Avatar, la recensione

In occasione dell’uscita di Avatar – La via dell’acqua, prevista per dicembre 2022, in questi giorni è stata riproposta al cinema la visione del primo Avatar, del 2009, il film diretto, scritto, co-prodotto e co-montato da James Cameron.

Il film ha stabilito diversi record, tra cui anche quello di film con più incassi della storia del cinema. Nel cast principale del kolossal fantascientifico rientrano Sam Worthington, Zoe Saldana, Stephen Lang, Michele Rodriguez e Sigourney Weaver.

Avatar trama

La storia è ambientata nel 2158, principalmente sul pianeta fittizio di Pandora, distante anni luce dalla Terra. Il protagonista è Jake Sully, un marine rimasto invalido, il quale accetta di trasferirsi in questo nuovo mondo per conto del fratello gemello, scienziato, venuto a mancare. A Pandora gli umani, venuti in cerca di risorse preziose, sono sull’orlo di una guerra contro una tribù nativa di indigeni, chiamati Na’vi. Essendo l’aria del pianeta non respirabile, tutti i terrestri sono costretti a servirsi di una maschera per l’ossigeno, o di affidarsi ai cosiddetti avatar, degli ibridi genetici creati mischiando DNA umano a quello Na’vi, e che possono essere guidati grazie a un’interfaccia per il controllo mentale. Venuto a contatto con la tribù indigena ed innamoratosi di Neytiri, la figlia del capo dei Na’vi, Jake metterà in discussione se stesso e le intenzioni dei suoi simili, arrivando a combattere insieme ai nativi e scacciando gli umani da Pandora, per poi essere accettato definitivamente nel clan.

Avatar

Avatar recensione

La pellicola risulta essere uno dei pochi nodi cruciali all’interno della storia del cinema, uno spartiacque, per diversi motivi: il progetto fu il film più costoso della storia del cinema fino a quel momento, filmato completamente in digitale e 3D, con il supporto di mezzi tecnologici e la creazione di ambienti in CGI destinati ad espandere le frontiere del nostro immaginario cinematografico. James Cameron si mette in gioco sul lato tecnico, rimanendo tuttavia fedele alla sua vocazione sia epica che classica che da sempre ha caratterizzato la sua poetica: Avatar ha una trama piuttosto semplice, che si rifà agli archetipi del genere, del cammino dell’eroe, venuto in nuovo mondo per trovare se stesso e che compie invece un’evoluzione, un cambiamento. La decisione di ambientare il film nella natura, con creature mistiche e una tribù di nativi non giova certo all’originalità del prodotto, ha tuttavia il merito di toccare problematiche vicine alla nostra realtà, ad esempio quella ambientale. Oltre a ciò, nel film il regista cerca di esplorare un altro dei temi a lui cari, cioè il rapporto tra l’uomo e la tecnologia, e i pericoli che si corrono se quest’ultima non è accompagnata da dubbi etici riguardo al suo utilizzo nei diversi campi: basti pensare alla saga di Terminator, ad Aliens o al melodramma Titanic.

Nel corso degli anni non sono mancate delle interpretazioni politiche di Avatar: l’intento di Cameron, infatti, sembra anche essere quello di riportare alla memoria collettiva eventi passati collegati a conquiste, massacri, sfruttamenti e distruzioni di massa che hanno caratterizzato la storia delle colonizzazioni da parte dei paesi occidentali, dagli indiani d’America all’Africa e dal Medio all’Estremo Oriente. In particolare, l’impronta americana nel film risulta essere chiaramente quella più forte, e non solo per il tema sociale affrontato, ma anche per le caratteristiche intrinseche della narrazione: dialoghi brevi e precisi, frasi ad effetto, azione. Tuttavia, i suoi possibili difetti, in questo specifico caso, diventano veri e propri punti di forza, grazie anche all’eccezionale colonna sonora di James Horner, che rende ogni sequenza più viva, più reale, almeno rispetto ad altri film fantascientifici.

Avatar

La pellicola riflette secondariamente anche sul tema della disabilità: il protagonista, essendo un uomo costretto sulla sedia a rotelle, si sente inconsciamente inadeguato, diverso tra i propri simili. Usufruendo del proprio avatar, egli sperimenta un nuovo senso di libertà, un sentimento alieno in un certo senso, la prima scintilla che accenderà in lui il desiderio di far parte di una nuova tribù, quella dei Na’vi, dalla quale verrà inizialmente respinto in quanto membro della “gente del cielo”, ma in cui troverà successivamente un altro scopo di vita. Alla fine, le due vite condotte da Jake Sully si riuniranno in una grazie all’amore che egli prova per Neytiri: emblematica è la scena in cui i due, dopo aver sconfitto il villain della storia, il Colonnello Quaritch, si ritrovano abbracciati insieme, con Jake nel suo corpo originale, quello umano.

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Come già detto in precedenza, il film ha avuto una storia produttiva molto difficile, a causa anche degli esperimenti creativi compiuti da Cameron durante i tredici lunghi anni che hanno separato l’uscita al cinema di Avatar da quella di Titanic. L’uso della profondità ricercato dal regista ha aperto le strade del cinema verso nuovi orizzonti, in cui si sperimentano nuove forme di illusione di realtà, sempre più orientate alla creazione di una percezione dello spazio sullo schermo, passando dalle due dimensioni alle tre.

Il film ha ricevuto numerosi riconoscimenti da tutto il mondo, tra essi si ricordano 3 Oscarmigliore fotografia, migliore scenografia e migliori effetti speciali -, 2 Golden Globemiglior film drammatico e miglior regista a James Cameron – e due premi BAFTA.

Ora non resta che attendere pochi mesi per l’uscita del primo sequel del franchise: le aspettative sono alte, e non mancano la curiosità e la voglia di reimmergersi in un’esperienza di questo tipo. Al cinema, ovviamente.

Trailer

PANORAMICA RECENSIONE

regia
soggetto e sceneggiatura
interpretazioni
emozioni
Samuele Galleri
Samuele Galleri
Cinefilo di seconda generazione, amante soprattutto delle serie televisive e del cinema di animazione.

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