At Land è un cortometraggio sperimentale muto del 1944, diretto da Maya Deren. A collaborare al progetto vi erano anche il compositore musicale John Cage e il poeta e critico Parker Tyler. Le riprese sono avvenute ad Amagansett, a Long Island. La pellicola ha la durata di 14 minuti.
Il film esplora un tema importante, ovvero i rituali della società. In particolare l’incompiutezza relativa a queste abitudini sociali, che viene raccontata attraverso il surrealismo. Ed è soltanto una delle molteplici opere in cui la regista sfida le convenzioni del cinema tradizionale. L’obiettivo è quello di narrare, facendo riferimento alla sperimentazione.

At Land – Trama
At Land non ha una storyline lineare, data la sua natura sperimentale. La protagonista è la regista stessa, Maya Deren, che attraversa un inventario di situazioni ben diverse tra loro. Innanzitutto si sveglia su una spiaggia. Il suo corpo viene ripetutamente trascinato, avanti e indietro, dalle onde del mare.
Al suo risveglio sulla riva, inizia a scalare a ritroso il tronco di un albero, che sembra essere sospeso tra due dimensioni. Una è l’ambiente aperto e l’altra è una stanza. In particolare un lungo simposio, in cui tante persone eleganti, consumano cibo e discutono. Mentre continua a scalare il tronco, di pari passo striscia sul tavolo apparecchiato, verso la sua fine. Il cammino della protagonista, però, sembra non avere una fine. Difatti si ritrova ad essere trasportata ripetutamente in diversi luoghi.
Alla fine della tavola, uno dei commensali sta giocando a scacchi. La donna decide di rubare un pezzo e scappare. Si ritrova a correre sulla spiaggia e incontra diverse versioni di sé stessa. Si ritrova anche a guardare due donne che si intrattengono giocando con una scacchiera. Il film si chiude in modo abbastanza circolare. La protagonista è sul bagnasciuga, proprio come all’inizio, ma qualcosa è cambiato.

At Land – Recensione
Maya Deren è stata una delle pioniere e grandi icone del cinema sperimentale. Il surrealismo è uno dei linguaggi principali della regista. At Land può apparire tanto criptico e difficilmente accessibile a primo impatto. In realtà basta solo comprendere che si tratta solo di un modo differente di raccontare delle vicende.
Quello che attraversa la protagonista è un viaggio interiore molto interessante. La circolarità della vicenda suggerisce un epilogo risolutivo. Le cose, rispetto all’inizio, sono cambiate. La donna ha visto numerose versioni di sé. Si è scoperta. E’ riuscita anche ad evadere alcune situazioni, come quella conviviale. Ha rubato uno scacco, come per riprendere consapevolezza e fiducia di sé stessa. Fino ad arrivare al punto di partenza. Ma con una nuova conoscenza e coscienza interiore.
Per quanto riguarda gli aspetti tecnici, è l’editing il protagonista assoluto. Un buon montaggio, in un tipo di progetto di questo tipo, è essenziale. I jump hanno contribuito alla creazione di un’atmosfera surreale, proprio per i salti temporali. La regista è solita affidarsi a queste soluzioni, come anche alla doppia esposizione, come in Meshes of the Afternoon.

Il cambio di scena e il viaggio incompiuto
Una delle peculiarità della pellicola risiede proprio nel continuo cambio di scena. Ma anche nel non riuscire a raggiungere, in nessun caso, quello a cui punta. Quando prova a farsi spazio sul simposio, non riesce comunque ad arrivare a capo tavola. Quando cerca di arrampicarsi sul tronco, non arriva alla fine. Questo perché il viaggio non è compiuto. La crescita interiore è ancora in corso.
Il continuo non riuscire ad arrivare a ciò che si vuole e il perenne cambio di scena significano non essere pronti alla fine. La crescita è ancora in corso. La protagonista, nonostante abbia visto tante versioni di sé, deve ancora vederne tantissime altre. Il viaggio non è arrivato al termine. La vita mette la protagonista davanti a tante nuove sfide. Tante nuove situazioni. Ecco perché vi sono i cambi di scena.
La protagonista cerca di controllare la situazione, scappando via con lo scacco. Ciò significa che sta imparando e sta acquisendo fiducia. Ma il viaggio non termina qua. Una maggiore consapevolezza può solo essere un potente strumento per attraversare le situazioni della vita. Dunque questi due aspetti hanno un significato duplice all’interno di At Land. L’incompiutezza non è sinonimo di sbagliato, né vuole significare essere manchevole. In questo caso è sinonimo di continuo.

Conclusioni
At Land è un corto, che nella sua brevità, racconta tanto. E’ facilmente accessibile e riesce ad intrattenere. Può essere definito come essenziale, perché ha una grande carica simbolica e narrativa. Per quanto possa apparire come un delirio in bianco e nero, è una storia di grande significato.
Può essere letta in miliardi di modi differenti. Ma una cosa è certa: la pellicola rappresenta un’interessante, seppur criptica, metafora sulla vita. Perché cambia continuamente e in modo del tutto inaspettato. Ti mette davanti a delle sfide e spesso devi agire d’astuzia per superare le avversità. E’ un capolavoro del cinema sperimentale.
