I Fantastici 5I migliori 5 film di Yorgos Lanthimos

I migliori 5 film di Yorgos Lanthimos

Yorgos Lanthimos è il regista greco più in vista nel cinema della contemporaneità. Salito alla ribalta della cinematografia mondiale grazie a Dogtooth, nel 2009, esordirà nel cinema in lingua inglese nel 2015 con The Lobster. Il suo è un cinema spiazzante, quasi disturbante. Il tratto distintivo del suo periodo greco – l’asciuttezza della trama e le situazioni al limite del grottesco – lo si ritrova anche nelle sue pellicole internazionali, nonostante un’estetica più barocca. In questo senso, è un regista che è rimasto sempre fedele a sé stesso.

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Certo, le sue due opere più famose – La Favorita e Povere Creature! – piegano il suo stile alle tematiche calde della contemporaneità di cui sono state a loro volta portavoce: il me too e, in generale, la rivendicazione dei diritti delle donne. Ma questo non gli ha impedito di proporre, ancora una volta, una visione totalmente nichilistica e pessimistica dell’intera umanità. Chi non apprezza Lanthimos si trova a respingere, sostanzialmente, una visione del mondo senza luci. Non c’è via d’uscita nelle sue pellicole. Per chi decide di provare, invece, sarà un bellissimo viaggio di sola andata.

5. Il Sacrificio del Cervo Sacro (2017)

Il Sacrificio del Cervo Sacro è forse il film internazionale di Lanthimos che più si avvicina alla sensazione di “tormento”. Seconda collaborazione con Colin Farrell dopo quella di The Lobster. Come sempre nel cinema del regista greco, il mito classico ritorna. In questo specifico caso, è quello dell’Ifigenia di Euripide. La storia è quella di un cardiochirurgo, Steven (Colin Farrell), che ha una moglie, Anna (Nicole Kidman) e due figli, Kim e Bob. Durante le sue giornate si incontra con Martin (Barry Keoghan), che è il figlio di un suo ex paziente. D’un tratto, uno dei figli di Steven, Bob, perde l’uso delle gambe per un motivo inspiegabile.

Perchè, come anticipato, questo è il film che più può tormentare lo spettatore? Perchè è un film sull’inevitabilità di una sensazione invisibile che però ti divora dal profondo: il senso di colpa. Il racconto di Lanthimos è un racconto quasi monocorde, apatico, desertico; come il mondo in cui si muovono i protagonisti. Come spesso accade nel suo cinema, le interpretazioni sono volutamente asettiche per restituire quella pesante sensazione di straniamento che accompagnerà lo spettatore per tutta la visione. È un film geometrico, quadrato, e per questo asfissiante (qui la recensione).

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Yorgos Lanthimos

4. La favorita (2018)

La favorita (qui la recensione) è indicato da molti come il punto di svolta nella carriera di Yorgos Lanthimos. Dieci candidature agli Oscar 2019 e innumerevoli premi, soprattutto all’interpretazione stratosferica di Olivia Colman. Punto di svolta non tanto produttivo (l’internazionalità era già arrivata nel 2015 con The Lobster), ma proprio estetico. La vicenda, ambientata in Gran Bretagna all’inizio del ‘700 durante un conflitto contro la Francia, segue il rapporto tra la regina Anna (Olivia Colman), Sarah Churchill (Rachel Weisz) e Abigail Hill (Emma Stone). Un rapporto di passione, di favore ma, soprattutto, di potere.

Se è vero che in questa pellicola subentra un certo barocchismo, occorre fare due precisazioni. La pomposità delle inquadrature è un segno distintivo del regista sin dai primi film. In questa pellicola, al massimo, abbiamo delle scenografie più sgargianti visto il secolo in cui è ambientata. In secondo luogo, l’eccesso è funzionale al discorso che Lanthimos porta avanti, che è un discorso sul potere. Le relazioni umane, nel regista greco, sono sempre subordinate a rapporti di forza. Non si ha mai la sensazione (in questo film come in altri) che sussista un sentimento “vero”, genuino. La favorita è un racconto disilluso sulla natura dei rapporti umani.

