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A Complete Unknown: la recensione

A Complete Unknown è il nuovo biopic diretto da James Mangold e con protagonista Timothee Chalamet. Il film racconta la storia di una delle leggende della musica e della poesia degli anni ’60, ovvero Bob Dylan. La pellicola arriverà nelle sale cinematografiche italiane il 23 Gennaio 2025, distribuito da The Walt Disney Company.

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Trama

Il titolo A Complete Unknown, si rifà ad un verso della canzone Like a Rolling Stone e si riferisce agli inizi della carriera di Bob Dylan, momento in cui era pressochè un signor nessuno. Il ragazzo ha appena 19 anni e un’aria profondamente misteriosa ed enigmatica quando arriva a New York negli anni ’60. Bob partì dal Minnesota con la sua chitarra per andare a trovare il musicista Woody Guthrie, gravemente malato. In quel momento trovò Pete Seeger, suonò per loro e la sua vita cambiò per sempre.

A Complete Unknown

Il cast di A Complete Unknown

Oltre a uno straordinario Timothee Chalamet nei panni di Bob Dylan, in A Complete Unknown abbiamo un cast di tutto rispetto. Nei panni di Pete Seeger un dolce e pacato Edward Norton, che assume il ruolo di figura paterna putativa del giovane artista. Monica Barbaro è la bellissima Joan Baez, cantautrice che intreccerà la sua vita con quella dell’enigmatico cantante. Elle Fanning, invece, interpreta Sylvie Russo, la fiamma alla quale Dylan rimarrà legato per diverso tempo. Infine, nel ruolo di Woody Guthrie troviamo Scott McNairy.

Un biopic che va dritto al cuore

A Complete Unknown non è una pellicola perfetta, dal punto di vista tecnico e registico James Mangold compie scelte povere e poco originali. Molte delle inquadrature che si scorgono durante la visione sono prive di anima e la fotografia, inoltre, ne risente. Spesso il montaggio tronca le scene in maniera brutale, senza lasciare respiro allo spettatore che non ha tempo di riflettere su un determinato fatto che viene catapultato in un’altra sequenza. Al contrario, altri momenti risultano inutilmente annacquati, fino a durare un tempo eccessivamente lungo che rischia di perdere lo sguardo e la mente del pubblico. Qualche difetto tecnico che da Mangold non ci si aspettava, soprattutto dopo il meraviglioso biopic dedicato a Johnny Cash, Walk The Line. Nonostante ciò, quello che funziona nel film di Mangold è l’emozione. A Complete Unknown va dritto al cuore.

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A Complete Unknown

Sfruttando la musicalità e la poesia delle canzoni di Bob Dylan, A Complete Unknown rapisce completamente il pubblico, emozionandolo e invitandolo a guardare dal buco della serratura per spiare la vita del cantautore. La drammaticità si mischia al tormento dell’artista, che vive momenti di pura gioia e, in seguito, momenti di difficoltà, diviso tra ciò che è e ciò che gli altri vorrebbero che fosse. La fama è un’arma a doppio taglio, tutti la desiderano, ma porta con sè tristezza e solitudine. Le strofe di Dylan, cantate in maniera impeccabile da Chalamet, creano un’atmosfera ricolma di emozione e commozione. Su questo aspetto Mangold se la cava decisamente bene ed è decisamente la forza del film. La scelta del cast, infatti, è l’aspetto meglio riuscito del biopic, Chalamet interpreta Dylan con sentimento e dedizione, lavorando alla sua voce fino a raggiungere una quasi completa somiglianza con quella del cantautore.

A Complete Unknown e l’aspetto socio-politico

La storia di Bob Dylan raccontata in A Complete Unknown è immersa negli anni ’60, periodo decisamente complicato per quanto riguarda la politica e la società. Le vicende del cantautore non sono solo immerse nei tumulti politici, nella guerra fredda, nel terrore del comunismo, ma ne sono parte integrante, tanto che numerose canzoni di Dylan fungono da inni di protesta sociale. Questo aspetto è fondamentale non solo per dare un contorno alla storia, ma è quasi un protagonista della narrazione. Mangold, invece, preferisce andarci cauto per quanto riguarda il lato socio-politico, sviluppando solo limitatamente ciò che invece meritava molto più spazio. Il regista ha preferito non soffermarsi lungamente su questo punto di vista, riportando una narrazione tronca a cui sembra mancare qualcosa. C’è una sottile mancanza di coraggio in tutto ciò.

Una figura emblematica e rivoluzionaria come quella di Dylan meritava un racconto più approfondito dell’aspetto politico, che Mangold accenna soltanto. La profonda e controversa crisi che vivono gli Stati Uniti degli anni ’60 risulta confusa e non ben delineata e questo provoca nello spettatore una mancanza. I tumulti sociali e politici sono appena sfiorati, quando invece avrebbe dovuto avere un maggiore respiro nella narrazione. A Complete Unknown sceglie di raccontare la storia attraverso le emozioni e dimentica di sottolineare quanto l’ambiente e il contesto influenzino le scelte artistiche di Dylan.

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A Complete Unknown

Conclusioni

A Complete Unknown è un biopic che arriva al cuore dello spettatore, muovendo al suo interno un tornado di emozione e commozione. Tuttavia, Mangold punta maggiormente a questo aspetto, tralasciando quello socio-politico che, però, è fondamentale per comprendere appieno la figura controversa ed emblematica di Bob Dylan. Nonostante qualche difetto dal punto di vista registico e del montaggio, il film risulta assolutamente godibile e proietta su schermo un’ottimo dipinto del cantautore, coadiuvato anche dalla splendida interpretazione di Timothee Chalamet.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Se se ci si concentra sull'aspetto tecnico di A Complete Unknown si trovano diversi difetti sia nella regia che nel montaggio. Mangold con questo biopic ha voluto puntare al cuore e alle emozioni dello spettatore, tralasciando anche l'aspetto socio-politico all'interno della narrazione. Ottime le interpretazioni, soprattutto quella di Timothee Chalamet che restituisce un perfetto Bob Dylan.
Laura Maddalozzo
Laura Maddalozzo
Datemi uno schermo e dei popcorn e sono la persona più felice del mondo. Il mio habitat cinematografico? Un’apocalisse zombie o ovunque ci sia un’atmosfera horror

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Se se ci si concentra sull'aspetto tecnico di A Complete Unknown si trovano diversi difetti sia nella regia che nel montaggio. Mangold con questo biopic ha voluto puntare al cuore e alle emozioni dello spettatore, tralasciando anche l'aspetto socio-politico all'interno della narrazione. Ottime le interpretazioni, soprattutto quella di Timothee Chalamet che restituisce un perfetto Bob Dylan. A Complete Unknown: la recensione