In Italia, Bacurau è passato praticamente inosservato: difficilissimo da reperire in italiano. Assente sulle piattaforme digitali, e nemmeno al cinema ha trovato spazio. Eppure il film di Kleber Mendonça Filho e Juliano Dornelles (Cannes 2019, premio della giuria) è uno degli esempi più originali e politici del cinema brasiliano contemporaneo. Un’opera che unisce grande estetica cinematografica, satira sociale, fantascienza e western. Con ritmo sostenuto e violenza liberatoria, senza mai rinunciare al suo spirito critico verso il capitalismo occidentale e il colonialismo contemporaneo.
Bacurau mescola cultura popolare e immaginario cinematografico occidentale. Da un lato le storie del Sertão, le leggende dei cangaçeiros e i soprusi dei latifondi. Dall’altro riferimenti a western, thriller e fantascienza, tra droni a forma di UFO, armi moderne e azione corale. In questo equilibrio, il villaggio diventa protagonista più di qualsiasi singolo personaggio. Bacurau stessa è il cuore pulsante della narrazione, un organismo comunitario che reagisce alla minaccia esterna con intelligenza, solidarietà e furia vendicativa.
Il film ricorda per atmosfera e coraggio politico pellicole come City of God. Dove la violenza della povertà non è mai fine a sé stessa ma serve a raccontare la resistenza di una comunità oppressa. Ma anche I Miserabili di Ladj Ly, che mostra le dinamiche sociali interne a quartieri marginali e le tensioni accumulate in anni di ingiustizie. Bacurau, però, aggiunge al realismo sociale brasiliano una dimensione surreale e fantascientifica. Costruendo una parabola contemporanea in grado di parlare a un pubblico internazionale.

Bacurau – Trama
Nel piccolo e desolato villaggio di Bacurau, nel nordest del Brasile, gli abitanti vivono momenti di lutto collettivo. La matriarca Carmelita muore all’età di 94 anni, segnando simbolicamente la fine di un’epoca. Poco dopo, la comunità scopre che il villaggio è scomparso dalle mappe digitali. Contestualmente, iniziano a comparire corpi crivellati di proiettili, segno di una minaccia esterna.
Il paese subisce inoltre il controllo di un politico locale che monopolizza l’acqua, risorsa vitale per la sopravvivenza. Gli abitanti reagiscono con determinazione, dando vita a una rivolta organizzata per difendere la propria comunità. Ogni personaggio contribuisce alla difesa. Il medico Domingas (Sonia Braga) offre cibo e cure come simbolo di solidarietà, il brigante Lunga (Silvero Pereira) guida azioni di resistenza armata, il maestro di scuola e i contadini partecipano attivamente. Creando un mosaico corale in cui la comunità diventa protagonista più del singolo individuo.
Parallelamente, un gruppo di turisti americani guidati dal sinistro Michael (Udo Kier) trasforma il villaggio in un campo di caccia umano. Le strategie belliche, la vendetta e la violenza diventano strumenti di sopravvivenza e riaffermazione della dignità contro l’invasore straniero e il capitalismo imperialista. La pellicola inserisce elementi surreali e fantascientifici. Droni a forma di UFO, sostanze psicotrope, musica elettronica e sequenze di capoeira si mescolano alla vita quotidiana del villaggio, creando una narrazione dinamica e imprevedibile.
La violenza che emerge non è gratuita: è una vendetta collettiva, feroce e liberatoria, che mette in scena il risentimento accumulato da secoli di povertà, oppressione e ingiustizia sociale.

Bacurau – Recensione
Bacurau è innanzitutto un film politico, ma non in senso didascalico: il suo anarchico spirito rivoluzionario si manifesta attraverso il ritmo, le scelte stilistiche e i piccoli dettagli culturali. La pellicola riesce a essere contemporaneamente una parabola di resistenza e un prodotto di intrattenimento. Con un equilibrio sorprendente tra satira, action, horror e fantascienza. Le sequenze più sanguinarie, le morti improvvise e le strategie di difesa della comunità ricordano l’estetica di Cannibal Holocaust, o di alcune scene estreme di City of God. Ma qui la violenza è sempre funzionale alla denuncia sociale e alla celebrazione della solidarietà.
La regia di Mendonça Filho e Dornelles si muove con sicurezza tra i generi. Alternando lunghi piani panoramici da western epico a dettagli intimisti della vita quotidiana, fino a momenti quasi grotteschi e bizzarri, come le sequenze dei droni-UFO o le battute a tavolino dei turisti statunitensi. Il montaggio spinge lo spettatore a sentirsi parte della comunità, rendendo tangibile il senso di isolamento, paura e determinazione degli abitanti di Bacurau. La colonna sonora, che alterna canzoni popolari, tropicalismo e composizioni elettroniche di Mateus Alves e Tomaz Alves Souza, accompagna con efficacia questa oscillazione tra tradizione e contemporaneità.

Bacurau – Cast
Il cast è variegato e corale: non esiste un protagonista assoluto, perché Bacurau stessa è il personaggio principale. Gli attori locali, molti non professionisti, contribuiscono a dare autenticità e senso di comunità. Sonia Braga, nel ruolo del medico, è un fulcro emotivo, ma anche il brigante Lunga, il maestro di scuola, la matta del villaggio e i contadini costituiscono un ensemble che rende Bacurau viva e autonoma. Questo approccio ricorda il cinema di comunità di City of God, in cui la collettività racconta la storia più del singolo individuo. Udo Kier incarna il male esterno, cinico e divertito. Mentre il resto del villaggio, dalla vecchia matriarca ai giovani del paese, contribuisce al ritratto di una comunità resiliente, creativa e determinata. La coralità permette al film di esplorare numerose sfaccettature della vita e della resistenza in un piccolo villaggio, creando un mosaico realistico e al contempo spettacolare.

Conclusione
Bacurau è un’opera complessa, politicamente incisiva, visivamente straordinaria e narrativa audace. Racconta la resistenza di una comunità povera contro il colonialismo e l’oppressione, mescolando cultura popolare, fantascienza e simbolismo western. La violenza, il sangue, l’orrore e la vendetta diventano strumenti narrativi per denunciare la povertà e l’emarginazione, celebrando al contempo l’identità e la solidarietà del villaggio.
In Italia, un film di tale portata sarebbe un arricchimento straordinario per il panorama cinematografico, capace di offrire una prospettiva politica e sociale rara nel nostro cinema contemporaneo, spesso dominato da commedie e drammi familiari. La sua introvabilità sul mercato italiano rende ancora più urgente l’opportunità di scoprirlo e valorizzarlo.
Bacurau lascia lo spettatore con un senso di stupore e meraviglia, mescolato a una consapevolezza della fragilità e della forza delle comunità oppresse. È un film che mostra come la ribellione possa nascere dalla solidarietà, dall’ingegno e dal coraggio collettivo, e che la vendetta, anche se sanguinosa, possa diventare simbolo di giustizia e affermazione dell’identità. Ovviamente il messaggio di violenza non è condivisibile. Però resta il fatto che una comunità anche con tanti difetti, se riesce ad unirsi può sormontare qualsiasi ostacolo. Un’opera dunque che meriterebbe di essere vista, discussa e ricordata, e che il cinema europeo deve rimettere al centro.