Yorgos Lanthimos

3. Povere Creature! (2024)

Forse il film più famoso di Yorgos Lanthimos. Sicuramente quello più premiato: quattro premi Oscar, Leone d’Oro a Venezia, due Golden Globe. Un plebiscito che incorona, tra l’altro, Emma Stone come una delle più grandi attrici della contemporaneità (secondo Oscar come miglior attrice protagonista dopo quello per La La Land). Il film, tratto da un romanzo e non sceneggiato da Lanthimos, racconta la storia – in una Londra vittoriana alternativa – di una donna suicida che viene riportata in vita da uno scienziato visionario che impianta nel suo cranio il cervello del bambino che aveva in grembo. Da lì seguiremo la sua vicenda alla scoperta del mondo col cervello in formazione in un corpo da donna.

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Il film è un tripudio di spunti. Dopo La Favorita Lanthimos raggiunge vette stilistiche ancora più vertiginose, abbandonando l’asetticità glaciale dei suoi film precedenti. I barocchismi strabordano, per un mondo sfavillante che è alla completa mercè del cervello bulimico della protagonista, Bella Baxter. Un film che riflette sul mito prometeico rivoltato al femminile: la rivendicazione del proprio corpo contro il volere delle figure maschili che tentano di esserle padroni (qui la recensione).

Yorgos Lanthimos-2

2. The Lobster (2015)

Il primo film in lingua inglese di Yorgos Lanthimos, con un cast di attori che va da Colin Farrell a Rachel Weisz, passando per una giovane Lea Seydoux e per Olivia Colman. Il lascito greco è rappresentato, invece, da Angeliki Papoulia, già protagonista di Alps e Dogtooth. La vicenda è ambientata in un futuro distopico dove è vietato essere single. Per le persone sole sono stati costruiti degli hotel appositi dove passare quarantacinque giorni per cercare di innamorarsi. In caso di fallimento, si verrà trasformati in animali. Il protagonista, David (Colin Farrell), al momento del check in, sceglie l’aragosta (da cui il titolo del film) come animale in cui essere, eventualmente, trasformato.

Pur essendo il primo film “internazionale” di Lanthimos, il regista continua a indugiare su trame grottesche e scene disturbanti. Premio della Giuria a Cannes 2015, The Lobster è, come sempre, un ritratto nichilista dell’intera umanità. Da un lato c’è la “catena di montaggio” delle coppie, dove occorre anche fingere pur di trovare un partner. Dall’altro c’è invece la resistenza (che apparirà più avanti nel film), dove vige invece la regola del non accoppiarsi per nessun motivo al mondo. In mezzo, il nulla. Il vuoto, un deserto desolante dove chi, come David, si sente fuori posto, è costretto in un limbo eterno di indecisione (qui la recensione).

1. Dogtooth (2009)

Un cinema asciutto, un’estetica quasi nord-europea. Una claustrofobia asfissiante attanaglia i protagonisti e lo spettatore. Il racconto di Dogtooth è un racconto di segregazione: un padre e una madre decidono di crescere i loro figli senza permettere loro di interagire col mondo esterno, dipingendolo come qualcosa di totalmente ostile. Cambieranno addirittura il significato di alcune parole ritenute pericolose. La macchina da presa indagherà un lasso di tempo in cui, a causa di alcune vicissitudini, i figli entreranno in contatto con elementi esterni, comportandosi di conseguenza.

Dogtooth è un film disturbante, a tratti respingente. Forse l’apice della poetica di Yorgos Lanthimos. È difficile individuare un singolo tema di cui parla la pellicola, ma forse ciò che aleggia su ogni frame è l’onnipervasività del potere. Il regista greco utilizza un’estetica asettica per mettere in scena le atrocità della violenza, del rapporto incestuoso e della repressione. Vedere Dogtooth sembra quasi vedere Haneke traslato nel mediterraneo: la freddezza delle catene del potere che non permettono a chi è soggiogato di ribellarsi. Il vedere gli sarà proibito, così come gli sarà proibito il corretto uso del linguaggio. Un film devastante, da recuperare a tutti i costi (qui la recensione).

Alessandro Bombace
Alessandro Bombace
Appassionato di cinema e filosofia da sempre, quando scrivo guardo ad entrambi per portare analisi il più profonde e originali possibili. Il giochino dei 4 film preferiti? 2001, Persona, Wall-E e Lilo & Stitch

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