Anna Karenina, il film tratto dal classico di Tolstoj

Anna Karenina è un film di Joe Wright uscito nel 2012. È tratto dall’omonimo romanzo di Lev Tolstoj, uno degli autori russi più importanti della storia della letteratura. Anna Karenina è un classico senza tempo e in quanto tale necessita di una pellicola particolare a trasportarlo.

Tante ce ne sono state, anche nel passato, ma il film riesce a distinguersi per alcuni elementi caratterizzanti. Protagonisti sono Keira Knightley, Matthew Macfadyen, Kelly Macdonald, Aaron Johnson e Jude Law.

Anna Karenina una storia teatrale

Senza dubbio l’aspetto che colpisce a primo impatto è la scelta del regista di collocare tutto dentro ad un teatro. Infatti fin dall’inizio è come se si stesse presentando un’opera a teatro, si alza il sipario ed ecco la storia ed anche fra una scena e l’altra si nota che si tratta di un teatro.

Questa scelta è senza dubbio originale, e come tutte le cose originali può essere vissuta in vari modi. Può in un certo senso compromettere la sospensione dell’incredulità, mettere a disagio o infastidire in quanto ricorda che ci troviamo dentro a un film. Proprio per quest’originalità può essere vissuta tuttavia come un qualcosa di innovativo, una novità che rende il tutto più interessante.

Si può vivere quasi come una via di mezzo fra le due cose: originale e che crea in un certo senso ordine. Un ordine necessario poiché in alcune scene il film risulta un po’ confusionario, soprattutto a causa di una serie di cambi-scena così improvvisi, si passa da una parte all’altra in poco tempo quasi a voler “liquidare” subito, una fretta che trasmette abbastanza . Ma a creare confusione non è solo l’effetto “teatro”, bensì la velocità di certi momenti o effetti. Come delle sovrapposizioni a dissolvenza che spesso rendono tutto confuso.

Un esempio pratico: verso la fine del film, Anna Karenina si ritrova tormentata dalla gelosia e si vede una sorta di immagine sovrapposta a questa scena in cui il Conte di cui lei è innamorata la tradisce con una donna. Si può tranquillamente pensare, con questa sovrapposizione, che si trattasse di un vero e proprio tradimento, non del tormento di Anna Karenina che la affligge, anche se parliamo di un classico che tutti conosciamo.

I costumi e l’atmosfera affascinante

Tralasciando questi aspetti che possono effettivamente lasciare perplessi, il film è comunque alquanto affascinante e vede il suo punto forte soprattutto nei costumi. C’è una grande cura in ogni vestito, ogni cappello, ogni dettaglio, non solo per chi (e sono tanti gli spettatori così) apprezza i film in costume, ma perché oggettivamente si trattava di una interessante combinazione fra semplicità e sfarzo, uno sfarzo semplice, per usare quest’ossimoro.

Convince anche la performance di Keira Knightley, in originale ma ancora doppiata da Myriam Catania, poiché come ben sappiamo l’attrice non brilla per espressività nel modo di dire le battute. È vero che Anna Karenina è un personaggio vivo, ma tutto sommato taciturno, ed è più il contorno e il dramma che vive a caratterizzarla. Forse per questo di Knightley colpisce la straordinaria bellezza, la femminilità, fattori fondamentali per la trama.

Affiancata naturalmente da interpreti altrettanto validi, con una caratterizzazione di suo marito, interpretato da Jude Law, forse fin troppo positiva. Non è un personaggio positivo nel film, tuttavia avrebbe potuto avere più veemenza in alcune scene. È un problema di come è stato scritto, in quanto Law e la sua interpretazione sono come sempre convincenti.

Anna Karenina: trasporre un classico sullo schermo

Riguardo alla trama, è bene ricordarsi che come in un qualsiasi romanzo russo, questa conta relativamente. Al centro della storia non c’è effettivamente cosa succede, bensì i problemi esistenziali, la psicologia dei personaggi, ergo questo film, questa storia, doveva ed è risultata essere molto di più rispetto a ciò che la trama proponeva: una donna tradisce il marito, viene esclusa dalla società in quanto considerata una donnaccia e c’è una storia d’amore di mezzo che cattura l’attenzione. No, non è questo e basta.

Si parla di una crisi interiore che va oltre i fatti. Quanti film esistono che parlano di una donna intrappolata in un matrimonio senza amore? Tantissimi. Una crisi, un tormento, sono tutte cose che viviamo, vediamo sempre, ma sappiamo tutti che le cose cambiano a seconda del contesto e del modo con cui ci vengono presentate. Tolstoj con la sua trama, il film in generale con gli attori, con le colonne sonore, i costumi e la scenografia che, salvo qualche scene che destano la confusione di cui abbiamo parlato, è comunque intrigante, rendono tutto come un mix accattivante e funzionale.

La commozione finale che la storia genera non è immediata ma assai elaborata. Nel film si lavora con l’interiorità dei personaggi e dunque anche degli spettatori. Il film prende molto, tiene attaccato allo schermo e spinge lo spettatore a chiedersi come finisce, cosa avviene, quasi in uno stato di assenza totale. Poi, come in un teatro, alla fine dell’opera, si realizza cosa si è percepito vedendo lo spettacolo.

Anna Karenina come vicenda necessita di una riflessione profonda, di un ragionamento su un qualcosa che appare banale ma che in realtà non lo è. Parallelamente ad un uomo che scopre la fede, Anna si suicida e suo marito si prende cura dei due figli, di cui una non sua ma dell’amante di Anna, che giocano insieme. Un colpo al cuore, una vicenda sempiterna.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni
Silvia Argento
Silvia Argento
Laureata triennale in Lettere Moderne e due magistrali in Filologia Moderna e Editoria e scrittura cum laude. È docente di letteratura italiana e latina, scrittrice e redattrice, autrice di un saggio su Oscar Wilde e della raccolta di racconti «Dipinti, brevi storie di fragilità».

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