Forse gli occhiali 3D non sono indispensabili per guardare questo film, ma chi ne ha la possibilità deve vederlo in stereoscopia, perché siamo al top della qualità per questo tipo di produzioni. Del resto, è noto che le produzioni più riuscite in formato  Terza Dimensione sono associate al mare, agli oceani, al mondo subacqueo e naturale, tutti ingredienti che esaltano la profondità delle immagini. Vita di Pi è proprio questo: un tripudio di riprese meravigliosamente girate (e/o create in post produzione, come risulta evidente) con una trama romanzesca e sorpresa finale in agguato.
L’idea di base è suggestiva: una ragazzo indiano, naufrago nell’oceano, su una scialuppa di salvataggio,  che condivide con una tigre del Bengala.
Attorno a questa immagine incredibile, routa l’intero film, con personaggi ben caratterizzati, sottotrame, avvenimenti straordinari e scenografie paradisiache. Ang Lee racconta con mano leggera e verve romanzesca la storia di Pi, un ragazzo indiano figlio del proprietario e gestore di uno zoo, costretto ad emigrare con la famiglia per un radicale cambio di situazione politico-economica nel Paese. Così, la famiglia (padre, madre, due fratelli) s’imbarca su una nave giapponese che pare il Titanic, portando con sé il bene più prezioso: il serraglio di animali dello Zoo da vendere in Canada per ricominciare. Ma la nave naufragherà, e l’unico superstite Pi si troverà a convivere su una scialuppa prima con un orango, una iena e una zebra azzoppata, a cui successivamente si aggiungerà Richard Parker, la tigre del Bengala principale attrazione dello zoo paterno.


Bastano poche ore e rimangono solo due passeggeri nella scialuppa: Pi e la tigre. La convivenza prosegue tra scoperte incredibili, miracoli della natura, il mar dei Sargassi, pesci volanti, isole misteriose e momenti di disperazione, fino al termine del naufragio, quando ciascuno dei due naufraghi andrà incontro al proprio destino.
Certo il film ha i suoi temi, annunciati sin dalle prime battute, su tutti il tema religioso: Pi è alla ricerca di Dio, che manifesta con una straordinaria permeabilità, quando arriva ad osservare tre religioni diverse contemporaneamente. Ha anche i suoi dettagli curiosi (l’origine dei nomi di Pi e Richard Parker) e le sue caratterizzazioni (il cuoco Depardieu è una delizia per il palato) , ma è soprattutto una festa per le pupille delle famiglie, pieno di buoni sentimenti, proiettabile nelle mattutine scolastiche con soddisfazione di studenti e corpo docente.
Ma è l’anima nera quella interessante, quella appena sfiorata (e non svelabile in quanto parte della sorpresa finale) e abbastanza inquietante da far scaturire diverse domande. Una su tutte.
Al progetto era interessato M. Night Shyamalan, il regista de “Il sesto senso”, “Unbreakable”,  e “Devil”, per intenderci. Ed è inevitabile chiedersi che razza di liquido nero, forte e ustionante sarebbe scaturito dalle sue mani, con un soggetto che sembra ideato appositamente per il suo cinema.

Voto Autore:3.5 out of 5 stars