così particolare e particolarmente attesa.
Inserito nel solco dei film in tecnica mista, Coyote vs. Acme è solo l’ultimo tassello di un mosaico molto variegato di pellicole che hanno attraversato (e fatto) la storia del cinema. La tecnica mista è stata provata sin dagli albori della settima arte, ma solo nella seconda metà del ‘900 ha visto importanti passi avanti. Scopriamo 5 film che utilizzano questa tecnica, da opere famose a perle più nascoste.

Chi ha Incastrato Roger Rabbit (1988) – Robert Zemeckis
Il film di Zemeckis è ormai un classico. Figlio di un regista che ha dedicato l’intera vita alla sperimentazione, Chi ha Incastrato Roger Rabbit è forse la pellicola in tecnica mista più importante della storia del cinema. Quantomeno quella più famosa e riconoscibile. Al di là dei meriti strettamente cinematografici, il film ha dalla sua un crossover degno delle manie multiversali contemporanee. Nel film compaiono, insieme, cartoni animati della Disney, della Warner Bros. e di altri studi americani classici. I cartoni animati, nella finzione del film, sono entità reali con cui gli esseri umani interagiscono. Oltre al ventaglio di volti noti si inseriscono, ovviamente, Roger Rabbit e la moglie, Jessica Rabbit; immediatamente entrati nell’immaginario collettivo.

Mary Poppins (1964) – Robert Stevenson
Il film più vecchio della lista. Diretto da Robert Stevenson, che ritornerà più avanti con un’altra pellicola – sempre prodotta dalla Disney – Mary Poppins è un classico senza tempo. Non completamente in tecnica mista, si ricorda però la scena in cui la protagonista (interpretata da Julie Andrews, che vinse l’Oscar per quel ruolo) entra, portando con sé i bambini e Bert (Dick Van Dyke), nei disegni di quest’ultimo. Memorabili i balli con i pinguini e la corsa ai cavalli. Uno dei migliori musical della storia del cinema classico, da riscoprire per l’avanguardismo tecnico e le canzoni, cantate ancora oggi dopo oltre sessant’anni.

Fuga dal Mondo dei Sogni (1992) – Ralph Bakshi
Dopo due classici film di Hollywood, ci spostiamo nel cinema di Ralph Bakshi con Fuga dal Mondo dei Sogni (in originale Cool World). Una produzione, in realtà, hollywoodiana (lo produsse la Paramount), che rimaneggiò pesantemente l’idea originale del regista, che voleva proporre un’opera horror ed erotica – in linea con la sua poetica indipendente. Il risultato finale, però, fu lontanissimo dall’intento originario. Non è sicuramente tra le opere più riuscite di Bakshi, che toccò le sue vette nei decenni precedenti; ma può essere un interessante entry point per chi non lo conosce e volesse approcciarlo come autore. Nel cast, per altro, figurano Brad Pitt e Kim Basinger.

Elliott, Il drago invisibile (1977) – Don Chaffey
Elliott, il drago invisibile fu una piccola rivoluzione in casa Disney. Primo film ad essere registrato in Dolby Stereo e primo ad essere distribuito anche in videocassetta, fu uno degli ultimi lavori di Don Chaffey, leggendario regista de Gli Argonauti (uno dei migliori film tratti dalla mitologia greca). Non rientra – come Mary Poppins – tra i classici Disney; ma è un interessante esperimento da recuperare. Accolto in maniera abbastanza favorevole dalla critica all’epoca, è stato col tempo rivalutato in negativo. Nel 2016 la Disney ne ha proposto una nuova versione, abbandonando la tecnica mista in favore di una resa del drago in cgi.

Pomi d’Ottone e Manici di Scopa (1971) – Robert Stevenson
Ritroviamo Robert Stevenson con il suo Pomi d’Ottone e Manici di Scopa, sempre prodotto dalla Disney. Ritorna, sotto la sua direzione e in un film in tecnica mista della Disney dopo Mary Poppins, David Tomlinson; che affianca Angela Lansbury. Un film che all’epoca fu visto molto simile al sopraccitato Mary Poppins, ma che ottenne un discreto successo di critica conquistando il premio ai Migliori Effetti Speciali agli Oscar del 1972 su un totale di cinque nomination.

