Cos’è diventato oggi l’Oscar al Miglior Film

Qualche giorno fa si sono svolti gli Oscar 2022 e già all’indomani della cerimonia le chiacchiere sull’evento più atteso dall’industria cinematografia hanno riempito i dibattiti social. Se nelle prime ore la discussione si è concentrata sull’episodio che ha visto coinvolto Will Smith, in un secondo momento ci si è interrogati sulle effettive vittorie dei premi. L’assegnazione dei premi si è rivelata abbastanza prevedibile, seppur con qualche sorpresa. Tra delusioni e conferme, le vittore di quest’anno ci possono offrire uno spaccato molto chiaro di cosa siano diventati gli Oscar e, in particolare, l’Oscar al Miglior Film.

Oscar
CODA

Sono ormai diversi anni che si accusa l’Academy di premiare non secondo parametri qualitativi, ma seguendo criteri che mettono al primo posto i contenuti e premiano l’inclusività, la rappresentazione di minoranze e tutta una serie di canoni che fuoriescono dalle effettive qualità cinematografiche di una pellicola. Questa situazione ha portato parte del pubblico cinefilo a perdere fiducia nella premiazione dell’Oscar. È innegabile, però, a prescindere dall’autorevolezza del premio, che l’Oscar continui a rappresentare un elemento di grande importanza nella filiera cinematografica. E per quanto sia innegabile che l’Academy tenda ormai a prestare molta attenzione ai contenuti più che alla forma delle opere, il discorso è in realtà più complesso e impossibile da trattare con esaustività in poche righe. Si può però provare a mettere in luce alcuni aspetti.

Esattamente dieci anni fa, l’Oscar per il Miglior Film veniva vinto da The Artist di Michel Hazanavicius: opera che raccontava del passaggio dal muto al sonoro nel cinema attraverso un film muto in bianco e nero e girato a 22 fotogrammi al secondo. Si trattò quindi di un’opera non certo appetibile ad un grande pubblico abituato all’estetica del cinema contemporaneo. Prima di vincere l’Oscar, il film aveva già vinto altri importanti premi europei e non, tra cui il Golden Globe per il Miglior Film Commedia o Musicale, il Bafta al Miglior Film e il César al Miglior Film. Lo stesso anno, in corsa per il Miglior Film, c’era The Help di Tate Taylor, ambientato nel Mississippi degli anni Sessanta e che, data l’ambientazione, aveva al centro il tema del razzismo.

Oscar
The Artist

Negli anni successivi hanno spesso prevalso film che trattavano temi sociali di grande attualità, primo fra tutti 12 anni schiavo, ma non dimentichiamo Moonlight nel 2017 e Green Book nel 2019, accanto al quale concorreva Roma e, infine, quest’anno CODA. Un felice compromesso è stato Parasite, che nel 2020 ha messo d’accordo sia il grande pubblico sia gli spettatori più critici.

Si può quindi notare una tendenza a valorizzare opere che presentino contenuti legati all’inclusione, in ogni sua forma, e per quanto molte di queste opere si siano rivelate valide anche sul piano cinematografico, in gran parte dei casi non reggono il confronto con altri dei candidati al Miglior Film.

Emerge quindi un’altra tendenza ricorrente negli ultimi anni. Quest’ultima categoria di film, ovvero opere apprezzate da gran parte della critica e talvolta anche vincitori dei più importanti festival di film, pur non vincendo il premio al Miglior Film ottengono l’Oscar alla Miglior Regia. È avvenuto anche quest’anno con Il potere del cane, film dato per favorito prima della cerimonia ma che alla fine, al netto delle dodici nomination ha portato a casa solo questa statuetta. Nel 2019 fu Roma a vincere il premio alla Miglior Regia e nel 2017 toccò a La La Land, opere che a loro volte sembravano le favorite per il Miglior Film, dati i premi e le conferme ottenute nei mesi precedenti, ma che alla fine avevano dovuto “accontentarsi” del secondo posto.

Moonlight

Cosa ci dice tutto questo? Che forse rispetto a dieci anni fa non è più l’Oscar al Miglior Film il luogo in cui ricercare il massimo della qualità artistica del cinema, bensì negli altri premi, a partire dal premio alla Miglior Regia, ma anche i premi “minori”, come tutte le categorie tecniche. Se per molti può essere un segnale negativo, bisogna notare come sia in realtà una naturale espressione dei tempi in cui viviamo e in cui l’Oscar al Miglior Film non deve più necessariamente premiare il migliore dei film possibili di un determinato anno, ma il film che più di tutti possa unire e dire qualcosa sul presente che viviamo.

Fare pace con questa verità può significare abbracciare il premio alla Miglior Regia come baluardo in cui i cinefili più critici possano ritrovare la vocazione alla qualità che forse non è più da ricercarsi altrove.

Lorenzo Sascor
Lorenzo Sascor
Laureato in DAMS, amante del cinema in ogni sua forma, dai classici hollywoodiani al neorealismo, dalla Nouvelle vague ai blockbuster contemporanei. In particolare, amo studiare i rapporti tra il cinema e i cambiamenti sociali e tra il cinema e i nuovi media.

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