È uno dei film più singolari e controversi di questa edizione di Venezia 83. DAU, diretto da Ilya Khrzhanovsky, è arrivato oggi al Lido dopo un percorso produttivo durato circa vent’anni, trasformandosi nel frattempo da semplice biopic a un gigantesco progetto artistico e cinematografico.
Il film racconta la vita del fisico sovietico Lev Landau, premio Nobel per la Fisica, seguendone il percorso umano e professionale all’interno dell’Unione Sovietica. La storia attraversa diversi decenni e affronta alcuni degli aspetti più complessi della sua esistenza: la ricerca scientifica, la repressione politica, il lavoro legato al programma atomico sovietico e la sua vita privata. Nel ruolo di Landau troviamo il direttore d’orchestra greco Teodor Currentzis.
La genesi del progetto è però quasi altrettanto interessante quanto il film stesso. Khrzhanovsky iniziò a girare il materiale tra il 2008 e il 2011, costruendo un enorme set a Kharkiv, in Ucraina, e coinvolgendo nel progetto non soltanto attori, ma anche scienziati, artisti e intellettuali. Il materiale è rimasto poi inutilizzato per oltre un decennio, prima di essere trasformato nella versione presentata oggi a Venezia.

Venezia 83: le polemiche sul film DAU
L’arrivo di DAU al Festival non è però privo di polemiche. Il governo ucraino ha contestato la presenza del film in lingua russa alla Mostra, ritenendo problematica la sua proiezione mentre è ancora in corso l’invasione russa dell’Ucraina. Khrzhanovsky, che ha rinunciato alla cittadinanza russa nel 2024, ha ribadito la propria opposizione alla guerra e il sostegno all’Ucraina.
Il film è in Concorso per il Leone d’Oro. La pagina ufficiale del progetto indica una durata di 195 minuti e la presenza di russo, inglese e greco tra le lingue.
Con DAU, Venezia si trova quindi davanti a un’opera che non è soltanto un film storico, ma il risultato di un processo creativo lunghissimo, capace ancora oggi di intrecciare cinema, memoria, politica e responsabilità dell’arte.
