Recensioni FilmCanto di Natale di Topolino, un piccolo miracolo di trenta minuti

Canto di Natale di Topolino, un piccolo miracolo di trenta minuti

Canto di Natale di Topolino è un cortometraggio del 1983, ispirato al romanzo Canto di Natale di Charles Dickens. Topolino, Pippo e zio Paperone cambiano nomi e diventano i personaggi del celebre classico. Potete recuperarla su Disney+.

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Si tratta di una pellicola che ancora oggi riesce a emozionarci e commuoverci.

Canto di Natale di Topolino

Canto di Natale di Topolino – Trama

Nella vigilia di Natale del 1843, mentre tutta l’Inghilterra vittoriana è nello spirito allegro del Natale, il signor Ebenezer Scrooge (Paperon de’ Paperoni) pensa solo al denaro che ha guadagnato e a farne di più. Al calare della sera, Scrooge torna a casa e viene visitato dal fantasma di Jacob Marley (Pippo), il suo avido socio, morto sette anni prima. A causa della sua crudeltà nella vita, egli è destinato a portare delle pesanti catene per l’eternità. Marley avverte Scrooge che un destino simile accadrà anche a lui, a meno che non cambi, e che sarà visitato da tre spiriti.

Recensione – Il cammino verso la recensione

Ciò che colpisce maggiormente di Canto di Natale di Topolino e della sua ispirazione letteraria è la capacità di resistere ai mutamenti del mondo e della società. Il tortuoso cammino di Ebenezer Scrooge verso la redenzione è una parabola universale, capace di ricordarci che siamo sempre in tempo per riparare ai nostri errori e per modificare la nostra esistenza. Come ci insegnano i tre spiriti del Natale, ciò che siamo è indissolubilmente legato a chi eravamo e chi diventeremo, e non c’è momento migliore dell’anno per fare tesoro di questo imperituro insegnamento.

La stampella a cui si aggrappa un bambino riesce con una sola immagine a toccare immediatamente il cuore dello spettatore, e altrettanto fa la struggente scena di un genitore che si priva del suo già irrisorio pasto in favore del figlio, crudele quanto fedele rappresentazione della più totale povertà. E ancora, non c’è posto migliore di un cimitero per ricordarci la nostra atavica fragilità e l’importanza di lasciare una testimonianza del nostro passaggio su questa Terra, mentre una sedia a dondolo che comincia a ondulare sotto il peso di bambini festanti è il simbolo che testimonia il definitivo cambiamento di Scrooge.

Un adattamento impeccabile

Nonostante si sia dovuto fare dei tagli, la struttura del racconto di Dickens è praticamente intatta. Comprensibilmente, il regista Burny Mattinson sforbicia dal racconto i passaggi più politici e meno comprensibili per i bambini, come le pungenti riflessioni dell’autore sul disagio del ceto più povero della società inglese nella prima metà dell’800.

Le inevitabili riduzioni non impediscono però a Canto di Natale di Topolino di declinare i cinque atti alla base dell’opera di Dickens, cioè l’introduzione del protagonista, le visite dei tre spiriti e l’esplosione di gioia finale, con il ravvedimento dell’anziano affarista. Un miracolo di sintesi cinematografica, reso possibile soprattutto dal prodigioso lavoro sulle immagini, capaci di riassumere in pochi secondi svariate pagine di racconto. Ci riferiamo soprattutto al protagonista, il cui carattere è facilmente associabile all’icona di Zio Paperone, ma anche alla presentazione del piccolo Tim, figlio gravemente malato di Bob Cratchit che in pochi minuti vediamo prima aggrapparsi alla sua fragile vita e poi morire in una proiezione del futuro, con uno shock emotivo per i piccoli spettatori.

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Canto di Natale di Topolino mette in scena una storia che si adatta perfettamente ai canoni disneyani, richiamati non soltanto dalle svariate apparizioni più o meno brevi di storici personaggi di questo universo, ma anche e soprattutto dall’evoluzione del protagonista in direzione di una versione migliore di se stesso.

Canto di Natale di Topolino

Una regia ottima

Burny Mattinson risulta perfettamente capace di incanalare la forza drammaturgica dell’opera dickensiana in personaggi pienamente disneyani di cui riesce miracolosamente a non sabotarne o macchiarne la natura. Mattinson conosceva perfettamente la filosofia Disney, lavorava nello studio sin dai tempi di Lilli e il vagabondo, aveva avuto il privilegio di lavorare, pur come semplice animatore e risultava l’uomo giusto per dirigere questo progetto.

La sua regia è, in tal senso, semplicemente superlativa e dovrebbe essere ancora oggi presa come modello di economia narrativa. Basterebbe questa sua regia, tra i tanti servizi artistici resi alla Disney e alla mondo, per giustificarne il caloroso omaggio fatto dall’Animation Studios nel corto celebrativo per il centenario Once Upon a Studio nel 2023.

Canto di Natale di Topolino – In conclusione

Guardando Canto di Natale di Topolino non ci si può non emozionare. Si tratta di un classico che, a distanza di anni, riesce ancora a farci emozionare, ridere e piangere.

Al giorno d’oggi la Disney sempre faticare a ricreare capolavori di questo calibro, perciò riguardandolo ci viene spontaneo anche provare nostalgia nei confronti di un’era così produttiva.

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Il combo tra Dickens e i classici personaggi disneyani si è rivelato perfetto ed è una pellicola che deve essere assolutamente recuperata il giorno della Vigilia di Natale.

E fate attenzione a comportarvi bene il giorno di Natale, perché potreste ricevere la visita di tre spiriti che potrebbero mostrarvi quello che vi aspetta una volta un’aldilà!

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Canto di Natale di Topolino ancora oggi è uno dei classici Disney più belli che siano mai stati realizzati. Basato su Canto di Natale di Dickens, si tratta di una storia che, a distanza di anni, riesce a farci emozionare e commuovere.
Arianna Dell'Orso
Arianna Dell'Orso
Vivo sul mondo reale unicamente con il corpo, ma la mia mente viaggia a Westeros, nella Londra dei Peaky Blinders e fa affari loschi con Walter White. Il cinema di Hitchcock è il mio spirito guida

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